> il mondo perfetto: giugno 2014

28 giu 2014

Radio Patria

Per fare la vita meno amara
mi son comprato una bara
per non sentire più le voci
degli sciacalli attorno a Yara
per non vedere più
le nostre anime deserte
più deserte del Sahara
cara,
questa vita firmata Gucci e Zara
il giudice di gara lo riconosci
perchè è quello che bara
chi ti vuole insegnare e non impara
un altro secolo è andato; o era un anno?
festeggerò manco fosse capodanno
il giorno in cui oscureranno
chi l'ha visto, affari tuoi e io canto
cazzo,a un pretore del genere
lo dovrebbero fare minimo santo
ne vedremo delle belle
solo quando avremo le fotomodelle
ai servizi sociali nelle patrie celle
intanto,chissà dov'è la strada per le stelle
Dalla
parte giusta non ci sono mai stato
la maggioranza è così noiosa
(almeno quanto gli snob)
forse adesso ci si riposa
due o trecento anni
tipo giornata uggiosa
ti regalerò una rosa
piena di spine in campo lungo
ho inciampato in qualche fungo
dopo hanno detto che era velenoso
ho vomitato parole
come fossero l'eterno riposo
avevo la coscienza di un eterno sposo
però la vita ha chiesto gli alimenti
e mi ha portato a ritroso
con il mio paio di scarpe nuove
non ho viaggiato poi tanto
sempre un po' troppo stanco
come la partenza e l'inciampo
il grido dopo un altro lampo  
il maratoneta e il suo crampo
la sterpaglia ed un fiore di campo
ma non è niente,mamma,
sono io soltanto
e non sanguino neanche poi tanto
ecco l'albero durante il temporale
la fortuna di non esser provinciale-
questo è bene questo è male-
so soltanto che non devo mai dimenticare
le facce da memorizzare
nella lista personale
che sta griffata sul mio pitale
mai capite le storie sugli eterni peter pan
ma più cresco più non me la sento
di essere di questa nazione un fan
ormai faccio fatica a distinguere
tra una femminista e Aletta Ocean
tu chiamala,se vuoi,Patria
io continuerò a sudare
senza bisogno di un fisiatra
che mi rimetta in sesto
presto presto
perchè ogni testo
è solo un pretesto
non è un bel gesto
serve a dire sono vivo e desto
ma a volte lasciami qua,mesto
lascia perdere il sottotesto 
ogni periodo lo prendo e lo pesto
lo azzanno come fosse
un rigatone al pesto
per poi vomitarti quello e questo
senza aspettare che mi si chieda il resto
senza che piova dal cielo un cesto
di frasi da incorniciare tipo best of
off... annaspo sbanfo
e,ci credi? non ho nemmeno un rimpianto
il mio sguardo è caustico come un tempo
come il vincitore della guerra lampo
niente impegno,al massimo uno shampoo
conservo da qualche parte nel cuore
la mia riserva d'amianto
e se avvampo,avvampo
ma solo per il disincanto.

26 giu 2014

La ribellione originale di Carmen Maura

Ci sta questa vergine trentacinquenne che ci dice subito quanto poco la realtà interessi al nostro caro Pedro Almodovar.Ha la faccia,più che di una mancata deflorazione,insolente di Carmen Maura,attrice tra le più grandi in assoluto,musa degli '80,fin da questo film seminale,con cui Almodovar ci porge il suo,rutilante,biglietto da visita.Pepi,Luci,Bom e le altre ragazze del mucchio fin dal titolo sa di ribellione,anarchia,casino e nei 90 minuti rispetta le premesse,con scene e dialoghi che fino a quel momento non avevamo visto.I palazzoni sporchi di Madrid fanno da cornice a questo affresco indiavolato del post franchismo (è del 1978 la Costituzione democratica,due anni prima di questo franco lungometraggio).Pepi si vendica del suo stupratore-un poliziotto- coinvolgendo la di lui consorte in un affrancamento che non finirà come dovrebbe (o,forse,che è solo più somigliante alla Vita che al Cinema).La cifra stilistica del tutto è tutta-oltre che nella performance indimenticabile della protagonista- nel rockettare sbilenco e sfacciato di Bom (la cantante Alaska).Senza dimenticare,per la prima volta,gli spot oscenamente assurdi,e quindi profetici,inseriti nel plot non arbitrariamente(come per esempio avverrà in Lègami). Anche in opere meno disadorne sarà difficile trovare una sintesi almodovariana così impeccabile,nel suo deflagrare.C'è odore di Bunuel ma anche-molto alla lontana- di quella tendenza del maestro al melodrammare,e  che si compirà a partire dagli anni '90,fino all'apoteosi interplanetaria di Todo sobre mi madre.Ma le gemme di questo grande sono in questi primi 8-10 film,i più sfaccettate e sfacciati,in cui la disperazione dei protagonisti ancora non aveva preso il sopravvento sul grottesco,che qui la fa da padrone.
Non molto diversa la storia in Che ho fatto io per meritare questo, dove il ritratto sociologico di quella che oggi chiameremmo una casalinga disperata sembra a tratti prendere il tempo sulla commedia (dell'assurdo).Rispetto all'opera d'esordio qui,praticamente per l'unica volta,Carmen Maura è protagonista assoluta e lancia ad ogni sguardo lezioni di recitazione,fin da quel suo primo piano nelle docce,che apre di fatto questo cult femminile ma che,paradigma almodovariano,non si perita di prendere per culo le femministe.La madre di una famiglia come tante, a guardare da lontano-ma anche non codificabile (uno dei figli si prostituisce,l'altro spaccia,la Maura che ha come confidente l'amante del figlio etc etc) ci porta in giro per questa Spagna per nulla irregimentata.D'altronde le opere di questo genio-classico- in quel decennio sfavillante in cui il cinema europeo insegnava ancora qualcosa a tutti,distinguendosi per originalità-sono storie ben congegnate che non assegnano però nulla allo spettacolo tout court.E si capisce: quando si hanno attori-e soprattutto attrici-così eccelse,non si ha bisogno di effetti speciali o colpi di scena.Si cala il realismo dei gesti,delle inquadrature-però mai banalotte- in situazioni beckettiane.Si parla di tutto,si vede di tutto e non c'è mai ombra di volgarità o violenza gratuita.Il resto lo fa Madrid,ancora una volta.I suoi interni sono un inferno da cui è lecito scappare,o almeno provarci.O almeno sognarlo.Alla peggio,farci un quadro clinico acceso di colori e trovate, in cui tutte le donne vessate possano rispecchiarsi.E con nessun timore,perchè questi capolavori sono invecchiati bene.E senza fard.Il panorama di puttane,travestiti,tutori dell'ordine e borghesi di varia natura che entra nel film a piedi pari ha un'umanita balzachiana,dove l'idea di normale e anormale è murata nel caos migliore possibile:quello delle immagini.

Su Almodovar qui c'è un altra recensione

Pepi,Luci,Bom e le altre ragazze del mucchio (scena 1)

Pepi,Luci,Bom e le altre ragazze del mucchio (scena 2)

25 giu 2014

P.P.P *

Così me ne sto quaggiù
a pensare
alle poesie per l'estate
a chi mandare o non mandare
affanculo
tutti e nessuno
che tanto è tutto uguale
distante
non posso dirmi infelice
o forse
è un lusso
ma sono troppo orgoglioso
da fargli credito
sabbia per le mani
smartphone tra le dita
e le maledette fiorite
sulla testa
mica so
se è soltanto un sogno
un lungo e goloso
sogno glabro
che qualcuno
sta scrivendo per me
è la mareggiata
è l'uomo cinico
invecchiato male fuori
bene dentro
perchè non ha fatto nulla
per comprare niente
solo un lungo sogno
che qualcuno sta scrivendo per me
è il nome di lei
così antico e fine
il ricordo del glicine e dell'autunno
e che poi
resti posto
tra i rifiuti e il mercato romantico
per delle poesiole
è qualcosa da dimenticare
senza mai disfarsene
come un battito di ciglia
ingocciolato dal crepuscolo.

* poesia provvisoria per l'estate

22 giu 2014

Troppo giovane per non essere Almodovar

Colpevolmente noto che nella mia breve storia del Cinema non ho dato spazio al genio de La Mancia. Come,a volte,le cose più vicine ci sfuggono,così gli artisti prediletti-nel senso dei 5 o 6 in assoluto- vengono esautorati,in una posizione che non gli spetta o dimenticati.Quello per cui questo avviene dipende da vari motivi; il più plausibile,almeno per me, è l'assuefazione almodovariana.Visto in vhs,e tv,il regista di Pepi,Luci,Bom e le altre ragazze del mucchio,era(è) qualcosa che rimane stabile nei miti ma-un po' come i film di Totò o,per alcuni, le vecchie comiche del muto-si mandano a memoria,e non si considerano più,quasi più.Il giorno del riscatto è arrivato:dare a Pedro ciò che gli spetta,quello di anticipatore della normalizzazione della trasgressione,e la sua decontestualizzazione:la stabilizzazione dell'eccezionale,ben prima di Scorsese (Quei bravi ragazzi) e dei tarantiniani.Il mondo si è fatto come lo vediamo crudo,cattivo,insolente,e tutto può,e deve,accadere,per forza di cose. Almodovar su questo prova a sorridere: solo,gradualmente,nei primi anni novanta,inizierà a piangerci su,fino all'ecatombe spaurita (brutta cosa quando i maestri rifanno il verso ai loro esordi,imitazioni stanche e grevi,senza la leggerezza di un trentenne) de Gli amanti passeggeri.Prenderò quattro film della decade d'oro,dividendoli in due tronconi: il film d'esordio di cui sopra-con quel suo titolo quasi wertmulleriano- e Che ho fatto io per meritare questo, dittico in cui Carmen Maura da perfezione,smalto,classe e tanto altro a una sorta di ritratto sociologico e l'altro binomio goloso,più dissacrante,apogeo di un grottesco definitivo:Donne sull'orlo di una crisi di nervi e Lègami.Poi ci si riveglierà,come vedremo,un po' imbolsiti,parecchio melodrammatici,nei pallidi (o pallosi?) anni '90 che,anche se facciamo finta di non verderlo(i),continuano ancora,come fotocopie ingiallite.La Spagna della Movida ci ha lasciato il miglior regista europeo post fassbinderiano,sempre troppo giovane per sbiadire.Irregolare,classico,unico.Le luci stroboscopiche,la rielaborazione cromatica, la futilità delle mode,al posto dei mulini a vento.Un tritarifiuti perfettamente a suo agio nel maciullare certezze esistenziali e,quindi,cinematrografiche.

Filmografia Almodovar

16 giu 2014

Radio Patria (intro)

Qualcuno ti ama
ne puoi stare certo
soltanto che è morto,soltanto che è morto
topi scannati sulla ferrovia
poi andranno via,poi andranno via
come il vomito
come le macchie di sangue
come i trolley dalle stazioni
Radio Patria vi dice in tutte le occasioni
che il mondo è fatto di buoni
ma è gestito da distratti
dato in appalto ai bulimici
agli isterici.
Restate fermi come le catacombe
come chi guarda le onde
le cose già viste
le riviste
dimenticate sui treni
ti voglio dire
di non dare troppo peso
alle parole
di non aspettare e di non farsi aspettare
dimenticare
quelli che hanno sbagliato
il colore del cellulare
lasciare qualcosa del saldo
agli affogati
ai dispersi
sulle spiagge sulle spiagge
dove ci strozza tersi
tra il riso ed il pianto
dove i treni
non fanno ritardo
o non lo danno a vedere.

7 giu 2014

I classici vincono (quasi) sempre

Grand Budapest Hotel non è il capolavoro vaticinato da alcuni.E' un film antirealistico e senza tempo,che potrebbe essere stato girato benissimo dieci o cent'anni fa: Chaplin,Sellers e l'espressionismo tedesco lo guidano,senza sbavature.Il cast stellare fa di questa commediola una serie di performances più o meno avviluppate,dietro una storia di testamento ed omicidio,arroccata tra gli anni trenta e quaranta,con incursioni a tempi più recenti.E' un accrocco decadente,senza volgarità nè superomismi.Ma quello che può sembrare un profilo degno,gli si ritorce contro,immagine dopo immagine.La parte centrale sconta un po' di noia,vagolando tra prigioni e ghiacciai,rispetto ai primi tre quarti d'ora,chiusi in interni sontuosi e accademici.Certo,chi ancora (ancora?!) si attende lo sperimentalismo e la ricerca,da registi tutto sommato originali (ricordate I Tennenbaum,no?) rimane solo di fronte a una commedia(o commediola) parecchio stilosa,che fa rivivere in alcuni passi tutti i pregi e i difetti dei Coen.Difficile dire-e capire nel profondo-se opere come queste facciano bene al Cinema o lo facciano solo strisciare nella sua ridondanza ed autoreferenzialità,per quanto glam.Si,sembra proprio che lo stile e i modi raffinati,il senso per l'estetica ed il gusto,abbiano preso la mano a Wes Anderson,in un'esercizio narisistico fine a sè stesso,dentro un gioco di sceneggiatura visto e rivisto altrove.Qualcuno dica al cineasta che quest'arte è cambiata un bel po',negli ultimi cento anni.Tanto valeva girarlo tutto in b/n.
Sono queste le classiche due orette in cui si ride,nel buio della sala o chissàdove,e poi si dimentica,forse per sempre.Film del tipo oh quanto ci si diverte, si tramutano,di solito, in masterpiece solo a patto che (ci) dicano qualcosa di nuovo.E non riducendo un po' tutto all'ovvio.Come le consegne di un qualsiasi concierge.

Grand Budapest Hotel (trailer)

3 giu 2014

Ribelle

Non aveva mai contato un cazzo.Non aveva moglie nè amici veri e propri.Così,quando lo misero dentro per un assegno scoperto,nessuno lo rimpianse.Brutta storia la prigione di ***** dove passava intere giornate a mugolare,tanto che presto cominciarono a chiamarlo Mr Sniff.In quei patetici e disperati soliloqui i compagni di cella distinguevano solo un nome,ripetuto,insieme a un coacervo di vocali:ah,Niki,Niki-diceva,piangendo.
Era stato fortunato che l'avevano messo con due tipi tranquilli,nonostante i loro reati: Gordon W. aveva ammazzato il fratello per una questione di eredità,e ancora si domandava come il magistrato avesse potuto liquidarli come futili motivi.Era un omaccione di poco più di cinquant'anni e tra quattro sarebbe uscito,completando il ventennio in gattabuia.Poi c'èra Sigfrid,che tutti chiamavano Sigmund o lo psicanalista,che aveva accoltellato un suo cliente verboso: isteria aveva detto la pubblica accusa; ma conoscendo il caratteraccio di Sigmund,la giuria non se l'era bevuta e gli aveva dato otto anni; il coglionazzo infatti si era salvato e adesso mangiava noccioline o chissàche in qualche posto del Tennessee o della Florida,meglio.Sigmund in realtà era medico condotto ma qualcuno aveva deciso di chiamarlo strizzacervelli,e il nomignolo era rimasto là,come intonaco sui muri.
Jack Taylor-questo il nome del nostro antieroe-dormiva o piangeva,tutto il tempo,in branda o nel cesso, e solo nell'oria d'aria (che in realtà erano due) entrava in una specie di catalessi,ma c'è chi giura di averlo visto bofonchiare sempre quel nome Niki.Molti pensavano che fosse sua moglie.
Era invece sua figlia.L'aveva avuta da una camionista,quando vendeva bibite a sud di Boston,una ventina d'anni prima.Diceva sempre che Niki non l'avrebbe più voluto rivedere.La realtà,invece,è che gli scriveva belle lettere d'amore,come quelle che una figlia affettuosa può scrivere ad una padre sfortunato.La madre (la stronza infame!,qualcuno giurò di sentirlo invocare,raramente) gliel'aveva giusto lasciata che poteva avere tredici o quattordici anni.E due mesi dopo l'avevano arrestato per quella storia dei merdosi assegni.Il fatto che il giudice,una donna,non l'aveva presa bene.
Cos'ha da dire a sua discolpa?
(Che cazzo di mondo..le vittime e i carnefici..e ora come spiegarlo a 'sta stronza?)
La stiamo aspettando,signor Taylor.
Il fatto è che mi hanno imbrogliato.
Chi l'ha imbrogliata?
Quella cazzo di donna che è poi la madre di Niki,e poi la tizia che mi ha messo in mezzo per la storia degli assegni..una di Buffalo,dice che faceva la majorette e...ah,poi c'è pure la poliziotta che mi ha arrestato e..
Jack Taylor riprese a frignare come un maiale sotto trattamento dietetico.
E poi,c'è dell'altro? disse sarcastico il giudice
Ecco,vostro onore,pensavo di aver toccato il fondo..finchè non ho conosciuto i tizi di questo tribunale e lei,puttana miseria!
Pre-e-go?
Lui aveva quasi ripetuto.
L'avvocato d'ufficio lo aveva contenuto,e per un pelo aveva evitato l'incriminazione per oltraggio.Senonchè il giudice gli aveva dato cinque anni,rigettando tutte le attenuanti,e non contando la sua fedina penale pulita.
Così ora passava il tempo a frignare come un pivello,e a dirsi quanto era stato allocco.
Una sera c'era maretta.Faceva caldo.Troppo.E quel menu non era certo nouvelle cousine o prelibatezze di ristorante italiano a Manhattan.Ma Taylor era troppo assorto nel suo lamentio.Troppo davvero.Vide solo,quando glielo posarono sul tavolo della mensa,le sue grandi lacrime: ripensava a Niki che non l'avrebbe voluto più vedere (di questo si era autoconvinto,nonostante le lettere affettuose che riceveva ogni settimana).Stava pensando alla figlia e buttò,di scatto,la brodaglia infame giù dal tavolo.Gordon W. faceva lo stesso (cazzo,c'era da capirlo,quel minestrone era tipo il piatto preferito di suo fratello).Ben presto ne nacque una parapiglia.I più impudenti presero in ostaggio alcuni poliziotti.Non ci furono morti o feriti gravi.La cosa andò avanti per quasi una settimana.Anche il VicePresidente e il Guardasigilli fecero un appello.I telegiornali cominciarono a mandare la foto di Jack Taylor come il ribelle,leader carismatico della rivolta.Un rapper di Sacramento lo citò in un'intervista.La sera,settimane dopo,i compagni gli chiedevano che si provava ad essere un ribelle.Rebel,ormai lo chiamavano tutti.Consideravano come una leggenda o una recita il tipo che frignava,emettendo gorgoglii,e citando il nome di sua figlia.Anche il direttore del carcere non poteva credere che quell'ometto taciturno avesse fatto partire tutta quella bolgia.Ogni tanto lo chiamava in ufficio.Per interrogarlo.Di solito si limitava a chiedergli.
Buone nuove?
Eh..
A questo si limitava gran parte dei loro incontri.Solo che Jack doveva dare l'impressione di saperla lunga,perchè era una di quelle persone che di solito fanno quello che gli altri si aspettano da loro.Il direttore poteva avere la sua età e si vociferava che da giovane fosse stato,con pochissima fortuna,nel giro dei rodei.Non era l'unico a propinargli domande sotto vuoto.
E,allora,che si prova ad essere a rebel ?chiedeva Sigfrid lo piscanalista
Che mi sono giocato la libertà sulla parola per buona condotta,puttanissima miserrima! Ma tutti insistevano che alla fine Taylor si inventava delle storie lambiccate.Solo degli assegni scoperti non parlava mai.Smise anche di piangere.Negli ultimi mesi poi Niki aveva smesso di scrivere.Questo lo addolorava molto,ma era troppo oscuro per scervellarsi.
-Si,mi sono giocato la cazzutissima libertà..ecco..sulla parola-era in realtà la sua frase preferita.
E fu così: uscì cinque anni dopo.Era una giornata di sole ma pioveva pure.Venne a prenderlo un certo Just o qualcosa del genere.Era il fratello del direttore del carcere.Non sapeva come dirglielo.Venne fuori che quattro o cinque mesi prima,in estate,Niki aveva sposato il direttore.Ma questa era davvero un'altra storia.
Adesso è giusto che Jack Taylor si gusti la sua libertà,senza voltarsi indietro.