> il mondo perfetto: settembre 2014

30 set 2014

Intermezzo: Cambio Cover

Innanzitutto le copertine precedenti,sublimi dal punto di vista visivo ed emozionale,non rendevano invece l'idea dell'ironia relativa al nome del blog;quella nuova si.
Per il resto la header o cover per me non ha valore solo nominale ma concentra in sè il biglietto da visita di tutto quello che voglio dire tra

28 set 2014

Cattivi esempi

Siamo di fronte
all'epoca dell'umanità
con i migliori
cattivi esempi

Girellando intorno alla parola cunt

Non lo fare !
Quando la ragazzina si volta-avrà quindici o sedici anni- ha le forbici a due passi dalla frangetta.Uccidere Louise Brooks.Vietato per sempre.

Mi dice la mia collega di questo liceo,non migliore e non peggiore di tanti licei americani,che bisognerebbe mettere il metal detector.

27 set 2014

Il negro

2 febbraio 1991

Hanno tagliato la gola a un negro,vicino casa mia.La gente si è dovuta riversare per forza sulla strada,anche se erano passate da poco le nove e davano la puntata di Twin Peaks.Dicono che aveva rubato in un negozio di liquori,altri che è stato solo vittima di un equivoco,altri che era andato a reclamare la sua paga per il servizio come Babbo Natale,altri che abbia violentato un'insegnante,altri

25 set 2014

Preliminare secco

Grasso.Grasso che cola sulle guance e sugli occhi.La forma del sudore.Perfino quel nome,Lee,troppo esile per sembrarci vero.Continua a raccontarmela con molte pause e ride.
E' mia madre,deve esserlo per forza.Non ne ho altre.Perfino in Canada.Non siamo ancora riuscite a trovare una tariffa telefonica adeguata.

17 set 2014

Queste facce da week end

Percorrono la strada
E posso quasi vederli a riflettere
Con la testa china
Sembrano cani
Invece sono operai
Adesso andranno
A guardare la televisione
Che gli insegnerà
Cosa acquistare
Se fosse rinato
Sarebbe stato crocifisso
Tra un consumatore ed un sondaggista
Rimangono là
A guardarsi negli occhi
A guardare le loro carte di credito
A pensare a cose piccole
E impalpabili
A scegliere
La non informazione come regola
Percorrono la strada
Come gatti fuggiti ad una morte sicura
Ripresi per caso dalle onde
E ributtati in mezzo al lampo
Come ciechi cercano di arraffare
Lampi di illusioni
E le loro pallottole amiche
Sono le casalinghe
Che spiegano la nuova moda
E i diritti sacri dell’emulazione
E se fosse risorto
Sarebbe fuggito via
Da questi primi piani americani
Senza cuore.

Atto di dolore

Solo una preghiera
Una preghiera storta
Efatta così
Si muove docile
Ascolta le buone nuove
E dice al vento
Dice sempre al vento
Di stare zitto
Perché sta recitando un atto di dolore
Solo una preghiera
Oltre le rotaie del tram
La chitarra non serve
Un tempo aveva in cameretta
Un poster di lilli carati
Ora deve per forza
Aver riverniciato la stanza
Ascolta i commenti del mondo al mondo
E dice al vento
Dice sempre al vento
Di non darle troppo peso
Perché sta sorridendo,
O è un atto di dolore?

Lettera autocensurata di un operaio

Ehi, cazzo, sono stanco di pagare io
Per il fatto che i (autocensura) fanno
Soltanto delle macchine di merda;
D’altronde se avessero fatto bene il loro lavoro
Adesso non staremmo a questo punto
E per quanto mi riguarda la mia l’ho venduta
Adesso prendo solo i mezzi pubblici
Ma questo non mi impedisce di vedere ugualmente
Macchine su macchine
Che corrono nel sole
E così le mie peregrinazioni cittadine
Avvengono
Su strade pervase e ricattate da orde
Di (autocensura) merdosissime, ma forse questo l’ho già detto
Sta di fatto che mi piacerebbe,en passant,
Trovarmi in un supermercato
E vedere gli occhiali di (autocensura)
Oppure quelli di (ibidem)
E schiacciarli con voracità golosa;
Voi, cari padroni della mia vita,
Non immaginate quanto bene possano funzionare
Anche delle scarpe vecchie e lacere, certe volte
Ma in fondo mi dico che
Questa non è gente da supermercato
E forse nemmeno da (autocensura)
Hanno consumato le (autocensura)
Mentre io sto scrivendo una lettera
Che non appartiene né al passato
Ma nemmeno al futuro
E la firmo con i ricordi di quando
Le farfalle facevano le farfalle
E (autocensura) stavano a testa china
E non si avventuravano
In dissertazioni di letteratura economica.
Qui fermo-pronto a timbrare il mio biglietto minuscolo-
Sogno l’utopia di opere d’arte e velocità.
Verde verde verde
Mentre faccio finta di non vedere la (autocensura)
E la mia coda dell’occhio la disprezza per sempre
Mi guardo attorno, sedili vuote e facce stanche
La mia speranza irrisolta:
Quella non è gente da metropolitane:
Certo se credessi-alla mia età poi!-
Ancora in babbo natale
O in un dio dell’urbanistica
Allora avrei la forza di sognarmi
Una linea di treno sotterranei
Che sale in superficie
E le nere macchine di (autocensura) fascisti
Sprofondare nel buio di queste rotaie
Scarrozzando topi avvezzi alla bruttezza delle cose,
Ma con incoscienza loro,oh, si, con profonda incoscienza
In tutte le notti in cui certe missive diventano
Mangime degli inferni.
Cari padroni della mia vita:
Adesso so che la vostra realtà
È un incubo malriuscito,
Di quelli da cui ci si sveglia solo in orizzontale
E Fuoco e fumo, e parole di comprensione che
(autocensura)
Preferirei un pasto caldo e qualche garanzia in più
Io
Il complice
Che ha prodotto cotanto aspartame
La vittima irrisolta
Di questo gioco di carte da bari
Scortesi saluti
E la mia malafede di visionario.
Credo sia dura essere operai ed utopisti, contemporaneamente
(Ma quest’ultima vorrebbe solo essere una nota dell’autore)
Gli eccetera che voi ben sapete
E io sono stanco di dirvi
La vostra economia (autocensura)
Che lascia nulla sotto le spalle
E visi da pesce per gli inferni

Hai già capito che

Hai la consapevolezza
Che tutto questo gioco
Prima o poi dovrà finire
Ti devi svegliare
Apposta in tempo
Per deriderti e smettere di guardarti
Il calendario dice
Che è troppo tardi
Per ridere o studiare
Impettita e tranquilla
Stai procedendo per le strade
Che ti accompagneranno;
Tra luci di natale
Che ti seguiranno
Fino alla fine della primavera
Stai lasciando orme sulle rotaie del tram
Il tuo fegato da brutti segnali
Gli esempi da prendere
Hanno un volto performante
E stonano le canzoni
Sugli amori crocefissi
Ai provini spazzatura
Fai per seguirle
Ma è solo un vecchio pifferaio magico
Quello che ti porterà
Nella parte meno rassicurante
Di coney island o
Tra le vie ultraperiferiche della milano bene
Tra la mancanza d’ambizione
E i sogni che scacci con gesti precisi
Della mano
Sono solo le vecchie puttane
Che impiegano la fine delle loro storie
Tra cartoni di vino e urla
Che concepiscono il tuo risveglio
Programmato

Le persone sensibili

Le persone sensibili
Sono quelle che ricordano di più

Passeggiando tra le barricate

Hanno squartato i gesuiti
Preso in prestito le idee peggiori
Creduto che un falò bastasse
Le vecchie signore renitenti
Passeggiano con l’aria di aver capito
Tutto
Un’ associazione di idee
In fondo non è altro che la vita
Un’associazione di idee non troppo illuminate
Che il monologhista venga censurato,
Anche se è solo una simpatica ragazza ebrea
Passeggiano con l’aria di voler impalare la sfera sinistra
Della tua testa
Il gesuita sfortunato
Sta ridendo e aspetta che venga il suo turno
Hanno creduto che bastasse un falò
Hanno dimenticato che bastasse un falò
Mentre i soli si confondono
E le messe vengono tele filmate
Tra chili di spazzatura

Pregando per una 38

Nella tavola calda
Assapori pizza al taglio
Per poi pentirtene
Neanche troppo distante
Da quella tipa che non fa una grinza
Hai studiato le pubblicità
Per poi comperarti i vestiti
Taglia 38
E se non sai pregare
Forse piangi
Non voglio diventare
Una commessa che alla fine sposerà
L’uomo che si è comperato la cravatta sbagliata
Non riesci a trovare le parole
Dietro quella vetrina
Pezzi di conato sparsi
Questi cessi di esercizi pubblici
Non sanno dov’è di casa la pulizia
Ricordarsi che il conto è stato prosciugato
Ricordarsi,per poi rimuoverle,le cattive abitudini
Da certi libri non impari niente
Anche se loquacemente ti ostini a chiamarli book
Ma tutto questo sembra lontano
Per ora ne addenti un trancio col salmone
E sembri felice
Nell’ora in cui le commesse sembrano felici
Di chiuderla
E le cravatte dismesse rimangono sudate a guardarsi
Il bagno ha la tazza rosa e le piastrelle nere
Ma tu ancora non vuoi saperlo.
Le costole d’agnello si fanno pagare bene

Ermeneutica interessata

Dicono
Che a nessuno interessi
Che la ragazza vestita di giallo
Scriva le poesie
Dicono
Che a nessuno interessi
Che la ragazza vestita di giallo
Legga romanzi minimalisti
Le sue tentazioni
I suoi giorni
Sono racchiuse
In un pensiero
Un momento fragile
Qualcosa da dire
O soltanto da aspettare
Un cartellino da timbrare
Un uomo strano da sposare
Un altro pensiero
Anche se agli uomini
Non interessa poi molto
Tutto questo rimare o non rimare
Ma la loro ipocrisia
La costringe a fare domande,
Nel migliore dei casi,
A fare asserzioni presuntuose,
Nel peggiore.
Ma questa poesia voglio concluderla
Con lei che gioca a dama
Con la sua vecchissima nonna materna
E le porta dolcemente gli occhiali
Che ha dimenticato sulla credenza

Tutte le strade

Rispondo
Con la diffidenza
Alla diffidenza
La mia urgenza glabra di significati
Solo l’impulso di sapere
Con chi ho a che fare
Chi c’è nella stanza
E quanti lati avrà
Questa noiosa discussione
Per scendere le scale
Per fare in fretta
Perfino per correre senza pensiero
Tutto presuppone
Una spontaneità programmata
I cartelli neri delle strade segnate
Mi copro le mani
E sono già oltre
O resto indietro
Le voci di ieri
E le voci presenti

Futuri privati

E se cerco quell’albergo famoso
Ed inospitale
La pagina mi apre una pubblicità
Vacanze e spese, e ancora vacanze
Soggiorni da ultime tecnologie
Cosa abbiamo imparato, da tutto questo
Se cerco con gli occhi il cielo, il mio cielo
Hanno deciso di togliermelo
Modelli in cerca di scheletri
Occhi passivi e indifesi
A dirti che la bellezza vende ogni cosa
A dirti che il make up ti renderà più donna
Cosa abbiamo imparato, da tutto questo
Cosa insegneremo ai nostri domani
Ad aprire un’altra pagina e un altro applicativo
Le leggi della robotica da megastore
E se tu consumi
Devi per forza essere felice
E se prendi tutto
Devi per forza essere il migliore
Incontro ai giorni
Alle persone che si accoltellano
All’ombra di un ipermercato nato-morto
Per scontare i loro desideri
E per contarne di più
Ma niente altri figli unici
I nuovi fratelli plasmati
Dagli spot fatti di sesso
Insipienza e vanità
E i programmi fatti con il fondoschiena
In un giorno di sole
In un giorno di sole
Abbiamo preso tutto
(E ci serviva soltanto esserci)
O ci hanno privato di tutto quello che contava davvero?
Cosa abbiamo imparato, da tutto questo
Aziende coscienziose
Pubblicizzano la caffeina
Anche all’ora di pranzo
Per famiglie in tiro che devono
Essere l’esempio
A tutti sapere chi va calpestato
Con coscienziosa metodicità ’
Il titolo scritto in nero stinto
Di un’unica reclame globalizzata
Mimetizzata da miliardi di caroselli
Di grandi multinazionali acefale;
La ragazza dalla maglia rossa di cotone
Non ha capi firmati
E non sa vedersi
Tra i singhiozzi della falsa società
Legge un libro tra i banchi della statale:
Ma forse è solo un ricordo del ’98 o giù di lì

Dall'altra parte delle rotaie (11.11.11)

Senza treni
E senza tramvai
Ad oscurare il sole
Senza pause
E senza rotaie
La ragazza sa
Le leggi della discesa
Chiusa
Verso destini eleganti
O illusioni perpetue
Nelle stazioni
Crocefisse dai trolley
Dall’altra parte delle rotaie
I piccioni giocano
A rubare il pane alle formiche

Natali consumati

Pezzi di ferro
E quintali di latta
Vetro all’ossido di piombo
Escono affrettati da supermercati e centri commerciali
È natale
Foglie invecchiate
Si rovinano tra gli alberi
Fogli di lettere e vecchie mail stampate
Per gli auguri
È natale
La gente è più buona
O lo è sempre stata
L’esempio del vangelo
Sembra andato perso
Come fiocco di neve vagante
Come clochard vestito di grigio
Il grigio dell’asfalto
Lavoro da far tremare i polsi
E spezzare gli avambracci:
Separare la festività del natale
Dalla festa del consumo;
A volte mi chiedo,
Senza voler fare demagogia,
Come lo festeggiano negli sperduti paesi africani
Dove i fiumi si sono prosciugati
E il regalo essenziale è la pioggia
Nascosta da tempo
Tra i segreti del cielo

Alla fine

Alla fine della notte
Il meglio che tu sai
Incasella il momento
Ascolta l’usignolo
Guarda senza distogliere lo sguardo
La brina che si perde sulle piante
Anche un petalo
Anche un petalo soltanto
Certifica la sua alba golosa
Immune al vento
Alla fine della notte
Perché i miei occhi
Non avranno fine
Ma solo nuovi colori
Ora che il buio si spacca, è giallo
Prendendo soltanto la fine di tutte le storie
Guardare il cielo
Dal buco
Posto dentro alle rose

Schizzi di sangue

Schizzi di sangue
Dalla tv
Pezzi di idee
Maciullati dalla demagogia
Il circo ha i suoi elfi parlanti
Non ci sono più domatori
Tutti i sopravvissuti
Si lamentano di non saper ballare
Quattro temporali e un mazzo di carte
L’accolita dei clown
Schizzi di sangue
Quando una cravatta nuova
Non spiega nulla di più
Parole impeccabili
E vuoti profeti
Deserti di pietre bianche
Eroi sfioriti da pugnali
Appoggiati con le mani
A lapidi scintillanti
Intenzioni
Visi scrutati
Cataratte coperte dalla pioggia
Schizzi di sangue
Mosche gentili
Coagulano le vite altrui
Tra spot di merendine
E genuflessioni spontanee
Anche biancaneve
Ha un posto giusto
Giusto il tempo
Di fuggire l’apocalisse e la noia

Mattino bianco slavato

Lugubri città
Sepolte dal tempo che fu
E invece è l’uomo
E invece è l’uomo
Non ha saputo sorvegliare
Le sue albe perfette
Le ha corrotte
Con colori di tenebra

Il cielo che passa

A volte
L’unica cosa essenziale
Mi sembra
La decifrazione
Delle nuvole,la loro forma;
Significati inconsci
Dentro pezzi di cielo
Movimenti netti e al rallentatore
Di forme bianche senza identità precisa:
Gesti ventosi
Da fotografare
Con un battito d’occhi

Descrizione di una foglia

Ho ancora
Una foglia in tasca
Per ricordarmi di essere un poeta
Ho ancora
Una foglia in tasca
Per non scordare
Questo cielo color aceto
Una foglia strappata al vento
Una foglia dimenticata in una pagina

Due tracce

Innamorati degli atti
Non delle presenze,mi dicevo:
forse è per questo
che alcuni uomini
stanno con donne brutte
Rimproveri
Immagini
E sogni color seppia
Pezzi cromati d’asfalto
E i viavai,e i viavai
E poi ancora,per molte volte
Erano loro a fare i miei pensieri
Ma non so se facevano
Di me un pensatore

Eppure il cane

Essere ottimisti è un dovere
Ma illudersi è da sciocchi
Eppure il cane conserva
Tutto il suo ottimismo
Con un’ingenuità
Fatta solo di sopravvivenza
Se fosse un uomo
Sarebbe un disperato
Invece
E’ solo
Corre
Quattro zampe
E nessuna illusione pervenuta
Nella città
Che è un posto come tanti
Per dormire nudi

Il sindacalista

Era chiaro che al sindacalista
Non gliene fotteva nulla della mia problematica
Voleva solo guadagnar tempo
E mettere in cassa un’altra iscrizione
Faceva la voce grossa
Ma per me non fece un beneamato
Il sindacalista era un maestro nel creare casini
E d’altronde ***** era già specialista
Nel bloccarmi nei venerdì e nei sabati pomeriggio
Lui
Chi per lui
Io per conto mio
Solo ma senza false difese
Né sozzi avvocati d’ufficio
Adesso con quei dieci euro e rotti
Ci bevo una minerale non gassata
Guardando il viavai per le vie del centro
E il sole si fa spietato
E i volti si dimenticano
Con facilità

Ambulante

Io vendo la politica
Io vendo le mosche
Io vendo gocce di fango
E se stai bene attento
O anche quando sei distratto
Certe immagini
Certe parole
Io vendo il sangue
E i suoi derivati
Io vendo l’intervista all’assassino
Ho saputo che sono anni
Sporchi e cattivi
E il mercato mi sorregge
Finchè lo tengo a bada
Perciò
Io vendo i volti scuri
E vendo i volti sorridenti
Pulisco e zummo
Sull’emoglobina
Che ti ritrovi sul parquet
Non sono un tipo da settimana enigmistica
E ti indurrò presto
A bruciare i tuoi libri
Di narrativa post moderna
Perché io sono così tenacemente
Legato al passato
Che non mi curo per niente
Di mentire sul futuro
Lo invento
In prima o seconda serata
Non importa
Io vendo la politica
Io ti costruisco uno show
Sul fango le mosche
Perfino demiurghi improbabili
Io li resuscito ogni sera
E se hai scelto di metterti sulla poltrona
E farti raccontare
Da che parte tira il vento
Non ti stupire poi
Che il tuo pigiama si sia macchiato
Di sangue e dicerie malevole