> il mondo perfetto: settembre 2013

29 set 2013

La rivolta delle farfalle nere

Mi piace Jenny.E anche se mi dice sempre che sono ingenua è una sorella come me.E'una che parla molto,e osserva anche molto:due cose che non vanno sempre d'accordo.So che è lei che ha deciso,alla fine,anche se l'idea è stata mia.Mi ha detto che certe cose devono succedere comunque; tutto quel sangue non c'entra.Io ho i miei dubbi.La notte lei non dorme e mi chiedo come starà domani.Mi dice che di arma basta la mia.Esercizi al poligono di Neverland o non so che cazzo ma sono pronta a credere che questa negra spara proprio come una figlia di puttana.Dice che l'hanno trasferita qua ad Austin, Texas, per insubordinazione.Devo fare davvero grandi sforzi per non crederle.

***

Vedo la pozza di sangue.Mi dico che alle sorelle non bisogna farle arrabbiare.I loro ferri pesanti ci rimandono all'ordine.Poi,la pozza di sangue,la passo a sognare.Vedo l'italoamericana.La portano via.Si chiamava Rita e qualcosa.Non ho bisogno di passare la voce.E' quello che pensavamo da tempo.Niente scioperi della fame.Niente botte sulle sbarre delle celle.Niente soffocamenti tempestosi delle nostre aguzzine.Fai quello che devi fare,dico a Jenny.Lei la conosceva bene Rita,molto bene.

Ai bagni

E' deciso ?

E' deciso

In quante saremo ?

La secondina con i capelli a caschetto e quella che fa sempre mostra del suo accento californiano.Ci rivediamo in California,bella.Ben presto si uniscono a noi tutte quelle del reparto.Jenny dice che bisogna stare attenti,perchèse siamo in tanti è più facile perdere il controllo.

E' più facile perdere il controllo

Lo so.E non ce lo possiamo permettere.

Queste puttane che abbiamo preso non faranno niente.

E allora?

Non sono loro che mi preoccupano.

E allora?

Il direttore manda dei rinforzi.Dev'essere per forza così.

Ora ce ne andiamo.Le stronze le lasciamo quando siamo in California.

Non muovono un dito e noi siamo fuori.Vediamo per l'ultima volta i bagni. Ho i capelli sudati e lei ha i capelli sudati.Jenny,la mulatta dagli occhi verdi è visibilmente stanca.Quando l'hanno messa nella mia cella ho pensato che era una tipa a posto,una che sapeva quello che voleva.Avrei dovuto incontrarla prima.Ricordo ancora le sue grida il giorno in cui trovarono Rita ammazzata di botte,nella sua cella.

***

Ho letto di una cosa del genere in Italia:può funzionare

Qui non siamo in Italia,qui ci sparano addosso,senza processo.

Ma le hai viste le facce di quelle due là: quelle sono più impaurite di noi,non muoveranno un dito.

Ho i miei dubbi.Ammesso che qualcuno ci venga dietro.

Si vede che sei una che rapinava le banche

Ossia?

Ossia ti fai troppe domande

Capita,quando vuoi sopravvivere.

***

Alla fine l'ho convinta.Alla fine ho capito che la negra è una tipa a posto,anche se non le piace che la chiamo così.Ho ventisei anni,e sto per uscire di prigione.Quelle che ci hanno seguito sono solo una decina.Jenny aveva ragione:non verrà nessuno di noi.Ragazze appena maggiorenni,dentro per furto o per adescamento,a volte entrambe.Sono qui da poche settimane,e sembrano uscite da un luna park in fiamme,ma non così eccitate.Vedo che i loro profili cadono come pezzi di neve nera di fronte alle nostre spiegazioni.Ma chi fugge da un incendio non fa tante domande.Ci seguono come si seguirebbe Dio,ci guardano come le guardiane della libertà.Cristo,questa è l'America.

***

Ha qualcosa di romantico,questo sotterrare le cose sotto un albero.Jenny dice che ho avuto una buona idea.Le sorelle più giovani dicoono che ho avuto una buona idea.Mi aiutano a scavare.La valigetta è dove deve essere.Ora la apro.La mia liquidazione personalissima.Sono in ginocchio e inserisco la combinazione:5-4-9. Le vedo in piedi attorno a me,ma hanno cambiato espressione.

Ehi,dov'è Jenny ?

Quando vedo l'elicottero sopra la mia testa alzo le mani.

Adesso,guardandole bene,le sorelle non sembrano così giovani.Sono uscite dalla parte.E io sto per rientrarci.

Le secondine si danno il cinque con Jenny che esce da dietro un albero.E' lei a spalancare la valigetta mentre le mie mani si allontanano dai fianchi.

Il latte sul tavolo

Aveva ascoltato le notizie che venivano dal reparto femminile. Radio carcere diceva che c'erano due vittime, entrambi poliziotti.Lui non si fidava di Radio Carcere. Sarebbe stato soltanto il giorno della sua Redenzione.Per semplicità preferiva considerarla solo la mattina bieca ma quieta in cui avrebbe rivisto sua figlia.

***

Gli aveva fatto trovare il latte sul tavolo.Sapeva che aveva appena compiuto diciassette anni,ma trovarsela di fronte era tutta un'altra storia.A cui lui poteva concedere la vergogna e un bel po' di stanchezza.Gli assomigliava,anche se avrebbe sempre giurato il contrario.Quando gli avevano detto che usciva,con quattro anni di anticipo,la cosa che pensò subito fu l'età di sua figlia,seguita da un altro numero: quello degli anni da cui non la vedeva.Quando aveva bussato le era venuta ad aprire una ragazza di ventidue o ventitrè anni.Stava piangendo o uscendo di casa? Perchè lo lasciò come un cretino fuggendo per le scale,lasciando la porta aperta.

Il latte è sul tavolo

Di là ?

Di là.La casa non è cambiata

(Notò in quelle parole come una sorta di ironia,come a spiegare che le cose cambiate erano ben altre e più vistose,in tutti quegli anni).

Chi era quella ?

Nessuno.

Nessuno ?Quella ragazza alta che...

Nessuno.

Ma correva e piangeva, sembrava che...

Papà !

(Lei le assomigliava come una goccia d'acqua,solo un po' più magra.Anche la voce era identica).

Per tutto il tempo di quella ritrovata colazione rimasero in silenzio.Lei non pensava a nulla.Lui pensava a tutte le domande che avrebbe voluto farle,tutto quello che avrebbe voluto chiederle.Tutte domande oziose o che,peggio,l'avrebbero vista reticente.Ma a cosa serviva,farle,a un uomo che conosce sua figlia,pur non vedendola da quattordici anni ?

***

Lui passava le giornate a piangere.I primi tempi l'aveva minacciata;aveva anche provato raccontarle storie sull'ambiente delle puttane,dei magnaccia e della droga.Storie che aveva sentito più di una volta in carcere.La figlia sembrava non credergli.Certo aveva letto sui giornali la sua storia,ricavandone ben poche affinità con le battone e il crack.Ora,piangendo senza soluzione di continuità,provava a farle pietà.Adesso che si era tagliati i capelli sembrava Petula Clark sulla copertina di "Downtown" ma con il volto di una donna,e non di una ragazza,uscita da una due giorni sul Golgota.

***

Il commissario era un tipo in gamba.Sapeva che aveva passato brutti quarti d'ora per aver denunciato un collega pulotto,anni prima.Gli disse che anche lui era padre e capiva ma ora,che sua figlia aveva compiuto il diciottesimo anno,avevano le mani legate.Lo sorprese quando gli disse che la ragazza era stata già schedata a Genova,l'anno prima.

Non lo sapeva,eh?

Pensavo non si fosse mai mossa da qui.

I figli cresscono,e cambiano.Ma lei,forse,è fortunato.

(il Padre,quello senza divisa,guardò un attimo il Padre in divisa,socchiudendo gli occhi)

E' fortunato,perchè lei sta ancora crescendo

E perchè lo fa?

(e l'uomo abbassò lo sguardo,come qualche volta si fa dopo aver posto delle domande ingenue)

Capisco cosa vuole dire: se c'è altro,oltre alla roba...direi di no.Vede:sua figlia,quando l'abbiamo fermata,era con un altra ragazza.La sua ragazza,da quello che abbiamo capito.

E' una tipa con i capelli ricci lunghi,alta,coi seni pesanti che sembra sempre sul punto di scoppiare in una crisi isterica?

Ottima descrizione.E' lei.Gliel'ha detto,sua figlia? E'importante parlarci,coi figli.

Già,è importante

(In quanto si recuperano cinquemila giorni senza parlare ?).

***

Certo,c'erano stati i colloqui in carcere.Lei non aveva mai messo piede nella struttura penitenziaria ma tutte le settimane,nell'ora delle visite,lui pensava con forza a come doveva essere diventata sua figlia,a cosa le avrebbe chiesto,a quello che lei avrebbe voluto sapere.Era facile immaginarla,perchè sapeva che assomigliava alla madre.Era facile provare a credere che fosse diventata una presenza là,nel parlatorio,in carne ed ossa.E per dare un senso a quei colloqui immaginari doveva fingere che fosse in tutto e per tutto loquace come lui.Era preparato a tutti i disinganni,fratelli gemelli delle disillusioni,una volta che fosse tornato fuori.Gli anni passavano e gli avvocati erano ottimisiti.Tutto quell'ottimismo si era poi ridotto con la condanna in appello.

***

Il tipo che gli raccontava storie di puttane,in carcere,l'avevano in realtà messo dentro per un oltraggio a pubblico ufficiale.Ma era avventure così credibile che sembravano uscite da un romanzo di McCarthy.Smise di raccontarle il giorno che lo trovarono impiccato con un lenzuolo,alle sbarre della cella.La sua preferita era quella del tipo che conosce una ragazza all'Azione cattolica,si sposano e hanno un figlio.Quando lui ha vent'anni trova la madre a battere in un casino.Quella,diceva,però gliel'aveva raccontata il padre,prima della Merlin.Quando ripensava alla prigione pensava sempre a quella corda penzolante,e si riproponeva di diventare un uomo probo.Non sarebbe mai più andato in galera per il resto della sua vita,ma questo non poteva davvero saperlo.Non ancora.

Sai come me l'immagino mio figlio,al mio ritorno?- gli aveva detto una volta un compagno di cella

(Lui aveva scosso la testa,vagamente interessato)

Come uno che non ha mai avuto un padre.

(Erano restati a guardarsi per un paio di minuti.Come gocce di piogge assurde e stupefacenti,benchè tutte uguali).

***

Quando la vide la guardò con odio.La figlia si impaurì perchè non si mise a piangere.Disse che aveva sonno e che non aveva nulla da dirle.La ragazza andò in bagno a disinfettarsi le ferite.Disse ad alata voce che avrebbe fatto un pompino a un suo amico medico,e quello sarebbe arrivato là,subito.Shock confusionale,pensò il padre,nel momento di traslazione tra la dormiveglia e i sogni.Sentì la porta chiudersi,ma forse si disse che era un sogno.La ragazza lo sentiva respirare dalla sua camera,invidiandolo.

***

Uno di quei sogni che vedi sempre tutto a colori.E sei proprio tu che stai lì in mezzo,e fai e dici quello che faresti nella vita di sempre,solo in situazioni più assurde o particolari.Le piaceva la voce delle pin up nei sogni.In questo ce n'era una che,a dire il vero,più che una pin up sembrava la controfigura di Chantal Goya.Lo prendeva a piccoli schiaffi sulla faccia e lui rideva.Quando la scena si allargava sentiva indolenzirsi il piede sinistro.Allora lei gli faceva la linguaccuia e scappava.Lui,con quel formicolio ai piedi,si sentiva tranquillo,aveva una scusa bella e buona per restare là fermo.Quando si girava,dietro di sè c'era una culla e dentro un cane verde.L'uomo aveva ritrosia a mettere la mano nella culla,perchè l'animale guaiva,sembrava fosse stato colpito a una zampa.Quando il mastino fece un balzo si rese conto che,invece,era un pelouche.Alzò gli occhi ma non vide nessuno.Riconobbe una risata di donna,come uno sghignazzo potente,e brevi colpi di clacson.Ma non poteva essere quella di prima,che aveva la voce più querula e leggera.

Sei colpevole,sai ?

Ora...ora ,perchè non ridi più ?

(Chi l'ha detto che durante i viaggi onirici non si possono fare considerazioni filosofiche?Una risata di scherno per il mio passato,non per il mio presente,allora).

Papà ?

Si avvicinò alla culla,di nuovo,per abbracciare sua figlia

Papà,chi era quella donna ?

Capita a tutti di fare dei sogni,no?

(E gettatosi ginocchioni ai piedi di un armadio ne tirò fuori una valigia di pelle).

***

Quando l'uomo lo vide fece due errori:il primo fu quello di guardarlo dall'alto in basso,il secondo di non prestargli,oltre questa occhiata cognitiva,attenzione.Se ne scendeva per le scale buie.

Fanno male le cicatrici ?

Il tipo si fermò pensando a un ubriaco o ad uno che avesse sbagliato persona.

Vaffanculo,eh?Si vaffanculo,e spostati.

(L'uomo non si spostò.L'altro gli passò accanto e lo oltrepassò)

Mai capita quella storia di sparare in faccia ai serpenti.Ai serpenti,come alle merde,in faccia o alle spalle,è lo stesso.L'uomo doveva essere armato ma non fece in tempo a reagire.

Chi cazzo..sei?

E tu,chi cazzo eri,un ex pugile,forse?

***

Radio Carcere diceva che fuggire non serve.Lui non credeva a Radio Carcere.Ora gli interessava vedere questa famosa Svizzera.Si rilassava pensando al collo al cranio frantumato del magnaccia.Lo odiava per avergli restituito un pezzo pesante del suo passato.Lo prendeva come un fastidioso insetto che riesce,volando tra gli escrementi,a far capire a qualcuno che là non è che si stia tanto bene.

Sua figlia dormiva.La dogana si avvicinava.Una signore col cane in braccio gli sorrise.Lui alzò il volume del cd e le ricambiò il sorriso.Aspettò che si voltasse,come concupita dal vento,e gettò la pistola nell'erba.Sono cose a cui dovresti pensare prima,pensò.Sentì che il poliziotto diceva che stavano per fare dei controlli,c'era una segnalazione.La ragazza si risvegliò.

Ho sognato quand'ero bambina

Documenti,prego

(il poliziotto sembrava un ragazzino viziato che è stato tolto con la forza dal videogame preferito)

La ragazza si stiracchiò

C'era una collina dall'altra parte della strada e quando il cane della signora sorridente abbaiò capirono che arrivati a destinazione.

***

Nel grill c'era poca gente.L'uomo leggeva distrattamente un giornale ,poi giuardò la figlia come per riconoscerla ancora una volta.

Sei a rota,vero?

Lei non rispose subito ma chiese di un bagno.Il padre la accompagnò.Le teneva la fronte mentre vomitava dentro il lavandino.Una signora disse qualcosa in tedesco.L'uomo rispose ricambiando lo sguardo,incapace di odiare persone così diverse da lui.

Non ce l'ho fatta a resistere fino al cesso

(Ma lo disse guardando in faccia il padre,disinteressandosi della teutonica)

Vomitare è un diritto,perfino qua in Svizzera.

(Gli sarebbe piaciuto che gli astanti avessero capito ma erano tutti stranieri).

***

E dove mandiamo i controlli ?

Sicuramente saranno scappati verso est,forse Jugoslavia

(Il ragazzo si mise sull'attenti,un po'incredulo delle conclusioni a cui era giunto l'uomo,che poi era il suo Superiore:questo gli impediva un livello critico maggiore,e si inventò una dimenticanza).

Congedatolo,il commissario si affacciò alla finestra.Guardava la finestra.Guardava il traffico della grande metropoli stagnante odio.Si vergognava o era fiero,di quel che aveva fatto.Riprendeva in mano la foto della ragazza e ricordava gli occhi bassi del padre.Qui-pensava- qui ed ora,in un ipotetico giudizio universale chi può impedirmi di ragionare con la mia testa? Quando entrarono due poliziotti dicendogli che c'era sua moglie che chiedeva di lui non disse nulla.Voleva,in pochi secondi,focalizzare quel pensiero che gli ronzava nella testa:dare a tutti una seconda possibilità.Aveva scelto da tempo di trasformare le domande difficili in certezze granitiche.

***

Il primo italiano lo incontrarono ottocento metri più avanti.Un camion del latte lo aveva investito.Era una donna su una bici.

Ha urlato come se sghignazzasse e poi ha chiuso gli occhi- disse la guardia che prendeva le generalità.

La ragazza immaginava la sua bocca impestata sopra quella della vittima.E avrebbe voluto aprirle gli occhi,per scorgere solo per un attimo che succedeva da quelle parti.

Tutte quelle bottiglie di latte sull'asfalto,proprio come i suoi pensieri,presto si sarebbero asciugate al sole.

Sto male,sto male,papà:si era ripromesso di dirlo solo quando non ce l'avrebbe fatta più.Non per orgoglio ma perchè era fatta così.Le dispaiceva non sentire più la mano gelata e rassicurante che le teneva la fronte.Sarebbe voluta tornare indietro solo per distruggere gli specchi del cazzo di quel bagno perbene.

Appena coprirono la donna anche loro ripartirono.

(Lo so,lo so, quando stai male.Perchè sei mia figlia.E sempre lo sarai).

Adesso la strada era libera.Qualche bambino,dalle automobili, fotografava col cellulare il sangue sulla strada.

(Sono contento che l'hanno coperta,papà.E i suoi occhi,poi,non gli hanno potuti fotografare.E comunque non gli interessavano).

***

Quando schiudeva le palpebre vedeva che gli occhi della donna erano verdi.Dentro quegli occhi c'era un mare.E dentro il mare una specie di piazzola che emergeva.Se provava a distinguere lo sguardo ricadeva nel volto della donna che,insistentemente le offuscava la vista con l'indice e,nuovamente,le indicava la piattaforma di cemento che emergeva appena dai flutti.Lei non riusciva ad affrancarsi da quella presenza snervante,ma comprendeva che voleva solo vederle abbassate le palpebre.

La ragazza si risvegliò urlando.Un camion di latte li superava.Il conducente la guardò per un attimo tra le pupille malmostose.

Qui il racconto sulla rivolta nel carcere femminile

 

25 set 2013

Via Castellana Bandiera

Sono convinto che per questo film,al contrario di quello di Sorrentino, i losangelini si sarebbero spellate le mani.Invece candidano il loffio e clonistico "La grande bellezza",per gli Oscar. Capita. Via Castellana Bandiera è uno di quei film geniali costruiti sul niente,dove la macchina da presa non sbaglia-tolte forse le inquadrature marine dell'incipit e alcuni dialoghi,sempre iniziali-nulla.Emma Dante sa il suo mestiere: dirigere attori,creare l'epica dalla piccole cose,darsi tutta a quell'effetto speciale che è il Paese di oggi-anarchico perfino nell'assegnazione dei numeri civici.Infatti,benchè ambientata nella via eponima di Palermo,la vicenda delle due automobiliste incarognite nel non voler lasciare il passaggio ha qualcosa di italiano,che più italiano non si può.Citazioni western e risse stradaiole si alternano in una 24 ore di guerra di zona,sedimentata e crudele.Sono questi i film (la migliore opera italiana del 2013,appena un pelo sopra al pur ottimo "Viva la libertà") che vorremmo si tornassero a produrre in Italia:poche idee e magistralmente sviluppate,laddove in altri luoghi-vedasi il bailamme pretenzioso del conclave morettiano-regna una soprifera confusione.Dispiace che la pur brava Elena Cotta non sia stata accompagnata nel premio veneziano insieme all'attrice/autrice Emma Dante-mentre appare un po' defilato e quasi superfluo il personagio di Alba Rohrwacher.E questo capolavoro si concede pure di citare Caproni (" Non c'ero mai stato.M'accorgo che c'ero nato") ed echi brechtiani,tipo il liberatorio e reiterante finale.Film sulle origini,"heimat" in sedicesimo e sul declino.Minimalismo di strada che si fa strada,ora ariosa,molto più spesso ingorgata.

Emma Dante a Venezia

Il disincanto

Scendendo queste scale vorticoso

come il condannato verso il boia

lasciando alla mia amata il riposo

e a me gli occhi più puri della gioia

Come un'anima è lieta fuori di prigione

ma porta sul collo le cicatrici del suo nodo

dopo esser scampata a un'impiccagione

va cercando tra le strade un altro approdo

Prego il sole che mi dica tutto e già decida

se abbandonarmi o no sempre troppo presto

intanto lo lascio andare avanti e se la rida

come chi non paga pigione in nessun posto

I sogni sono fermi o forse troppo stanchi

e non ne sposto nemmeno uno col pensiero

sembrano vecchi e testardi come tronchi

su cui la luna si adagia dolce come un siero

Ora le illusioni si fanno specchi concavi

cadendo perdute nel grigio della sera

le sento urlare agonizzanti tra le travi

come soldati sepolti sotto la bandiera

Ritorno come eterno fanciullo al mio quartiere

rovistando tra questi fogli bianchi e sgualciti

c'è la casa ad accogliermi come un miserere

sparita ormai l'incombenza di credere nei miti

Arriva la notte con preghiere sempre nuove

e le ombre trafitte di spocchiose ragnatele

ancora una volta saprò trovare in tali alcove

il profumo degli aranci o l'odore del fiele.

L'estremo cinguettio

Il problema

non è soltanto

il Capitalismo;

ma se usi il bancomat

per un libro di Sandro

                      Penna

o per un iphone del cazzo.

22 set 2013

La nobile arte della commedia che fu

La commedia all'italiana da circa un ventennio è diventata buona. La causticità e la carnalità di centinaia di opere(basti pensare solo a  I mostri o a Io la conoscevo bene, solo per citare un paio di capolavori). Non serve fare i nomi: sono le commedie che da circa un ventennio andiamo a vedere.Situazione svenevole e raccapricciante,precipitata negli anni zero, con i nuovi "autori" ben più melensi dei primi.Escludiamo dalla lista i film più commerciali, quelli che hanno scambiato la volgarità con la cattiveria:tot di parolacce e peti non fanno rivivere,come fosse un'equazione matematica,l'estro di una commedia di costume tognazziana o sordiana.Probabilmente,oltre a tutto il resto, c'è una mediocrità e una stasi della vita civile ed economica,per cui diventa difficile spingere l'acceleratore sul "ferito",sparare su quella "crocerossa" che è oggi il nostro Paese.Ci consoliamo con le centinaia di titoli dei maestri,da Risi a Comencini (Luigi),da Pietrangeli a Monicelli,Steno,Scola,fino all'estro grottesco di un Marco Ferreri,concludendo con i primi film di Nuti,Verdone,Troisi (il cui genio meritrebbe un inciso a parte). I vecchi film,molto spesso in bianco e nero, coprono la vigliaccheria del presente,tutta colorata ed autocompiciuta.

Episodio de "I mostri" (la nobile arte)

21 set 2013

Il cane di Nabokov

I colleghi lo chiamavano Nabokov perchè insegnava letteratura russa in un'università del New England e spesso girava con la nipotina dodicenne per il campus.Lei aveva perso i genitori per un incidente durante un viaggio in Europa.Le aveva detto così per evitarsi il racconto di un uomo che spara in faccia alla moglie e poi si crivella il corpo con i colpi che restano.Allora la ragazzina aveva due anni e mezzo e fu affidata al prof. di letteratura russa, in quanto fratello dell'omicida.In fondo,occuparsi di letteratura russa è come occuparsi di criminologia.Quell'episodio era avvenuto a Venice Beach,un posto tutto sommato abbastanza lontano per non macchiare la reputazione del Tutore.La storia vera e propria comincia qua,con la ragazzina(dodici anni,otto mesi e ventitrè giorni) che domanda allo zio un cane.

E cane fu.Era un pechinese indiavolato che correva più di quanto respirasse.Ma questo non sembrò soddifare la ragazzina.

Non ci hai pensato

Pensato cosa ?

Un nome

Un nome per "lui"

Già

E poi in effetti il nome glielo diedero ma è inutie indicarlo in questa narrazione:il pechinese,ben presto,divenne infatti "il cane di Nabokov", per i più impudenti "Nabokov".

Onesto,sincero,benvoluto,con il volto di un modello slavo,escluso il naso sproporzionatissimo,il padrone del quadrupede aveva solo quarant'anni. Eccolo lì,il giorno del suo compleanno,pronto a scartare,nell'ufficio del Rettore,uno dei tanti regali.L'altro Nabokov,fuori dalla porta, abbaiava.

Fuoco Pallido 1 a tutti i figli di puttana ! (l'uomo col panciotto-un esimio docente di chimica- sembrava vispo come uno con la sbornia allegra)

Non permetterò mai a nessuno di dire che "due volte vent'anni sono l'età più bella" 2

Credevo che leggessi solo i russi, Nabbò.

Ora lo scoppio delle risate metteva in discussione l'altisonanza dei guaiti del cane,ma non li eliminava affatto.La ragazzina lo abbracciava con un espressione triste.

***

Solo più tardi, rientrati a casa, le lasciò il suo regalo:

Eccolo- disse lei

Non capisco

Eccolo.

Nabokov prese tra le mani il guinaglio e lo provò al pechinese

Perfetto

Te lo lascio

Però continuo a non capire

Come recitava bene !

Certo, non conosceva il motivo esatto di tutti quei preamboli ma ne conosceva quello più profondo e vero: stava crescendo,forse troppo in fretta.

Non si ha il diritto- disse come tra sè

***

La spiaggia era lucente, nonostante fosse ottobre inoltrato. Lei aveva passato ore a raccontargli come sarebbe stata felice a Miami.A lui quel nome risuonò come uno sparo.La immaginò alle feste,alle cinque di mattina con un Martini in mano,come una controfigura di Mia Wasilowska.La immaginò in mezzo a cantanti emergenti fatti di crack,puntualmente con il volto di Steve Bauer in "Scarface", mentre qualcuno chiamava ambulanze o avvocati penalisti.Poi,compensava questi pensieri inquietanti con altri ben più lievi, in cui lei studiava da sola le videoinstallazioni di Lennie Lee o com'è che si era stincata la Sexton.Continuava a stringere il guinzaglio.Ricordava.

Non si ha il diritto- ma questa volta lo pensò solamente

***

Il cane giocava tra le onde.

Le frasi "Non puoi rovinarle la vita,non ha nemmeno tredici anni" e "Tanto lo verrebbe a sapere,prima o poi" si battevano nella sua testa come i protagonisti della Cavalleria Rusticana.

Era rimasto lì,fermo,e l'aveva vista correre via,con i capelli biondo cenere perduti nell'autunno dell'ovest.

Dimmelo.Dimmi come sono crepati davvero.

***

Adesso,con il passare degli anni,si sentiva in dovere di sentirsi saggio.E poi invecchiava bene.Ogni tanto,tra quattro mura ma pure nei giardini dell'ateneo, si divertiva a parlare con il cane eponimo.Gli raccontava di come stessero andando le cose a Miami.Si divertiva a sentirlo abbaiare,come se davvero sapesse come girava il fumo in Florida.Nessuno lo aveva mai visto ridere così forte,confermavano tutti i colleghi.

Lei gli scriveva che si sarebbe sposata.Con uomo che l'avrebbe fatta felice,non un deviato come suo padre.Da quelle lettere Nabokov capiva che forse quell'uomo portatore di chimere era già entrato nella sua vita.Se lo immaginava come il tipico ragazzone americano della porta accanto.Sperava che non fosse troppo grande, o perlomeno non nativo di quelle parti.

Tutto questo lo pensava.Ma nelle sue risposte c'erano solo frivolezze, e concludeva sempre le sue lettere e le sue mail con l'asserzione rassicurante "Il cane di Nabokov sta bene :)".

Le ragazze che non hanno mai conosciuto i genitori,e in particolare i loro padri-si diceva- si dividevano in due categorie: quelle che non sapevano che fine avesse fatto e quelle che lo sapevano morto.Sua nipote,pur appartendendo alla seconda categoria,aveva tutta l'inquietudine delle appartenenti alla prima.Ogni tanto la sognava partente per mondi lontani,con valigie di ciondoli,alla ricerca di chi l'aveva resa capace di sognare e di crescere.

***

Nabokov pagava la retta.

Nabokov osservava i suoi progressi.

Nabokov la immaginava in quel liceo di Miami.

Fingere di dimenticare.

Rimanere ingenui.

Poi non si può più.

Nabokov teneva la bocca chiusa.

Nabokov con il suo naso,dondolante tra Dosto e Gogol.

Nabokov preparava le partecipazioni di matrimonio.

Nabokov aveva sempre una foto della madre della ragazzina,in tasca.

Nabokov sa come inquinare la scena del crimine.

Nabokov sa quant'è pericoloso un amante deluso.

Nabokov che ricorda le estati dei suoi trent'anni.

Nabokov ha un cane.

Ed è l'unico ad aver ascoltato questa storia.

 

 

 

1 "Fuoco Pallido" è un romanzo di Vladimir Nabokov

2 La frase originale è: "Avevo vent'anni.Non permetterò a nessuno di dire che questo è il periodo migliore della mia vita" di Paul Nizan.

18 set 2013

Per non annoiarci

Dio

è stato grande

ha creato l'opzione sorriso

la riconoscenza

e perfino il push up

la fine del dolore

Aulin

moderatamente

contro i mal di denti

è stato in gamba sul serio

una coscienza tutta sigillata

da scartare

pomeriggi verniciati di felicità

e combustioni di filo spinato

poi

per non annoiarci

ci ha dato pure

i pezzi di merda

e per non rischiare di sbagliarsi

li ha creati

proprio uguali sputati

agli altri

così da mischiare le carte

sempre per non annoiarci

troppo

li ha distribuiti

un po' dapertutto

per non scontentare nessuno

per abituarci all'idea

poi è restato

dietro

a godersi lo spettacolo

e se ha mostrato denti perfettissimi

o si è fatto buggerare

dai sensi di colpa

non è dato sapere

15 set 2013

La dolcezza della pornostar

Il giorno dei funerali si era detto che doveva farla finita.Nello stesso momento che lo pensava sapeva che la forza non l'avrebbe mai trovata.Si era consolato,considerando di aver cancellato definitivamente quella persona dalla sua vita. E non si trattava di quella che stavano sotterrando.

I primi tempi erano stati confusi ma ora sentiva forte tutto il peso dei suoi quarantadue anni,nè uno in più nè uno in meno: tutti li a dimostrare quanto era invecchiato.

Aveva decido di tenere le ceneri in casa.Le vegliava ogni notte,visto che oramai l'insonnia era la sua compagna abituale.Come quasi tutte le donne,non era altro che una a cui basta abituarsi.Gli faceva compagnia,anche se era arrivata improvvisa,e tendeva a non regredire.La notte,passata con il bicchiere in mano,ascoltando musica nelle cuffie.Il tempo ingordo di desiderare "mi addormento".

Benchè fosse una piccola cittadina,nessuno gli aveva detto mai niente.Capiva però dai loro sguardi quanto potessero disapprovare quella scelta.Andarsene da lì sarebbe stato come un tradimento.Lei lo aveva sempre rifiutato;e così avrebbe fatto lui:sarebbe crepato in quel buco del culo di provincia americana.

Riguardava spesso la foto della moglie,in quelle notti incolori.E cercava,come un disperato,di dimenticare i motivi che l'avevano portata a quel gesto.

Lei non era venuta.Aveva fatto la cosa migliore,dopotutto.La lettera che le aveva scritto non lasciava spazio a voli di fantasia:non ti vogliamo vedere più,mai più,si era sentito in dovere di specificare."E' un mondo di lupi,e non c'è spazio per i sentimenti" era diventata la sua frase preferita.Cercava così degli alibi precostituiti per tutto quel suo cinismo.Coninuava ad imitare la vita,in modo raffazzonato ed inconcludente.Una volta alla settimana andava in città per la spesa.Aveva venduto il televisore.Si era fatto crescere la barba: queste tre erano le sue uniche concessioni a quell'imitazione dilettantesca.

Ogni tanto si riguardava allo specchio.Ora che non c'era più lei a guardarlo, gli sembrava un doveroso piegarsi all'illusione che fosse lì,dopotutto. Non capiva quelli che dicevano che i morti sono ancora con noi.La sentiva distante,e in certi momenti era come se non fosse mai esistita.Erano momenti fuggevoli,d'accordo,ma certo i più sereni:gli permettevano di dimenticare ogni cosa,anche i particolari di una storia.Fino a che punto potevano arrivare i suoi inganni verso la vita era cosa che non gli interessava.Bastava respirare e pregare,per quel che valeva.

Lo specchio rimandava l'idea di un uomo ancora piacente,benchè rugoso;ancora muscoloso nonostante avesse dato in gestione la sua palestra,e la frequentasse solo una volta al mese,come uno zombie che vuole farsi un po' di addominali.Crocifisso,stanco,rinunciava da anni a tingersi i capelli.

L'avevano trovata riversa di fronte a una foto della figlia,in un albergo.I giornali ne avevano parlato per poche settimane,sempre più contenuti.Martha non era una pornostar di prima grandezza,nè lo sarebbe diventata,probabilmente.

***

Vide la notizia su Facebook,postata da un tizio pieno di tatuaggi che aggiungeva commenti poco lusinghieri su sua figlia."Impestata marcia" era il più gentile.Si può crepare a trentadue anni? Si può mandare a fanculo una figlia che ti ha distrutto la vita? Era riprovevole quello che faceva? Si,lo era,e soltanto per un motivo,sempre lo stesso: era sua figlia,la sua bambina,la donna che,ora,lo crocifiggeva ancora una volta.

Le notti,da insonni che erano,diventarono,pezzi sparpagliati di dormiveglia.Adesso,sentiva,come in stereofonia,i singhiozzi delle ragazze (come le chiamava prima che tutto se ne morisse) della sua vita.Se la prima era morta,non c'era dubbio,la seconda era come resuscitata,come una sorta di ricatto morale.

La notizia dell'Hiv era come un martello che gli avrebbe scalfito il cervello,ma molto lentamente.Quando si mise in macchina pensava che sarebbe andato a ubriacarsi(non lo faceva dai tempi del liceo) o,alla peggio,avrebbe trovato qualche troia,per strada.Queste erano davvero le sue intenzioni.Non si chiese mai perchè,però sapeva quello che vedeva:l'aurora sporca,e un po' di nebbia,strade che riusciva a fare senza troppi sforzi di memoria.La California gli ricordava sempre quel film di John Ford in cui arrivano nella terra promessa,e pure il vecchio nonno ci arriva:ma da cadavere.Così sentiva le sue membra.Non sapeva nemmeno da dove iniziare a cercarla.Era la metà di settembre ma poteva essere pure gennaio.

Sui quotidiani,e oramai pure alla tv,in servizi circostanziati,si parlava di pornostar suicide,in gran parte verdose consapevoli o il classico saltare delle cervella "chissàperchèpoi".Ricordava che sentiva,dopo tutto, che sua figlia non sarebbe mai finita così,perchè aveva il suo carattere,la sua forza.Questo,si diceva, quando la madre di Martha era ancora viva.Poi le sue certezze erano diventate carne sanguinolenta per porci.

Ad un'internet point riuscì a risalire all'agenzia per cui lavorava la figlia.Un tipo brusco di nome Matto o Pat, gli aveva detto che c'erano ragioni di privacy.Quelle ragioni forse non sarebbero più sussistite dopo che Pat o quel che era fu preso per la collottola.Ma prima che accondiscendesse a più miti propositi la sicurezza era stata chiamata.

Il commissario sembrava uscito da una telenovela brasiliana:i baffoni,una brutta giacca,pantaloni eleganti e chiari; disse chìaro chiaro che se ne stava andando in vacanza ("ecco un altro di quei coglioni che fa le vacanze a settembre,per risparmiare",e questa considerazione in quel momento stravgante lo fece sorridere).Il commissario disse che doveva andarsene subito da Los Angeles.Probabilmente avrebbe aggredito pure lui,aggravando i suoi guai ma era troppo debole.Disse solo "Lei sa chi è Martha Bruce"? Era la prima volta che citava sua figlia-quella che aveva mantenuto il suo nome,nel sacro mondo del bondage e delle gang bang- ad un estraneo;di più:la prima volta che ne parlasse con una persona che non fosse sua moglie.

"Lo ricordo ancora come fosse ieri...alla radio passavano 'Cornflake girl',ma le nostre grida coprivano la voce della cantante.Da quel giorno forse ne sa più lei di me".

Il commissario sembrò dimenticare le sue vacanze:lo aveva ascoltato in silenzio per più di mezz'ora.Quando gli chiese se fumasse,l'uomo sulla sedia aveva già cominciato a piangere.Come un passerotto sperduto nella California.Un impressione sempre strana quella di un uomo di cinquant'anni suonati che vede le sue spalle scosse dal pianto.

"No,non fumo"

***

Gli avevano dato l'indirizzo della figlia e augurato buona fortuna.Abitava,contrariamente a quanto pensava,nella Downtown di Los Angeles.Il grattacielo aveva di fronte una comitiva di turisti vietnamiti,poi capì che non erano turisti ma un gruppo di studiosi venuti per un qualche convegno.Erano intorno a un uomo in livrea che parlava con un forte accento bostoniano e diceva di essere stato volontario nei marine.Stava per avvicinarsi all'uomo in livrea,appena coperto dalla folla asiatica,quando vide la moltitudine aprirsi come il Mar Rosso.Prima ancora di girarsi un braccio gli sfiorava la mano.

***

Lei faceva la ragazza che aveva imparato a sorridere sempre ma lo aveva rassicurato subito:una cosa è essere sieropostivi,un'altra è avere l'Hiv. Lui sentò montargli dentro una rabbia forte,incupita da tutti quei pensieri messi da parte,per anni. Quattordici anni che non la vedeva ma gli sembravano centoquaranta.Vedeva la persona che gli parlava troppo uguale,invece,a quella che aveva lasciato casa mentre incendiava.Li aveva lasciati bruciare come torce.E ora si comportava come se non fosse successo niente.Aveva i capelli biondi,una tintura praticamente perfetta. Spiegò che il suo colore di scena era il rosso ma ogni tanto le imponevano "di assomigliare a Jane Mansfield".

Hai trovato il petrolio ?

Cosa?

Hai avuto successo,eh.Fare la succhicazzi qua al sole della California.

Sei venuto qui per questo?

Non sapendo che dire,il padre decise di appoggiarsi al muro:sembrava una sorta di Marlon Brando cinquantenne,ma per nulla ingrassato, anzi con il viso smunto come un fantasma nel temporale.

Restarono a guardarsi per alcuni attimi,poi le si sedette.

Volevo tornare,capisci:tornare.

Per cosa? Per farti pubblicità di fronte al funerale di tua madre?

Non è facile,non facile come per altri.

Per me non è stato facile.

Sento di padri e madri che vivono grazie alle scopate della figlia,che vanno in tv a raccontarlo che-si prese una pausa come per rendersi conto di un concetto lunare- ne sono fie-ri.

Io sono libera,pà

Domani ho un controllo medico,mi accompagni ?

La rivide bambina,pensò a quando era stata sul punto di morire per un attacco d'asma bronchiale a due anni.Pensò alle volte che avrebbe voluto che la Grande Puttana se fosse portata via allora.Pensò alle volte che portava a casa i suoi disegni,la maestra-Miss Grady,forse-l'aveva premiata.Poteva avere dodici anni.Come Lolita.

Sai, è morta Miss Grady-disse, solo per interrompere quel silenzio

Miss Granny-corresse lei,sorridendo.

Si fece per alzare,poi pregò per trovare la forza di non piangere.

Chi ti da questa forza? Per un attimo speravo che fosse tutta una montatura.

Per il tempo in cui il sorriso si trasformò in diffidenza,e forse disprezzo, la vide per la prima volta veramente cresciuta,matura,consapevole dei giorni che l'avevano portata là.

Il medico che dice ?

Lei spalancò gli occhi come a dire " questi medici non capiscono un cazzo" ma non aveva un'espressione severa, solo perplessa.Gli lanciò un mazzo di chiavi.

Andiamo dal medico e poi torniamo nel ******** a trovarla, va bene?

Dov'è l'auto ?

La riconosci subito: è una Ferrari rigata sul parabrezza.Hai mai guidato una Ferrari?

***

Fuori c'era ancora il fruppo di vietnamiti;uno le chiese un autografo,altri fecero delle foto.

Con molta solerzia,l'uomo li scansò

E allora? disse il portiere

Questo è mio padre

Ora il gruppo di viet fotografava il parabrezza come davanti ad un'opera d'arte

E' spaccato,non è rigato- disse il padre,aprendole delicatamente la portiera.

Solo allora lei si accorse che si era dimenticata di truccarsi.

 

Cornflake girl

Qui puoi leggere il prologo al racconto

14 set 2013

La dolcezza della pornostar (intro)

" Saremo la prima generazione a vedere le pornostar invecchiare"*

(da un mio tweet)

 

E' il terzo occhio

quello che ci vede bene

acciacca ogni pausa e già ora

non si tiene

quello che nota sul serio, e prima, la dolcezza

della pornostar

quello che ti ruba tempo pure senza l'elettricità

o dentro un bar

è il terzo occhio che saluta l'uccellino

venuto dal nulla

mentre vola sulla retromarcia che per un pelo

non lo maciulla

sta di fianco al capello che non sa starsene

al suo posto

si spalanca ancora anche se sembra davvero

troppo presto

è il terzo occhio che vede la prima ruga

della pornostar

e come la sta coprendo male con tutto

quel fard

ti sta dicendo la verità che sei troppo stanco

per vedere

ti spiega con parole sue come scegliere

l'errore

come ogni bravo baro gioca sul serio

fa l'indifferente

ti precede lungo tutto il cammino

a luci spente

è il terzo occhio quello che pulisce la tomba

della pornostar

da tutta quella polvere da tutti quegli

avanzi di fard

***

* Mi intrigava da giorni l'idea di scrivere una poesia che alludesse a quello di cui parla il titolo di questa: allo stesso tempo capivo fin da subito che non sarebbe stata solo una serie di versi ma avrebbe costituito la premessa a uno dei prossimi racconti;per ora solo abbozzato.Non ho nemmeno lontanamente considerato l'idea di inserirla come una "costola" del racconto:si sarebbe meritata uno spazio tutto suo: e così è accaduto.

 

11 set 2013

La sorella di tua figlia

Stai parlando con tua sorella.Perchè lei ti è madre e pure sorella.Voi non avete segreti.Da quando tuo padre se ne è scappato nel Nevada con quella spogliarellista.Avevi sei anni e lei ventitrè.Dicono che certe donne si sposano per andarsene via di casa. E' così.Questo è il primo segreto che ti ha rivelato.Poi sono arrivati tutti gli altri,in successione.E' stato un po' come iniziarti alla vita.E,ora, quindicenne sai molto di più delle tue coetanee,ammesso che sia possibile sapere "di più" di una teen di oggi.Tua madre ti ha anche detto che per quella famosa festa dei suoi trent'anni voleva farla finita con un colpo in bocca.Allora hai capito che era matta di legare;poi le hai concesso l'attenuante che fosse solo disperata,poi le due cose assieme.Per prudenza hai nascosto la pistola e hai cominciato i preparativi per la tua,di festa,che cade diciannove giorni dopo; cinque e ventiquattro sono bei numeri,dopotutto.Oggi è lei,a sederti in grembo.Ti dici che tutto questo non sarebbe stato possibile se un altro uomo fosse entrato nelle vostre vite.Così benedici il fatto di essere bisessuale,così da avere un'opzione in più.Mentre,questa donna narcolettica di trentadue anni,che incidentalmente è tua madre si guarda attorno,stordita,cercando le parole per dire quello che già sai.La scena rimane sospesa,come miraggio nel deserto,perchè lei non piange.Ti ha interrotto mentre stavi vedendo "Gioventù bruciata",la scena in cui Natalie Wood passa del terriccio a James Dean,che faceva le prove finte per la sua morte reale; ammesso che uno come Jimmy possa dirsi morto sul serio.La tivvù continua a mandare le sue immagini e,siccome c'è stata di mezzo la pubblicità,adesso il volume è più alto."Aspetta,mamma".La appoggi delicatamente sul divano e,senza perdere troppo l'equilibrio,spegni l'apparecchio con dentro i Miti di sempre,interrotti dagli scarti di oggi.Tua madre continua a scuotere la testa.Quante volte l'ha fatto ? Puoi forse dire che ti ha mai dato fastidio ?La stringi.Lei decide che è il tempo giusto per rialzarsi.


-Faccio del tè,ne vuoi ?


-Proprio come degli aristocratici del cazzo,mà...


-Proprio.Meglio una vodka.


Rimani là a guardare tua madre, innamorata,come se avesse altro da raccontarti.Le tiritere zuccherose su figlie che vanno in cerca dei padri dimenticati le lasci a chi se le merita.Dall'altra parte del deserto una figlia e una madre fanno come se si abbracciassero.Ma se dici due sorelle va bene uguale.Datemi retta.


 

L'edonismo goliardo di Kim-Ki-duk

Sarà che le parole servono sempre meno.Sarà che tutti questi film europei con innovazioni del linguaggio cinematografico,non si scorgono.Dopo il tutto sommato classico capolavoro di "Pietà",il regista coreano mette in scena un dramma elisabettiano a tinte più che forti e più che pulp.Una storia che parte da un'infedeltà coniugale per innestare poi una serie di evirazioni familiari ed endorsement per il trapianto del pene.Gli attori fanno paura, tanto sono bravi, in questa elegia di  atti infami(liari).Riflessione esagitata e con zenith grotteschi sul dolore,il piacere,il sesso e gli affetti.Totalmente avulso dalle parole (nell'unico-perchè stupirsi?- cinema di Roma che lo ha proiettato,hanno quindi risparmiato sui sottotitoli) "Moebius" sembra aver imparato tutta la lezione,cum laude,antonioniana,virandolo poi in un mondo di pazzi in cui tutto può accadere.Compresa una madre che masturba il figlio,dei giovanotti che godono con i pugnali sulle spalle,un balordo che vede il suo pene disintegrato da un tir,in una ballata macabra,tra impotenza e castrazione,desiderio e apologo di emoglobina.Dispiace non averlo visto in concorso a Venezia;o magari come film inaugurale.Si esce dal cinema,insicuri nel definire questo film una commedia grottesca perchè certi di aver visto un'opera d'arte a tutto tondo,che va ben oltre il Cinema.Questa è video-art,ammesso che una definizione delle ali di Icaro,per immagini,sia possibile.


Moebius di Kim-Ki-duk

9 set 2013

Lovelace

C'è quell'ambiente che ricorda,in maniera più defilata e opaca,"Boogie Nights". C'è quell'attitudine dei film americani di farti entrare in un mondo che non è interpretato nè rappresentato,ma vissuto.C'è l'ennesimo lungometraggio che noi,eredi di Pasolini e Ferreri, non sappiamo (ne,forse, vogliamo) più fare.C'è quell'attrice che non sbaglia un'inquadratura -Amanda Seyfried- e sembra proprio che abbia campato tutta la vita tra il Bronx e il mainstream pornografico,mica in Pennsylvania.Ci sono le ambizioni documentaristiche che non annacquano nè la narrazione nè il risultato finale.In tempi in cui tutti,per dare fiato alle cavità orali,parlano di femminicidio e donne soggiogate,ecco che arriva quest'opera sincera,che ricostituisce un'anima a un corpo.Un film che,censura permettendo,si sarebbe potuto performare perfino quarant'anni fa,tanto forte è il suo spirito classico,compreso l'happy end virato al chiaroscuro.In attesa che i nostri pavidi distribuori gli trovino una collocazione nelle sale, innalziamo i calici per quest'opera preziosa,che lascia la sua impronta su filmografie troppo avvilite da masturbazioni cerebrali,e consegna definitivamente la dolente avventura interiore di Linda Lovelace (al secolo Linda Susan Boreman)alla Storia del Cinema.


Linda Lovelace


Amanda Seyfried

8 set 2013

Sessantadue

Quando siamo struccate è come fossimo più leggere,perchè a volte non ci riconoscono.Questa dieta mi sta spossando.Il medico dice che Reductil o Rimonabant fa mica differenza,l'importante è non pensarci. Mi sono ripesata e sto sotto i cinquanta e il mio 1,73 quello non si tocca proprio.Novanta,lo so già,perchè se non ingrassi ( se non dimagrisci) le tette quelle sono.Sessanta,la vita.Novanta,ancora,i fianchi.Mi viene da ridere che quando ero piccola mi dicevano che ce li avevo grandi,e forse era vero.


Ieri,l'hanno trovata ieri.Aveva la faccia bianca come la cera,poi l'hanno coperta.Volevo andarci ma il mio manager mi ha sconsigliato,dice che ci sarebbero stati troppi paparazzi.E,allora, non siamo "qui" per questo ? Comunque ho telefonato alla madre:era più calma di me.Mi ha ringraziato.Ha detto che prima (un prima indefinito che non si è data pena di specificare) era stata anche lei una fotomodella.Lo ha detto con il tono di chi dice "In Italia ci devo tornare" o "E'morto il gatto del vicino".Parlava con la voce che ti sembra di sentire nei sogni.Non sapevo che altro dirle.Dovevo tornare al lavoro.Questo significava un aereoporto.Avrei voluto dormire altro tempo.Tutto quello che poteva servirmi. Tutto.


Me l'hanno regalata,poi è restata lì. Mi hanno regalato anche uno specchio.Mi vedo bene: solo che devo convivere con questi capelli verdi,quando io sono bionda cenere.Cenere.Devo ricordarmi di non smettere di fumare.Qualcuno,nell'altra stanza,sta suonando un pezzo di Jeff Buckley.Non è che c'e uno stereo ma sta proprio schitarrando,se così si può dire per un pezzo del vecchio Jeff.Non ho niente da fare,così vado a bussare.Mi risponde un tizio con la faccia da maggiordomo,che però si scopre essere il tipo che riffava.Non dico niente.Lui non dice niente.Così me ne torno alla mia stanza.


Lo specchio dice pure che ho le labbra carnose e gli occhi malinconici,che sono certamente celesti,anche se tutti dicono azzurri.Mi guardo la pancia (che non ho) e rido di me.Quando si ride per non piangere.Il telefono.


Dice Jerky (il mio agente) che c'è un tizio che collabora con il famoso regista canadese ******** che ha visto delle mie foto.Mi viene in mente quella scena di "Viale del tramonto" in cui Gloria Swanson dice che se la vogliono deve richiamare il regista in persona.Questo pensiero mi fa ridere.


Ci sei ? Perchè ridi ?


Si,passamelo


Ah,ciao.Io sono l'aiuito regista.Ti abbiamo visto su quel servizio su...insomma,lo sai,sei sulle copertine di moda di mezzo globo.Aabbiamo per te una parte in cui...


Faccio fatica ad ascoltarlo perchè parla veloce,e sembra un tarantolato.Però ogni tanto dico "Interessante" o "Fantastico".Sono stanca.Sono una giovane cattiva attrice ma spero che lui non se ne accorga.Poi mi fa:


Tutto bene ? Ti sento stanca.  (Beccata)


...


Allora,senti,ci sentiamo domani sera:così stabiliamo un pranzo con "lui".D'accordo?


... Si,domani sera


Mi affaccio alla finestra.C'è una piscina con attorno poche persone,tutte sedute. Solo una donna sui quaranta-quarantacinque segue i passi del suo bimbo,che potrà avere due anni.In realtà più che seguirlo-perchè lui cerca di andare verso l'entrata (che dalla mia visuale non vedo)-lo blocca.Poi esce un'altra bambina tipo la sorellina e la madre,ancora,cerca di dividerli.Si muove così lentamente rispetto a loro che ho idea che possano finirsene in piscina.Ma fortunatamente girano in tondo,tipo acchiapparella o qualcosa del genere.Quando la madre,finalmente,riesce a dividerli e si risiede sul suo sdraio riesco a vederla con più attenzione.E prima ancora che io possa ricordarmi dove l'ho già vista lei alza gli occhi e mi saluta.Allora capisco chi è.


Nonostante le mie scuse fiacche fiacche: "devo andare a una festa" (alle quattro del pomeriggio !) o "stavo depilandomi" lei continua a sorridere,come si sorriderebbe a una bugiarda patologica.Poi,il colpo di genio: "Ehi,ma devi guardare i bambini"


Quelli non sono mica figli miei,sono i figli della sorella della receptionist,o qualcosa del genere.Che se la sbrighino loro.Oh, quanto tempo...


In effetti sono tipo sei anni che non la vedo.Da quando ha smesso di fare la modella e si è messa con un tipo delle pompe funebri (sic) ad Aspen. Così le chiedo cosa ci fa là,adesso.


Ho un fidanzato...


Lei si aspetta forse che io le faccia delle domande ma sto zitta (tutto questo con lei che è ancora davanti alla porta e io ancora non le ho detto le frasi di circostanza tipo "accomodati qui" e "non fare caso al disordine"-anche se poi è un albergo).


Noto solo ora che  si è fatta la bleferoplastica, solo che mi pare sia riuscita male perchè c'è una palpebra leggermente più gonfia dell'altra.


Perchè mi fissi ?


Niente,niente


Tesoro,scusa se te lo dico ma sembri uscita da un centro di disintossicazione !


(Che è poi ciò che ho fatto,però un anno prima.E' là che le grandi case di moda mandano la merce guasta,ma non ancora troppo vecchia o scadente.Gli affari sono affari,no?)


Contunuo la mia tattica di non dire niente,però,finalmente,la faccio entrare.


Lei si siede sul letto.Va verso lo specchio,poi si gira,e mi sorride.


***


Bussano alla porta,imperiosamente.


Io stavo sognando che un uomo con la faccia di uno scarabeo cromato mi inseguiva.Il sogno ,così si interrmpe.Ma siccome è ricorrente so già come va a finire: gradualmente al posto del volto del coleottero si staglia quello di mio padre.Poi, di solito, mi dice che la città in cui vivo (San Francisco) non è sicura.E io rispondo "Che fine ha fatto quel mio fdanzatino delle scuole medie,come si chiamava "? Lui non risponde e io mi sveglio.


Mentre penso a questo,e che sono due mesi che non vedo il mio psicoterapeuta,laggiù continuano a bussare imperiosamente.


Esce fuori che è il tizio con la faccia da maggiordomo che,tossicchiando,mi chiede se ho dell'erba.Dico di si.Così quello prende a cantare "La vie en rose" mentre io mi dirigo in bagno.Vedo che ha preso a seguirmi cos' gli dico,con un gesto della mano,di aspettarmi.Noi,i frequentatori di un albergo a cinque stelle.


Guardo il tizio canticchiare con la roba in mano,e mi chiedo se ho fatto bene.


Davanti allo specchio mi prende la voglia di misurarmi di nuovo.Quando appoggio appena (secondo tutte le riviste specializzate e i siti web) il metro elastico alla vita subito lo tolgo e lo riaccartoccio.Entro in bagno e sulla tazza comincio a piangere,o comunque la cosa che gli va più vicino.Ho i capelli sudati.Controllo la borsetta coi tranquillanti.Controllo il mio viso che sta fingendo di far risalire le gocce di sudore.Quelle di pianto si seccano,come per noia.


Sono io che prendo a calci lo specchio.Ma in tutte le azioni pensate,e non messe in pratica,vado al rallentatore.Ricomincio.Sono nuda.Una lettera.Un diario.La bustina di Fedra.A coprire il regalo.


La prendo tra le mani.Sessantadue,dico come in playback.Non piango.Non grido.Sessantadue.Le mie mani curate e ossute,promanazione delle mie braccia da ex eroinomane,la reggono come se non avessero fatto altro.Ho forse sconfitto la dipendenza da oppioidi e invece mi sono fatta inculare da questo specchio.Do la colpa ai dietologi.Agli psicologi.Agli spacciatori.Alle feste a Long Island o a Hollywood.Do la colpa ai luna park della mia mente.Ai libri sbagliati che ho letto.Al tempo perso,che sta sempre dietro ad altro tempo perso.All'oroscopo della Vergine.Che vita grottesca,è stata! L'intestino è là,dice e non dice,ma è come se si dissociasse,a modo suo.Com'era quella storia:"Ogni pistola ha la sua voce e questa la conosco"1.O la conoscerò.I passi dell'Uomo Scarabeo.Città più sicure.Eccetera.Usare l'indice per giudicare e,in un modo o nell'altro,è quello che riesco a fare, ancora una volta.


 


Jeff Buckley


1 Battuta dal film "Il buono,il brutto,il cattivo"



7 set 2013

Cairo

- C'era un cadavere sul Missisippi.Le onde lo scorrazzavano tranquillamente.Era inverno.L'hanno visto anche fino a Baton Rouge,in Louisiana


-Quando andrai laggiù,per espiare i tuoi peccati,racconterai tutte queste cose.Dio ti starà ad ascoltare:sai,dicono che sia un tipo paziente


-Allora,potevo avere quindici anni,forse sedici...Stavo per scendermene e tornarmene a sud


-Perchè a sud ?


-Perchè era un po' più a sud di qua, che l'hanno visto


-Quindi hai sentito solo quello che ti hanno riferito.Magari nei tuoi sogni.


-Tutti aspettavano che una botta della corrente lo rivoltasse,così da scoprirne la faccia


-Come quando c'è sangue che cola,placido e diretto,sull'autostrada.E tutti si fermano a guardare.Occhi fissi su pezzi di stomaco e budella.Dicono ci sia un canale clandestino dove 'sta roba la riversano.


-Lui...insomma: nessuno ne ha visto la faccia...


-Perchè dici "lui"? Magari era una donna


-Perchè dici, "era" ? Forse si trattava solo di un maledetto ubriaco,e alla fine si è salvato


-Come no? E poi è andato a bersi una birra in qualche posto...


-Ragazzi,Dio è davvero paziente,dicono;ma io no:decidetevi a dare quelle carte


-Aspetta: possibile che nessuno ne abbia scritto nella cronaca cittadina ?


-Dai quelle carte. Ehi,tu,ti decidi a sederti ?


-Oggi l'acqua del fiume è agitata


-Ehi,Jim Crow,siediti


-Figlio di puttana,lo sai che non mi piace quando mi chiami così...ma proprio niente


-Lo sai che ti voglio bene:lo sai o no ?


-Dai,smettetela di cazzeggiare e cominciamo questa cazzo di partita


-Non aspettiamo Chaney ?


-E' un po' che non si fa vedere ?


-Sai qualcosa ?


-C'è chi dice che il figlio sta divorziando,chi dice che la moglie stia male...


-Sua nuora non era quella tipa che somigliava a Deborah Unger ?


-Già...brutta storia gestire donne così


-Come dice Cormac Mc Carthy "I piaceri che danno le donne belle non valgono i guai che portano"...o qualcosa del genere


-A me un po' di quei guai non dispiacerebbero


-Perchè sei un incosciente


-Alla fine,solo una scopata. Quel coglione se l'è sposata,invece


-Tu non l'hai mai potuto vedere da quando si è lasciato con tua sorella


-Giochiamo ?


-Ehi,e se fosse stato un negro ?


-Chi ?


-Il tizio del fiume


- Ancora con quello ? Dai,amico, i tuoi incubi raccontali allo strizzacervelli, qui abbiamo cose più serie da fare


-Voglio dire:magari era ancora il tempo della segregazione...lo sai come vanno queste cose qui a sud,lo sappiamo tutti.


-Ehi,per me sono tutti fratelli


-Ai "Fratelli" !


-Anche quei ragazzi che hanno stuprato la figlia del droghiere..come si chiamava ?


-Therese


-Ecco,lei: per quelli ci vorrebbe il cappio.Un cazzo di spreco di elettricità mi pare già troppo


-Non gli hanno ancora presi,però.


-Dicono che fossero in cinque


-In sei,ho sentito. C'è qualcuno che li difende...


-Questa merdosa città non ha eroi,non ha carnefici: solo qualche causa di divorzio e qualche vagabondo


-Forse venivano da...


-Giochiamo ?


-Stiamo già giocando,questo è il gioco della verità.Com'è vero che adesso sta tramontando


-E infatti manca ancora un po'


-Dì,ce li hai gli occhi: lo vedi il cielo rosso ?


-Dov'è il cesso ?


-Come se non la conoscessi,questa casa...


-Tu cambi sempre tutto,un sacco di lavori di ristrutturazione


-Oh,sapete:oggi ho visto il sindaco


-E allora ?


-Niente,entrava dal calzolaio


-Sai quanto ce ne frega.


-A New York eleggeranno quella lesbica


-Oh,di quello che vuoi:a me Christine Quinn piace


-Pure a me


-Tutto a posto ?


-Hai il lavandino che perde.


-Si,è storia vecchia.Quando c'era mia moglie a queste cose ci pensava lei.


-Sta sempre in Europa ?


-So mica.Il tizio con cui sta fa il commesso viaggiatore o non so quale altro lavoro del cazzo,per cui è costretto a girarsene in lungo e in largo


-Alle donne !


-Eh...ma giochiamo ?


-Hai voglia di rifarti,vero ?


-Dio,è davvero un tipo paziente;un po' come il banco a Las Vegas:attende.


-E poi ?


-Beh...


-Sei mai stato a Las Vegas ?


-Sei mai stato a Las Vegas ?


...


-Ehi!


-Cristo,un dottore !


-Ah !


-Che merda che sei !


-Ci cascate sempre come dei coglioni


-Ok, do le carte


-Ehi,dove stai andando ?


-Alla finestra.E tu prendi il mazzo nuovo che ho comprato io,sta giù in macchina.


-Ero affezionato a questo mazzo,però è vero: c'è il 9 di picche che è praticamente consunto,e non è il solo...guardate un pò...


-Tienitelo per ricordo,insieme a tutto il resto


-Cristo,com'è agitato il fiume,stasera...


-Come sta tua figlia ?


-'Nsomma:dice che vuole andare a L.A per partecipare a uno show


-Roba di cinema ?


-Roba di talenti musicali,American Idol e puttanate del genere


-L'hanno presa ?


-Farà dei provini


-E tu non dici nulla ?


-La madre ha avuto l'idea. E quando una donna ha un'idea...


-Due donne


-Si,vero, due donne: non si può certo dire che lei non ne fosse entusiasta.


-Con questo caldo,a sgomitare come una sgallettata,contenta lei


-Ehi,mia figlia non è una sgallettata,attento a come parli


-"Come una..." ci senti,verò ?


-Era meglio quando facevi finta di crepare


-Oh,ce l'hai fatta,finalmente. Butta giù 'ste carte del cazzo.


-Tu ce la fai a toglierti dalla finestra e bruciare il tuo culo su questa sedia...


-...Finchè Dio non deciderà che siamo prede di Morfeo


- E così sia


- Ce la fai,allora ?


-Ehi,ragazzi,venite a vedere,c'è qualcosa sull'acqua...


 


Jim Crow


Deborah Kara Unger


Christine Quinn


Cairo


 

6 set 2013

Le ville comode (dei pacifisti)

Sarà un altro Vietnam,sarà.


D'altronde era ciò che paventavamo


Dobbiamo mobilitarci:un altro pò di tè,cara ?


No,non posso:devo andare ad acquistare dei completini Prada che...


Cosa?


Dei completini Prada che...


Armani,al limite Gucci ma Prada..Comunque questo tè inglese è davvero soave,invitante


Ho letto sul "Wallstreet Journal" dei civili uccisi da Assad,pare che sia...


Ti sei ricordata di rinnovare l'abbonamento a Sky?


Shhhhhh...stanno facendo vedere,in diretta,il bombardamento di Damasco


Allora esco dopo,voglio documentarmi


Ehi,che fai?


Lo videoregistro:c'è la partita che comincia


OK,Io esco. Ricordati di telefonare ai nostri amici per la manifestazione.E agli "amici degli amici" per il concerto.Li voglio tutti,su quel cazzo di palco.


Papà,mamma : dopo la nostra manifestazione e il nostro concerto il dittatore sanguinario fermerà il bombardamento ?


Sei troppo piccolo per capire


Ciao,cari: non sembro proprio,Miuccia Prada ?


"Continua l'emergenza in Siria.Strage di civli alla periferia di Homs.Le forze pacifiste europee si mobilitano in massa per un gigantesco sit in..."

1 set 2013

Susan

Mi piacerebbe raccontare la storia di Gerty Salomon,Mery Shaw,o magari quella di Florence Dain;tutte tipe in gamba,non c'è che dire.Si da il caso che abbia deciso,invece,di raccontarvi la mia,e di come presi il camion e tutte quelle storie di miglia percorse-o almeno una parte.E se questa storia comincia devo dire grazie a Frank Sinatra.Le cose stanno così.


***


Si da il caso che fosse stato veramente il caso.Cioè:quel negozio di parrucchiera sarebbe andato avanti per miliardi di anni,di madre in figlia e via così.Anche le facce che lo frequentavano erano sempre le stesse:donne tra i venti e i cinquanta,in massima parte,convinte che l'America è il migliore dei mondi possibili e,tanto per non sbagliarsi,che perfino quaggiù,profondo Sud,sia il miglior buco che ci sia.Inutile che vi dica il nome,tanto non lo conoscete.


'Nsomma:si da il caso che una di queste donne era una fan di Sinatra,ed era un po' la leader tra le avventrici;perfino la padrona si sganasciava a sentirla.Qualcuno diceva che subito dopo la guerra avesse avuto una storia proprio con Frank.Si,dopo la guerra perchè questa ragazza che vi racconta che le è successo,in questo negozio di parrucchiere per signore,stantio,sta proprio sopra la testa di 'sta tizia,Florence,a tagliuzzarle i capelli.Il calnedario che è alla sua sinistra segna pure la data:19 maggio 1967.Ora,si da il caso che tra le altre clienti ce ne fosse una che se ne fregava di tutta quella roba tipo le canzonette,i pettegolezzi,chi scopa chi.Andava là per farsi la permanente e,per quanto ne sapevo,avrebbe pure potuto vedere il cadavere di Sinatra spiaccicato per terra:lei sarebbe passata oltre,non degnandolo nemmeno di uno sguardo.Le altre donne la salutavano appena,ridendo segretamente di lei.Le frenava,nel cazzeggio irrisorio,il fatto che la tizia-il suo nome è Sandra- aveva procreato una bimba che,in questa fulgida primavera 67,ha nove anni.Si chiamava Peggy e aveva una gamba di legno,dalla nascita.Showdown:


Alzala 'sta cazzo di radio,su...


Eh,quando Frank attacca con "I get a kick out of you" io non mi tengo.Com'è che dice?


"La mia storia è troppo triste per essere raccontata..."


No,quello...quando fanno il coro


Ah,si:"Non mi da la scossa lo champagne,l'alcool puro..."


"Non mi ubriaca affatto..."


Altro che Elvis e merdate del genere e...come si chiama quello nuovo,quello drogato,quello che...


Jim Morrison,dici -intervengo io


Brava Susan,proprio lui


(e così ora sapete come mi chiamo)


Mah,a me quando guardo i Doors che cantano "I looked at you" mi viene da vomitare. Questa è la voce di Gerty Salomon,una mia coetanea bacchettona.Una di quelle ragazze nate vecchie.


'Nsomma,chi dice e chi non dice,ecco che tutte decidono che si deve alzare la radio.


Florence, "quella che ha scopato con Sinatra" ha il volto di Doris Day,ma una Doris Day psicopatica;sper il resto,il viso è proprio quello,niente da dire.


Vabbè,la signora Dain alza la radio.La padrona è la che se la ride.Quando Peggy comincia a piangere (è appoggiata a un divanetto e sfoglia oziosamente una copia di "Newsweek",che in copertina c'è una tizia popputa che risponde al nome di Jane Mansfield.Noi ancora non lo possiamo sapere ma tra quaranta giorni morirà in un rovinoso incidente stradale). Comunque:appena il volume è a palla Peggy comincia a piangere,a urlare,si da botte sulla gamba sana e pure su quella offesa-che è la sinistra.La madre è sotto il casco,non dice una parola,pare che non respiri proprio.Quindi Florence,se ne esce,per riportare la bamboccina a più miti consigli"Baby,questo è il grande Frank,se oggi non puoi,un giorno certo lo capirai" e via con queste menate.La padrona (prendete una qualunque parrucchiera sui cinquanta,appena più grassa e dal seno straripante,solo con i capelli mori invece che biondi) rincara la dose,stronzetta: "Fa la brava,Peggy,va fuori".Vedo ora come fosse adesso eccetera la madre che fa un cenno,così le tolgono il casco.Nessuno dice niente finchè sono uscite,tenendosi per mano.Eh.lo so-lo -vi piacerebbe che io fossi interventuta e avessi spaccato la radio,preso Florence-con la sua faccia psico- e la padrona a calci in culo.Non è che mi sarebbe dispiaciuto troppo,non a vent'anni.Invece me ne resto là con le forbici nella mano.Guardo il calendario.Guardo i vetri.I mazzi di capelli per terra.Frank sta cantando ancora,non sembra volerla finire.


Un pretesto.


Un motivo.


Mi tolgo il grembiule e lo getto a terra.


Cazzo fai? -dice la padrona.


Mi sono appena licenziata -penso,ed esco fuori,all'aria aperta.Frank continua a cantare e,forse,sta ancora cantando,da quella frequenza;io non ci sono più tornata.


***


Dico-la sera stessa- a mia madre che parto per l'est-che sarebbe New York.Ma glielo dico per telefono,perchè lei vive in un'altra città,mentre mio padre è in manicomio per aver sogozzato Mery Shaw,un mucchio di tempo fa.Il vero ostacolo è di convincere la tizia che mi ha affittato casa a ridarmi la mensilità che le ho versato proprio ieri.Ci riesco,lasciandole in regalo il tascabile de "I peccati di Peyton Place" e qualche altra cianfrusaglia.


Parto all'alba,c'è nebbia,non si vede un cazzo.Però,sia come sia,a Sandra e Peggy le vedo,che sono là nella piazza dei bus,tipo per salutarmi.


Sei una ragazza tosta- mi fa


Che vuol dire tosta,mamma ?


Che...


Che sto per andarmene- intervengo io,ridendo,e stringendole la mano,appoggiando un buffetto a Sandra


Senti,ho sentito che vai a New York. Ecco...laggiù chiama questo numero,so che cercano gente


Beh,avevo un paio di idee ma per iniziare...Grazie...


***


In realtà quel numero mi salva il culo.Si tratta di un posto di merda in una fabbrica.Io sono bionda naturale,ben fatta,tra qualche decennio potrò dire che Brittany Murphy mi assomiglia.Per ora passo per "quella fica bionda là",che stringe i bulloni".Però tutti bravi coglioni,nessuno che mi dia fastidio.Sempre pensato che gli stronzi veri sono quelli con l'etichetta o il dottorato.O sono stata fortunata.Anche il capo è uno in gamba.Assomiglia in modo imbarazzante a Micheal V.Gazzo. Un tipo schietto.


Ti devo parlare,andiamo nel mio ufficio.  Mi squadra come se non ne avesse mai vista una.


Di,li sai guidare i camipn?


***


Così Susan comincia a guidare i camion. Per una settimana vado a Buffalo e un tizio di nome Jeffrey mi dice che è più facile a farsi che a dirsi.E ha ragione.Così due settimane dopo ho la mia bestia pronta,color acciaiio,con una bella freccia rossa a spaventare i cinghiali dell'entroterra,di notte.Per ora devo solo portare dei carichi di gomma a Boston.Jeffrey mi dice " in culo alla balena" e cose del genere.Ma quello che deve averne bisogno è lui,che tra due mesi parte per il Vietnam;un'altra storia interessante:un giorno o l'altro ve la racconto.


Poi un giorno il capo dice che io e Lothar-un tipo che è tutto il suo nome,grande ed imponente,come un pugile suonato,però più massiccio-dobbiamo andare per prelevare un carico in Nevada.Io a Las Vegas ci sono stata mai.Solo che c'è un imprevisto.


Hanno il pepe al culo,ecco cosa


Lo hanno estratto -gli faccio


E intanto vanno a fare gli eroi e lasciano me nella merda


Così continua a sputare pezzi di fegato contro "quei figli di puttana miserabile che vanno a morirsene in Vietnam come dei coglioni".Fuochino.Lothar perderà i testicoli e le braccia,a Saigon,ma tornerà. Il capo mi guarda risoluto.


Oh,pure tu hai intenzione di partire per la guerra ?


E lo fisso per un secondo in più così da rendermi conto che non sta facendo del sarcasmo.


***


Parto poco prima delle nove.Il vento fa paura,a dirla tutta.E poi mi spiace lasciare questi ragazzi qua in autunno.


Mi spacca la paura del mondo,mentre salgo su questa bestai di ferro,sola,e per una destinazione lontana.Tolgo da sotto il culo un libro di poesie di Ginsberg che chissà come  ci è finito.Poi mi dico che al Presidente farebbe bene un giro sulla statale;sapete,quei pensieri sparsi,al posto del caffè.Ingrano la prima.Ormai so guidare come un uomo.


Susan se ne va,ragazzi- e lo dico così forte che io stessa sobbalzo.Accendo la radio.C'è Janis a dire che "Easy rider",perchè tutto è scritto.Ci sbadiglio un po' sopra,poi ci penserò.


E quando sarà di nuovo notte,da qualche parte,gli incubi derelitti giureranno che ci manca un tanto così. Allora,forse,vi racconterò il resto della solfa.Per ora, se abbassate le palpebre,il mio camion che si fa luccicare addosso il sole dorato lo immaginate sicuro.Ci giurerei.


 


I get a kick out of you


I looked at you


Easy rider


Brittany Murphy  Questo racconto è a lei dedicato.