> il mondo perfetto: febbraio 2014

27 feb 2014

Recitare male,ma poi cosa ci importa ?

Non me la sento così a cuor leggero di liquidare "La carne " di Marco Ferreri come un film brutto o non riuscito.Per chi,come il sottoscritto,ama questo grande autore c'è tutto il suo cinema in questa commedia disperata dei primi '90. Un'altra volta, dentro le immagini c'è tutto l'occidente,con le sue paure e le sue fisse.E,all'interno di questo scandagli perpetuo,si getta lo zoom sulla coppia contemporanea e,non secondariamente,sui pettorali della sua protagonista,Francesca Dellera.Questa non sa recitare,non lo ha mai saputo (non ho però visto i suoi tv movie,chissà..)e,cosa ben più importante,in questa prova il Maestro non sembra averglielo insegnato.Probabilmente non gliene fregava niente,non più di quanto accadesse in altre occasioni.Dice Kundera che ogni romanziere scrive solo un romanzo,il primo,e i successivi sono solo variazioni dell'esordio.Ecco,"La carne" è una delle pagine di questo enorme moloch-per i contenuti poderosi e originali-della cinematografia ferreriana; magari quelle più sgualcite e discinte,una sorta di "Ultimo tango" scritto da un cine(amatore).L'urgenza di dedicare e deificare il corpo dell'attrice,da parte di Castellitto, al suo primo ruolo importante,è un'altra tacca che il detonatore-Ferreri mette sulla deflagrazione dell'uomo moderno (qui un trentacinquenne sotto esaurimento nervoso,separato,sicuramente innamorato,vittima del suo stesso clichè).Ricordo che il regista (il film fu presentato in concorso a Cannes nel 1991-l'anno in cui i pallosissimi Coen furono preferiti a "La doppia vita di Veronica";vabbè) si aspettava roventi polemiche per il finale cannibalico,cosa che,puntualmente,non avvenne.Oramai le provocazioni di questo tipo non incidono più su una società che si è assuefatta ad ogni lerciume,in cui il tizio schizzato di Milwaukee non è più un personaggio cinematografico ma reale.Resta così del film la non-performance della Dellera che accanto agli altri sembra capitata lì per caso,assicurando proprio per questo al suo ruolo oggettistico una valenza sublime.Insomma,quelle pagine sgualcite,di cui sopra, sono leggibili,scorrevoli,magari buone non per una tesi di linguaggio della celluloide ma certo come esempio di film che va un po' per conto suo,senza troppo dolersene,nè annoiarci.Quando "Dio" finisce in un freezer il regista inquadra-autocensorio-la sua immagine viva su un poster: il culto è terminato;aggiungendo un altro capitolo (praticamente l'ultimo) al libro della misoginia di M.F-ma è solo un'impressione errata,di chi lo ha letto,questo volume per immagini,in modo distratto e pregiudiziale.Senza cattiva poesia-ci insegnava Ferlinghetti-non potremmo distinguere quella autentica.La cattiva poesia,per immagini, è quella buonista e paludata che ci gira intorno,ora e più d'allora.Teniamoci perciò stretti film come "La carne",assurdi e sfuggenti,proprio come quelli di un corpo che finge di recitare,senza imbarazzi,la propria mollezza.

Francesca Dellera e Sergio Castellitto


La carne, streaming

Amori impraticabili,e quindi eterni

Un film che ha come leit motiv un microchip con viso di bambola capace, sotto stimolazione acustica,di dire "I love you",merita sicuramente una recensione.Marco Ferreri,l'anarchico,il nichilista,anticipa di quasi trent'anni lo Spike Jonze di "Her",e dissemina vite grottesche in questa trasferta americana.Cristopher Lambert,più assonnato,incerto ed iconico del solito,rende in modo puntuale l'uomo che non ha più comunicazione con l'universo femminile,se non ricorrendo alla tecnologia,e quindi alla falsità.Un po' Cronenberg,un bel po' Bertolucci-senza dimeticare il sordiano "Io e Caterina",di pochi anni precedente.Il regista-dissacratore rigira il letto di procuste dell'occidente:dove non si è liberi ma si è capaci di andare in treno dagli Usa al Giappone.La fotografia diventa pittura,come nei capolavori,e i dialoghi si fanno poesia,sospesi sempre tra Beckett e il cinema di serie C.Un'idea assurda (nell'86, più che oggi) sviluppata con credibilità-questo è in fondo sempre stato il cinema di Ferreri; dove-in questo film più che altrove-si plasma il feedback solo con l'ausilio animale o elettronico.C'è proprio l'impressione-se non la certezza-che Ferreri sia una sorta di Antonioni che ha deciso di premere il grilletto,e pure senza silenziatore.E forse il futuro sarà in grado di trovare queste risposte non semplici profezie ma veri e propri referti,e non liquidarle sotto il comdo alibi dell'oscenità o del cattivo gusto."I love you" è una dichiarazione d'amore,spontanea,disperata ed imbelle.Talmente godibile e sicura,da permettersi perfino un finale autoreferenziale in cui Lambert non riesce a salpare sul veliero per Haiti-al contrario del Piccoli di "Dillinger"-ma solo ad ingoiare acqua e sbanfare.Siamo solo capaci di distruggere e distruggerci,avverte Ferreri,infischiandosene,come al solito,di quello che si dice in giro,orbo luciferino nell'epoca delle cecità sentimentali,dove i nudi pittorici sembrano avere gli occhi chiusi,per non doverci vedere mentre ci giriamo dall'altra parte.Questo film è stato quasi dimenticato,rimosso,proprio come un angelo,immortale sorpreso a grufolare verità orrende.Sognatori,anarchici e cinefili hanno però il dovere,e soprattutto il piacere, di ricordarlo.

I love you

26 feb 2014

Un pugno nello stomaco può cambiare il volto

Il baluginio.Lo ricordò spesso come una specie di sogno.Vedeva,come una statua della libertà con luci gialle a dorarle ulteriormente la chioma,la ragazza.Sul cartello c'era una luce verde.Probabilmente tutti quei colori erano dovuti al sonno che poi lo prese,davvero.L'ultima cosa che ricordò era una serie di fischi così intensi da sfondargli le orecchie; il naso invece già non lo sentiva più.Rimaneva sullo sgabello,nel suo angolino,prima del maledetto terzo round.Si domandò (che strano pensiero per un pugile !) se la ragazza,in realtà,non stesse altro che recitando una parte,seppur con convinzione.L'arbitro gli venne incontro con un fare paterno,quasi pietoso.Disse che se non se la faceva ad alazarsi sarebbe finita là; forse è meglio,aggiunse.Perchè aveva lasciato la scuola ? Per farsi pistare, all'ombra dei suoi diciassette, da uno stronzo tatuato-quando ancora non andavano di moda- che sembrava avere ventisette anni invece che diciassette.E poi:una scena del genere doveva avvenire a Milano,a Roma tutt'al più,e non in quello sperduto-spietato,pensò poi paese.Si disse,ingenuo,che si alzava per sè stesso.Si disse che,male che fosse andata avrebbe chiesto il numero alla ragazza.Si rialzò.L'allenatore-praticamente una controfigura dell'arbitro,solo più disincantato-gli sfiorò una spalla.Per chi lo faceva? Quella era la domanda a cui avrebbe dovuto rispondere,anche negli anni successivi."Ti porto a Milano" gli dissero in palestra.Invece era restato un anno in quel buco.Era a quello che adesso pensava.Sapeva che era l'unico posto dove poteva andare.Ma ora,in piedi,cazzo!
L'avversario gli ghignava addosso con la risolutezza di un campione.Era,come lui,un peso medio ma sembrava un bestio informe e dinoccolato,un gigante che ha deciso di strapazzare lo scemo del villaggio ma,prima, divertircisi un po'.Fabrizio cadde al primo colpo serio che il gigante gli piazzò,un diretto proprio dietro l'orecchio sinistro,era mancino quella bestia.Voglio dormire un po',pensò.E fu così che cadde.Era la prima volta,nella sua breve carriera,che andava giù.Che si fa,adesso?L'ultimo pensiero fu un desiderio:avrebbe voluto uno specchio per guardarsi meglio le ferite, i tagli,le escoriazioni che gli tempestavano il volto."Datemi uno specchio" qualcuno disse poi di aver sentito,un attimo prima che cadesse."Non pensavo di averlo ammazzato" disse il gigante,come tra sè,mentre l'arbitro ne proclamava la vittoria.
Le luci dell'ospedale somgliavano così profondamente a quelle sui capelli della ragazza che Fabrizio per un attimo non gridò.Si stupì solo di risvegliarsi che nella camera non ci fosse nessuno.Si girò su un fianco e sentì un dolore atroce;come se qualcuno avesse deciso di camminare con le scarpe chiodate sul suo costato.Vide uno specchio sul comodino e allungò una mano.Sotto lo specchietto c'era un orologio da polso con segnate le 12 e 37.Lei ha una brutta ferita,ok,poteva entrare in coma.Oppure:deve rimanere qui in osservazione per una settimana,forse dieci giorni.Invece entrò soltanto un'infermiera dicendo che il dottore era occupato.Fabrizio non potè fare a meno di guardare il piccolo lampo di disapprovazione nei suoi occhi.Era lo stesso-ci giurava-che avrebbe avuto lui quando si fosse rimesso in sesto.Mi faccio prendere a pugni da un gigante ma ho paura a guardarmi un uno specchio-pensò con sarcasmo.Solo quando l'infermiera,sculettando,lo lasciò solo, si rese conto che non le aveva chiesto perchè era in una camera singola e non in una corsia comune.Riallungò una mano verso il comodino ma un'altra fitta lo prese e lo specchio gli cadde dalle mani.Senza rompersi.La faccia sul pavimento era la sua,nonostante tutto.Quella fu la prima vera dissolvenza della sua vita.

19 feb 2014

Niente reclami

Sinceramente
non me ne frega un cazzo
di dove mi seppellirete;
anzi-se proprio volete-
crematemi
e buttate le ceneri
laggiù nell'oceano
perchè non ci sono mai stato
ma tanto se farete diverso
mica starò a reclamare
e pure per le esequie
non statevi a preoccupare
mi basta il dubbio
e me lo porterò appresso
da solo
dovunque sia;
se qualcuno avrà la malsana idea
di costruirmi una tomba
stia pur certo che non farò differenza
che sia sempre lucida e luminosa
o una di quelle
dove vanno i cani a pisciare
o a riposare un po'
pure loro.

17 feb 2014

* Ordine zero vol.1 (prefazione)

L'idea di questo romanzo mi balenava da un po' di tempo.So che è il progetto giusto,con un titolo che mi piace molto: "Ordine zero". Ho deciso da subito di non voler sottostare ad un'unica forma narrativa; ce ne saranno però quattro:quella del romanzo classico,quella della sceneggiatura cinematografica (in combutta con la narrazione-referto) e i due stili dialogati (puro e teatrale).La realizzazione di un romanzo permette non solo,per molto tempo,di inoltrarsi nello spazio ma pure nel tempo.
Il romanzo sarà ambientato a partire dal 1976.I personaggi avranno origine solo nella mia mente,senza nessun appiglio nella realtà di personaggi realmente esistiti.Anche l'Italia (ma lo scritto potrebbe avere delle trasferte europee) sarà quella da me immaginata,comunicando più quello che mi urge raccontare che ciò che è la realtà storica.Proprio perchè sono personaggi esordienti sulla scena della letteratura e,quindi,della Vita è giusto che si prendano tutte le libertà possibili,da quelle stilistiche fino alle più viete:le idiosincrasie per la toponomastica o un certo realismo asfissiante che prenderebbe il posto dei protagonisti stessi.
"Ordine zero" partirà nelle prossime settimane,con la seguente struttura(suscettibile di variazioni,in merito al numero dei caratteri e,forse,pure dei capitoli):200 frammenti di circa 300 carattteri ognuno.Ogni capitolo sarà costituito da dieci frammenti,per un totale di 20.In qualche modo questa sistemazione "minima" mi permette(rà) di non dover a sottostare alla noiosa maledizione degli scrittori in erba (nel senso di romanzo n.1):la fine del capitolo,il blocco etc.Sarà un progetto che,prevedibilmente,non avrà fine prima del 2016.Se lo porterò a conclusione(e lo porterò) sarà il miglior risultato che potessi ottenere,indiopendentemente dalla diffusione.Tutti i diritti riservati.

*Il romanzo così intitolato,è poi diventato altra cosa,sia per ambientazione che per protagonisti.Questi capitoletti rimangono come bozza,e probabilmente anche piacevoli a leggersi individualmente; tanto che ne ho eliminato il vecchio titolo..ormai signoraggio della mia novel americana (postilla del 3/11)

A gennaio 2015 comincia con lo stesso titolo la versione definitiva di Ordine Zero

Qui di seguito tutti i capitoli del romanzo incompiuto:
Un pugno nello stomaco può cambiare il volto 
La luce perpetua nei bagni delle scuole
La filosofia a volte si nasconde ai bordi di un letto d'ospedale
Giulia dentro il castello delle urla strazianti
Un aprile troppo freddo per essere padri
Ritratti con uno che prova a disturbare
Le porte che si aprono non sempre spalancano parole
Colloqui d'estate
Canzoni di guerra su linoleum giallo ocra
Un sogno può salvare la pelle ma è una poesia a bruciarla a lungo
Anche un treno veloce non sempre arriva dove vorremmo
L'inverno non fa paura a tutti
Dialogo tra una ragazza yè yè ed un albero di Natale

11 feb 2014

Acquario verde

Sul cartello c'era scritto "Campo di grano" e l'uomo non ebbe tempo di chiedersi come mai le lettere fossero sbiadite.Le voci che provenivano d'intorno borbottavano,più che proferire,e qualcuno disse che poteva trattarsi di una rapina.Il bambino che era vicino all'Indio lo osservava placido.L'uomo continuava a rimanere assorto e poi tirò fuori dal taschino la radio.Ancora più veloce prese dal posteriore dei pantaloni una sigaretta.Fumava una marca sconosciuta a i più,le "Sant'Agostino", e quando buttava fuori il fumo era sempre dalle narici,perchè sapeva che questo divertiva enormemente il bambino.Da quando erano giunti al Campo di Grano vivevano assieme,e L'Indio aveva giurato che prima o poi avrebbe trovato la madre del bimbo.Spesso lasciavano la Contea solo per poche settimane ma gli ultimi anni li avevano visti stanziali in quel posto.Sembrava che il vento li cullasse verso il sonno.E certo avrebbero riposato-l'Indio un occhio sempre aperto-come facevano di solito-se le voci dall'altra parte del telegrafo non fossero cessate,improvvise com'erano venute.Quando ripensò all'accaduto,negli anni della vecchiaia,l'Indio aveva ben chiaro il nitore rutilante dell'uomo che lo prese alle spalle e,come in un sogno,lo rivedeva finire a terra,in una pozza di sangue.La radio gracchiava qualcosa a proposito di buoni propositi e guardiani solerti,almeno finchè,in una sorta di pietà malriuscita,non la prese e la spaccò sul cranio dell'aggressore.Dire cranio non è casuale; il ceffo aveva infatti un cranio quasi completamente rasato,eccettuata una "F"tra la fronte e il punto dove avrebbe dovuta inziare,e certo un tempo era iniziata,l'attaccatura dei capelli.Lo contemplò per un attimo,poi gli chiuse gli occhi.Il bambino non aveva iniziato a piangere,come ci si sarebbe aspettato,ma diceva frasi sibilline come "Nostra Deportazione","Falsopiano Vanitoso"o "Acquario Verde".Le leggeva da un foglietto che aveva preso dal terreno,infestato dalle formiche.Aveva si e no otto anni ma ne dimostrava cinque e,a parte bruciare formichieri nella notte,non aveva mai dato un problema all'Indio.
"que tienes miedo de decirnos cómo son las cosas"? (che succede,Indio,hai deciso di dirci come stanno le cose")? Disse una voce che uccideva tutti i ritmi,perchè da argentina che era,nelle prime parole,si rivelva come atona,per poi essere solo un urlio,nel pronunciare "cosas".
L'Indio avvicinò a sè il bambino e iniziò a correre vorticosamente.Chiunque,ma solo in quel momento,avrebbe notato come fosse claudicante,sulla gamba sinistra.Gli si pararono di fronte sette od otto persone,dal profilo androgino.Solo quando si furono avvicinate si tolsero il cappuccio che ricopriva le loro teste.E lui vide quei sette od otto crani con sopra la "F".L'Indio si inginocchiò,gli altri mormorarono.Il primo della teroria che gli si parava davanti disse:
Come potevi credere di farla franca,eh ?
L'Indiio disse che lui voleva vivere in pace,senza tutte quelle responsabilità e...
Aveva probabilmente preparato quel discorso da mesi,forse anni.Sperava di avere più tempo per provarlo,tipo un anno.C'erano ancora termini che doveva studiare.Non lo convinceva affatto la forza del suo eloquio ma sperava che nel parlare,distraendoli,il bambino potesse fuggire.Ma lo bloccarono subito.
Che ne sarà di lui?-chiese
Silenzio.
Che ne sarà di me ?-chiese
Sarai venduto al mercato degli schiavi,che altro ?
Si vide davanti al mercato della città di ****** e pregò con tutta la sua forza che a quacuno non venisse in mente di chiedere la grazia regale.Ancor prima del bambino presero i fogli (e solo per timore non glieli strapparono dalle mani).

Perchè-disse la regina come se chiamasse un nome
Avevo paura-disse l'uomo
Avevi paura di essere un re ?
Avevo paura di te 
E perchè mai ?
Perchè il potere ti avrebbe cambiata
Volevi che rimanessimo sempre dei rivoluzionari,vero ?
Volevo insegnare a nostro figlio come si fanno le rivoluzioni
E io,invece,volevo insegnargli come si soprravvive. 
Perchè non sei fuggita con me ?
Le regine non fuggono.
Stiamo qui,a trecento leghe dal Campo di Grano,ormai da troppo tempo.Andiamocene,come quando eravamo liberi e non avevamo padroni.
Padroni?Io non ho padroni.E nemmeno tu.
Perchè mi hai graziato?
Sarebbe stato un brutto spettacolo quello di vedere la tua testa mozzata,sprizzare sangue,i bulbi oculari fermi come pezzi di legno verniciati di cerchi concentrici.
Forse...
Vuoi riscappare ?
Si era da tempo rassegnato a vedere i suoi pensieri letti dalla sua donna.Non rispose e si affacciò alla finestra.Sentì il picchettio di due manine alle sue spalle,come fendenti che gli ricordavano qualcosa.C'era,dentro una di quelle manine,appena dischiuse,un foglio di carta appallottolato.L'uomo sorrise.Lesse le due destinazioni e trovò nel piccolo,invecchiato di colpo in meno di un anno,i suoi stessi occhi.Vide la sella del cavallo bianco,buttata dall'altra parte della radura,oltre il ponte levatoio.L'animale era stato sgozzato solo poche ore prima dai Custodi della Regina.E pensare che un tempo,in quelle terre,cavalli e cani erano venerati,pensò l'uomo.Chiuse gli occhi e decise di pensare ancora a quel tempo,a quei mattini limpidi.
Vuoi riscappare?-ripetè la donna,avvicinandoglisi
Presero per mano il bambino e fatto aprire il ponte levatoio entrarono sulla riva destra del fiume, tutti e tre nudi.
Riconobbero l'altra dimensione da voci che strepitavano e da altre,familiari,che li inseguivano.Come i ricordi.L'uomo che gli si avvicinò aveva i capelli folti e li guardò come si guardano i fantasmi,o i pazzi,sebbene loro tre non appartenessero a nessuna delle due categorie.Il cartello con scritto "Campo di Grano" era bucherellato e l'Indio disse che sarebbe stato bello affittare un cavallo e una carrozza.L'uomo dai capelli folti fece segno ai soci di proseguire, e li lasciò mentre provavano a correre dietro al bambino,già in cerca di formichieri.

6 feb 2014

La valigia di Riccardo

Cosa fai?

Lo infastidiva quel suo non chiamarlo mai papà,quel tono lamentoso e denso di preoccupazione.Poi ci si era abituato.Si voltava,ormai sempre più repentinamente,verso il figlio di nove anni e gli sorrideva.Poi scuoteva la testa,e continuava a sorridere.Rispiegava a Ricccardo quello che faceva per vivere:l'ingegnere in Iran,da una vita.Il bambino sbadigliava,spesso,e gli voltava le spalle.

Prima di andarsene andava senpre a parlare con i professori.L'nsegnante di sostegno si chiamava Lideo e avea sempre l'impressione di andare di fretta.Aveva pochi capelli grigi ai lati e un'età che doveva essere superiore,non di molto ai quaranta.Questo suo coetaneo aveva sempre l'abitudine di molte premesse,prima di trovare le parole.Ogni volta ce n'era una diversa.

L'ingegnere tornava a casa,spesso piangendo.Poi,prima di entrare nel garage si fermava sul vialetto d'ingresso e pensava alle grandi montagne dell'Iran e,a ritroso,a vecchi piani di lavoro.Questo non gli impediva per nulla di avere delle fitte al cuore,e un po' di nausea.Quello che gli tornava alla mente, come un coltello affilato ed ancora insanguinato,era quella parola"Ritardato".Provava a ripensare al momento esatto in cui l'aveva sentita la prima volta e,per quanto potesse autoingannarsi,non poteva non ammettere che il figlio doveva avere si e no due anni.Sono quelle voci che ti arrivano dietro la testa mentre cammini,come refoli di vento,appena ingentiliti dall'illusione che non sia successo nulla.

La sera,dopo averlo messo a letto,giocava a scacchi con il computer.Ogni tanto,quasi seri,i colleghi gli dicevano che poteva,se non avesse fatto fortuna come ingegnere,essere un ottimo giocatore o addirittura un campione.Chi è che gli aveva insegnato quel gioco? Era stato un compagno di classe,e lui poteva avere più o meno l'età di Riccardo.Ripeteva ogni mossa con solerzia o pigrizia,a seconda del suo umore.Quand'era molto triste,come quella sera,troavava appena il pretesto per cercare di perdere.Regolando lo strumento sul coefficiente di difficoltà più alto poteva davvero fare in fretta.Ma non aveva troppa voglia di stare in compagnia dei suoi pensieri.

Una volta lo aveva sorpreso a parlare da solo.Era un pomeriggio opaco di giugno,non troppo caldo.Era una domenica e molti erano andati ai laghi per il week end.Il silenzio che pervadeva la casa sembrava confezionato ds qualche artista.Lui stava leggendo un libro di Pynchon ma lo aveva lasciato a metàNon avrebbe mai capito il successo di certi scrittori rispetto ad altri.Meglio tornare agli scacchi.Poi aveva captato la voce.Gli sembrava come una nuvola che,invece di dare fastidio al sole,ne centuplica la presenza.Allora aveva capito molto di suo figlio.

Quella sera gli aveva fatto molte domande ma lui si era chiuso a riccio.Quando lo aveva visto rientrare a casa con il labbro spaccato aveva solo rinviato l'idea di svenire là,sul posto.Riccardo disse che voleva solo dormire.Lui lo aveva preso in braccio e lo aveva portato a letto.Si era addormentato all'istante,mentre lui stava ancora pronunciando la parola "buonanotte".Era tornato nella sua stanza e aveva fatto il numero.

Il preside gli aveva passato Lideo che gli disse che stavano per chiamare loro.
Mi spiega perchè mio figlio ha le labbra che grondano sangue...come...come un animale
Si calmi...Suo figlio ha aggredito un compagno di scuola.Il tizio è in infermeria,forse ha una costola fratturata.Poi Lideo disse che quell'altro bambino aveva pronunciato una parola.Pur conoscendola,già dall'inizio della telefonata,quella conferma gli provocò un sussulto.Si autoimpose di non piangere.Ora,in realtà,non stava neppure più respirando.L'insegnante di sostegno aggiungeva particolari.

Lo avrebbe cambiato di classe,e forse di scuola.Quelle erano cose che non dovevano assolutamente più succedere.Non voleva che suo figlio fosse umiliato di nuovo.Non voleva che alzasse ancora una volta le mani a qualcuno.Diede un calcio alla scacchiera sul tavolo; e se ne pentì subito.Poi si ricordò che Riccardo aveva il sonno pesante.

Cosa fai ?

Nonostante le promesse,per il suo undicesimo compleanno non sarebbe riuscito a rimanere.Glielo aveva anticipato da settimane,senza avere la forza di darglielo per sicuro.Il momento più imbarazzante era sempre,immancabile,quando lui lo sorprendeva con le mani nella valigia e,allora,il loro universo/mondo si bloccava.Era capace di rimanere là anche per ore,ci giurava,se non si fosse fermato anche lui.Era come se quell'atto d'ordine,così semplice e definitivo,rendesse il ragazzino consapevole di come le cose andassero a ripetersi.

Nonostante tutto non era un ragazzino triste.Alla fine avevano deciso che non voleva cambaire scuola.Gli raccontò che gli piaceva una bambina di nome Grazia. Lui non voleva che il figlio si facesse illusioni.Quando invitò Grazia a casa fu così contento che pregò che quella sua euforia,sempre sfuggente e poco duratura,si stabilizzasse.La madre di Grazia faceva la commessa in un negozio di pellicce.Una volta sognò di essere al Polo Nord,con suo figlio,e vide la ragazzina e sua madre che chiamavano a gran voce Riccardo.Le vedeva avvinghiate con un'arpione addosso a una foca gigantesca.Vide in primo piano le sue mani che lo trattenevano.Poi,come accade nei sogni,con un ellissi clamorosa e deludente,lo osservò già dalla parte della banchina.La bambina gli passava l'arpione,con una gestualità di chi è avvezzo da sempre a quelle operazioni.La madre si accendeva una sigaretta (benchè l'avesse sentita solo per telefono,nel sogno aveva il volto di Faye Dunaway, e con i capelli nettamente ingrigiti) e gli sorrideva.Si spostò un poco per evitare che i fiotti di emoglobina che provenivano dalla foca lo raggiungessero.Fece in tempo a notare che la sua banchina si stava sempre più allontanando ma,come una beffa,gli schizzi sanguinolenti non accennavano a diradadarsi.Almeno fino al risveglio.

Spesso facevano colazione assieme.A volte Riccardo la interrompeva,perchè veniva a chiamarlo Grazia,per prendere il pulmino.Lui sorrideva,senza dire niente,perchè la ricollegava sempre all'incubo della foca.Finiva di imburrare le fette biscottate,le osservava spezzarsi come di notte osservava il diagramma della scacchiera,i suoi movimenti plastici sullo schermo blu metilene.

La vide una volta sola,a una riunione di genitori,e si stupì quanto somigliasse a quella del sogno,solo un po' più giovane e meno snella.
Lei è il padre di Riccardo,vero ?
Lui si aspettò che lei dicesse qualcosa come "non mi va che mia figlia frequenti un ritardato".Altre volte era successo,anche se le parole erano state più ipocrite.Ma la donna tipo Dunaway disse solo:
-Ce ne andiamo in Canada.C'è voluto un po' per convincerla...
L'ingegnere si chiese se era a nord del Canada che sgozzavano le foche,perchè su queste cose si confondeva spesso.La voce della donna gli arrivava lontano.

Aveva parlato a lungo a sua madre di quel viaggio.Sarebbe stato via per due anni,senza possibilità di ritorno.Lo avrebbe detto lui a Riccardo.La madre,donna imponente con i capelli rossi tinti e un accento profondamente settentrionale, lo guardò come si guarda un pazzo.In quei momenti,con suo padre e perfino con sua moglie,le voci della discussione si sarebbero espanse fino a caracollare come un pezzo di ferro minuscolo su una calamita nuova di zecca.Quei silenzi,però,gli permettavano di giocare con i suoi rimorsi e metterli un po' da parte.

Riccardo,amore di papà,cosa dici ?
Il Canada è come qui da noi?
Gli faceva quella domanda un giorno si e l'altro pure,da mesi.
Cominciò ad immaginarsi quel paese lontano.Poi disse:
Come l'America, solo più noioso.
Riccardo sembrò soddisfatto di quella risposta perchè nei suoi temi scriveva sempre dei film americani che vedeva e di quando sarebbe andato a farsi il bagno nell'Oceano.

Sapeva che la notte sarebbe stata sua alleata.La mattina dopo gliene avrebbe parlato.Per il volo delle 17 e 30 c'era tempo.Si guardava attorno,come se ci fosse qualcosa che stava dimenticando.Non gli veniva in mente niente.Faceva tutto con una lentezza così perfetta da sembrare studiata.Amava quella sua valigia rossa.Quando poteva il trolley lo lasciava volentieri a casa.Si,c'era qualcosa da aggiungere.Sentiva in lontananza i rumnori di auto e moto,nonostante fosse notte inoltrata.Se andava avanti così presto avrebbe dovuto comprarsi dei tappi di cera e...

Cosa fai ?

Riccardo si stropiacciava gli occhi forsennatamente.E continuava a ripetere la sua domanda più urgente.
Lo sai,ne abbiamo parlato.
Il figlio gettò un'occhiata al tavolo.
Ecco,bravo- disse l'ingegnere
Rimasero sospesi come se una montagna di ghiaccio li avesse ibernati.
Il padre lo guardò con profonda riconoscenza,per tutto quello che aveva provato ad insegnargli.
Doveva essere l'alba,o assomigliarli parecchio,perchè un raggio di luce affondò nella valigia semiaperta.
Ti porto con me- disse prendendo dal tavolo una piccola damiera di legno.

3 feb 2014

Memo per il lettore smaliziato

"Fare letteratura e arte con un "blog",altrimenti meglio chiuderlo: questa la mia idea generale che nessuna piattaforma potrà mai condizionare".Terminavo,mesi fa, con queste parole l'ultimo capitolo di questa sezione (un blog in fieri).Io non sono cambiato,per citare Branduardi ma-per il mio lettore su questa nuova piattaforma,bruttissimo termine etc-e per mia chiarezza-due parole sul blog,com'è oggi.Ho cancellato la sezione "blog novel",quest'oggi,in quanto mi sono reso conto che aveva,se non il respiro corto,un futuro precario.I racconti delle due sottosezioni ("Sorella Napoli" e "Lulù degli strapiombi") sono finiti nella sezione delle short story,che sarà il nuovo titolo che assegno ai miei racconti.La parte intitolata "Hardened chatters",e che faceva riferimento a racconti dialogati,è stata leggermente sfoltita (ad un attento esame,alcuni erano dei veri e propri racconti brevi) e in gran parte va a confluire in "Commedie e Drammi",nuova sezione,che accoglie una sorta di mia sperimentazione di "racconti di stile teatrale" (tutti dialoghi,unico ambiente,pochi personaggi).Il titolo (lettralmente:dialoganti/chiaccheroni,incalliti) rimane nella lista dei capitoli.Come si evince da questa spiegazione,la poesia ha ormai dentro queste pagine un'importanza molto molto relativa; al presente.Questo non significa affatto disconoscere che questo blog (e quello/i che lo hanno preceduto,uno dei quali qui riportato per intero,siano nati come pagine di poesia).La divisione tra Poesie Civili (o politiche,se si vuole) e quelle-titolo in polemica con il valore dispregiativo ormai assegnato al termine,dalla critica- confessionali (ossia molto più personali delle altre,giacchè tutte le poesie lo sono,personali;quando non addirittura biografiche) rappresentano due delle 8 parti generali de "Il mondo perfetto" (i cui singoli capitoli si possono consultare nella colonna sinistra,in alto).La sezione "Z.(allegati)" ripropone pedissequamente gli scritti,in rete,dell'autunno 2008;mentre quella "Working Progress" fa riferimento,come nelle paroel che state leggendo,allo stato delle cose del blog,così come ho spiegato che il termine poco mi si addice.Eccetera.Perchè,a pensarci un po',ogni discorso,e ogni classificazione,dovrebbe concludersi con un eccetera,se non altro interiore.E,mentre lo fate,o passate oltre,ricordatevi sempre che queste pagine si nutrono di una lotta pervicace e sentita,da parte del suo autore,contro ogni fascismo e violenza e,conseguentemente,contro ogni ingiustizia perpetrata nei confronti dei più deboli.Non è,nemmeno per un po',un Mondo Perfetto.Perciò il "blog" è dedicato a Loro.
Sono convinto di aver scritto queste "istruzioni" a un lettore smaliziato,ma spero ugualmente che possano esergli utili,anche per un momento.

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La struttura del mio blog- Parti e Capitoli

Cinema: raccoglie sia singole recensioni (Bande annonce a 24fps) che una mia storia della cinemtatografia (Euroamericana);
e anche (Cinema script) delle sceneggiature( Lulù degli strapiombi e American Selfie,quest'ultimo inizialmente concepito-con medesimo titolo e ambientazione americana-come romanzo) (22-3-15)

Poesie confessionali:
poesie molto personali (Qualcuno è stato qui);
oniriche/surreali (Le palpebre);
d'amore (L'amore è una cattiva abitudine ?);
scritto di carattere poetico/pedagogico (Un paese in autunno)*.
Con una struttura per cui,come scritto altrove,la 4ta parte delle poesie  confessionali,va a quasi a intersecarsi con la prima (la meno politica) di quelle Civili.[ma vedasi**]Difatti:

Poesie Civili:
poesie di storie quotidiane,o addirittura fortemente minimaliste (Motel locusta);
di guerra (L'uomo da reparto);
sociali (Lettere agli sciacalli);
e prettamente politiche (Il poeta deve decidere).Così,come detto,la parte più personale e quella più politica sono all'estremo di questa mia "costruzione" poetica.

Inserita come raccolta trasversale alle sezioni già esistenti,quella degli haiku:I lampi degli autunni brevi

I Racconti (1): C'è poco da spiegare;nemmeno il titolo del capitolo relativo di chiaro riferimento alla tradizione americana (Pezzi di hambruger nascosti nelle tasche).La locuzione "brevi" 1-non credo gli si attagliasse del tutto 2-mi avrebbe comunque  messo in condizione di dover creare un'altro insieme,per quelli,finora mai scritti,"voluminosi".(su questa sezione e sulla seguente si veda nota a fine pagina)**

I Racconti (2): mi pareva (almeno nella presentazione generale) un titolo migliore rispetto a "Commedie e drammi "o al precedente "Hardened Chatters".Raccoglie racconti di impostazione teatrale- interni,pochi personaggi etc.Nell'elenco dei capitoli del blog,ho ripreso il vecchio titolo-tradotto in italiano- "Dialoganti incalliti".***

Società:
"Editoriali pirata", di ispirazione pasoliniana,soprattutto nel titolo;la politica interna ne costituisce l'ossatura.
"Si salvi chi può la vita",costola dedicata alle minoranze.
"Sesta generazione",capitolo introdotto il 13/2/14; include tutti gli editoriali esclusi dagli altri due capitoli.Finora racchiude post su musica,#libri,internet.Il titolo è un ibrido tra un un film di Rwf e uno di Lumet,senza particolari significati.
# Dal 5 luglio 2015 le recensioni di libri acquisiscono una propria sezione autonoma-benchè sottocategoria di "Sesta generazione":
Si tratta di"Natural Born Writers".Questo capitolo del blog raccoglierà anche scritti sulle graphic novel e i fumetti in generale.

Working progress:Il blog in fieri: scritti come questo.Una sezione per gli "eccetera, più delle altre.

Z.(Allegati ): Z.è l'abbreviazione di "Zabrisky river" l'unica sezione definitivamente chiusa,comprendendo scritti dell'autunno 2008.Z.è infatti l'abbreviazione di "Zabrisky river"(il titolo di un vecchio blog-dalla vita brevissima,due mesi-qua trasmigrato).Non escludo,in futuro,di integrarla con scritti significativi non miei.Anche se l'idea base di queste pagine è,come avvenuto finora, di opere interamente ed esclusivamente dell'autore.Comunque l'8/2/14,soppresso il richiamo al 2008,non si sa mai.Il titolo è un omaggio-benchè con leggra modifica-al famoso film di Antonioni.

Annoto poi che,da questo nuovo passaggio, il mio vecchio nick "bobryder" è stato,dopo oltre 3 anni,cioè dalla nascita del blog,abbandonato.Per chi non lo sapesse era un omaggio al poeta che più mi ha influenzato,con la sua concretezza e capacità visionaria (almeno da queste parti): BOB Dylan;ed a un'attrice che doveva simboleggiare la purezza,ossia Winona RYDER (icona apicale,dalla fine degli '80).D'altronde l'intento utopistico ma soprattutto sarcastico del titolo "Il Mondo Perfetto" mantiene in sè questi aspetti (la strada e la fragilità,la praticità e l'ingenuità).Adesso mica devo dirvi il perchè del nuovo nome e delle due lettere che seguono,in fondo,tra le novità è la meno urgente da dissipare...

Buona Lettura

*dal 7/12 il paese in autunno è trasferito nella parte della società,confermando il suo ruolo di inserto pedagogico.
** I 123 racconti (quindi sia 1 che 2) sono,dal 16 agosto 2014, divisi a seconda che siano di taglio narrativo americano o meno: questi ultimi sono 67 e li ho raggruppati sotto definizione di Nazione e provincia:continueranno a raccogliere storie di impianto europeo o italiano,comunque non nordamericano.
***I racconti all'americana,li ho invece messi nel capitolo intitolato sempre Pezzi di hamburger nascosti nelle tasche: oltre a quelli fin qui scritti (56)-che costituiscono una sorta di appendice (o prologo,a seconda dei punti di vista)- ce ne saranno altri nuovi,e alcuni che gireranno intorno a un personaggio-a volte protagonista a volte no-ricorrente,in una sorta di romanzo ideale composto da short story. (Leggasi prefazione all'opera ). (Roma,16-8-14)
**** Il progetto American Selfie diventerà presto una sceneggiatura (22-3-15)
*****Il progetto Nessuno di loro è stato accantonato ieri (nota del 22-3-15)

2 feb 2014

L'amore sbagliato

Gigliola tiene le mani tra i capelli ed ha la testa leggermente reclinata.Chi non la consoce pensa che sia triste.Valeria sa che non è così, e lascia che il silenzio si espanda,in una cucina che nessuno sembra deciso a pulire in modo accurato.Gigliola fa come per prendere qualcosa dal frigo e,come un comando,la voce della sorella minore si concede un tono cristallina,non ancora incrinato da troppi anni di fumo.

Non ce l'hai più il cane ?
Il cane è scappato
Come,scappato?
Non ne ho idea- dice Valeria abbassando la testa
Come si chiamava? L'avrò chiamato milioni di volte,ma ora non me lo ricordo più
L'importanza del nome di un cane...non hai altri argomenti- dice lo sguardo semiaccigliato di Valeria,che poi protende per il canonico scuotimento del capo.
Dovresti pulire più spesso questo posto
E' vero,e sai chi è che me l'ha detto,negli ultmi anni ?
Chi ?-dice Gigliola,stando al gioco
La mia amata sorellina,oggi,alle 14 e qualcosa di un giorno illuminato dal sole,eccetera.
Non hai amiche ?
Se escludi i tizi che ogni tanto mi scopo,direi di no.
Non hai un uomo fisso?
Meglio se non ne parliamo ?
Dai,sono qui per sapere com'è la tua vita,no?
E la tua?
La mia puoi leggerla sui giornali,brutta stronzetta irriconoscente-verrebbe da rispondere a Gigliola.Ma dice solo: - Prima la tua.
Che vuoi che ti dica? C'è e non c'è...
Non sei felice...
Non è questo il punto...
E qual'è? Davvero,sarei curioso di saperlo,sul serio
Ti potrei imparare molte cose dai miei racconti
Tipo?
Tipo che nessuno è felice,tipo che dopo un po' si finisce per abituarsi a tutto
Tutto cosa?
Tutto...la vita
Insegnare,comunque
Eh?
Mi potresti insegnare parecchie cose,si dice così...
Ti amerò sempre,Gigliò
Lo so
Si,lo so che lo sai...Quello che non sai è il motivo; non puoi saperlo
So anche questo
Scommettiamo ?
Io sono l'unica che ti dice la verità,in faccia,dura,da sempre
Non ci ho mai fatto caso
E' perchè non hai voluto ascoltarla.
Alla porta bussano con violenza.Come una specie di codice.
Gigliola guarda la sorella.Un linguaggio ormai consolidato negli anni,la cui unica risposta dev'essere con uno sguardo,senza pensarci troppo.
Valeria va verso la porta,ciabattando,insistentemente.
Poi torna verso il tavolo della cucina,appena un po' più in fretta.
Dietro di lei c'è un uomo sull'uno e settanta-quindi poco più basso di entrambe- stempiato, di aspetto anonimo ma non brutto.
Ripugnante, è la prima parola che pensa Gigliola.
Valeria indica l'uomo alla sorella.aggiungendo un nome.
Come ?
Mac- ripete l'uomo
Lui si chiama Massimiliano ma tutti lo chiamano Mac, da sempre-erudisce Valeria.Non ha il tempo di sedersi che le arriva uno schiaffo sulla guancia destra.Gigliola si para davanti all'uomo,che la guarda,come riconoscendo qualche racconto.Accenni sparpagliati tra un pasto e l'altro.
Lo sai-dice voltandosi verso di lei- che nessuno deve sapere il mio nome vero.
Turandot-pensa Gigliola- e poi dice qualcosa tipo che non deve alzare le mani sulla sorella.L'uomo risponde con un ghigno come se avesse sentito quelle parole altre volte, troppo volte.Il genetliaco dei morti andava sempre con la sorella e la madre sulla tomba del padre.Questo ricordo gli pare così forte e nitido che,per un attimo,invidia,Gigliola e Valeria,una sorella dell'altra,ne rileva,adesso,sedendosi al tavolo e guardando verso la finestra,la complicità.Le due donne si muovono in modo automatico,senza dire più nulla.Valeria prende un piatto con dello spezzatino con patate dal frigo.Gigliola si mette di fronte alla finestra,aspettando che l'uomo dica qualcosa.Che in effetti avviene.Ma non come pensava.
Vedi anche tu le stesse cose che vedo io?
...
Vedi anche tu le stesse cose che vedo io ?
Chiedilo a Valeria
Sai,per uno che viene da fuori è tutto diverso.Cambia lo sguardo,aumentano-o,a volte,diminuiscono- i pregiudizi.
Perchè,Mac- dice Valeria - c'è qualcuno che non ama questa città?
...
Quelli che la conoscono la amano.Ma è un amore sbagliato,feroce. (Assassino e violento,come il tuo,brutto pezzo di merda-butta un pensiero,Valeria,guardando la sorella.)
Mac va verso la finestra,Gigliola si scosta.Valeria è dietro con la faccia sul piatto.Se qualcuno entrasse  dovrebbe pensare subito a tre anime derelitte che stanno cercando un senso dentro le loro teste.E quindi dentro le loro vite.Solo che invece di vagare per un ospedale si ritrovano in un quartino dalle parti dei Vicoli.
Scommetto che ti ha detto che il cane è scappato- dice Mac di spalle,continuando a guardare 'sta sua città.
...
Invece lo abbiamo venduto per comprare una televisione nuova.
...
Venduto a quelli che fanno gli incontri clandestini.
Come si chiamava?-dice Gigliola quasi a sè stessa.Poi guarda di sotecchi la sorella,come a cercare la causa dei cambiamenti. Vicino a una donna persa c'è sempre un pezzo di merda-pensa
Che te ne fai del nome di un cane? E poi forse è morto sgozzato.Agli scommettitori non piacciono i perdenti.- butta là Mac.Dalla finestra raggiunge nuovamente il tavolo.
Si è freddata-dice,cominciando a mangiare lentamente,mentre Valeria gli prende il pane, e una dissolvenza se li porta via. La finestra sbatacchia,imperiosamente,ma nessuno sembra farci troppo caso.Si chiude da sola,come per miracolo.