> il mondo perfetto: marzo 2013

27 mar 2013

Sabrina for ever

Sarebbe ingiusto relegare il bel risultato dell'opera prima di Giorgia Farina alla sola interpretazione di Sabrina Impacciatore.Mai visto recitare così bene la Capotondi,e pure la Gerini sfoggia un'ottima performance,nella parte della escort trapiantata in Sicilia, dove si svolge il tutto.Eppure...eppure...Sabrina Impacciatore,nella parte di Crocetta Bonsignore,donna schifata dagli uomini per la sua presunta scurta(la jella,in trinariciuto)e chiusa nello stereotipo della donna meridionale degli anni '50.Dentro un personaggio così banale e retorico non era del tutto facile muoversi senza rendersi ridicola(cosa ben diversa dall'essere comica)e l'attrice romana(come peraltro le due colleghe)ci riesce in modo sublime.Sarà che questa interpretazione mi ha riportato in mente, tipo in due secondi,la mitica Monica Vitti de "La ragazza con la pistola"(1967),il più ribelle dei film di Mario Monicelli.Le trovate del film non sono stranuove ma tale è l'intensità della Impacciatore da vivificarle.Ormai,da anni,il cinema italiano produce soprattutto aborti.Quando poi si parla di commedie si entra sempre in sala aspettandosi il peggio.E peggio non è stato.La trasformazione da beghina a disnibita avviene,prevedibilmente ma,ci posso giurare,la simpatia dello spettatore va a Crocetta,prima dell'evoluzione.Quel dialetto davvero mutuato dal film londinese della Vitti, quel personaggio così caricato ma senza inutili gigionismi, ci consegna il piacere di vedere una bravissima attrice,per una volta chiusa in un'opera dignitosamente divertente e non in un vaudeville di tette e culi al vento,preorogativa categorica della smandrappata commedia all'italiana degli ultimi vent'anni(senza,peraltro, avere "volti" come quelli di una Fenech o una Carati...).Sabrina,e tutte le altre attrici talentuose,giovani e meno giovani,riusciranno a vivere i prossimi anni in un cinema la cui qualità è misteriosamente,troppo spesso,latitante?


                                      


                                


 


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Sabrina Impacciatore

25 mar 2013

Ad ogni costo

Non credo ai governi ad ogni costo


gente che si è scannata fino al giorno prima


ora vorrebbe convincerci


che per il bene del Paese fa la pace


non credo ai sepolcri imbiancati che fanno la rivoluzione


non credo ai maestri e ai temporeggiatori


non credo alle banche e alle imprese


perché so(oh, si) che continueranno a fare-


che ci sia un governo o meno-


in silenzio i loro sporchi affari


i poveracci che dormono per strada


la gente che va a mangiare dai preti e dalle suore


ma davvero crediamo che un governo di larghe intese


risolva i loro problemi?


Fate in fretta, coscienze fredde, torniamo a votare e “amen”.


Ad ogni costo...ad ogni costo si programmano solo


i falsi alibi dei fallimenti


il vostro fallimento


perché il prossimo bla bla bla


continuerà a lasciare le cose intatte


e i poveracci continueranno a buttare


le loro schiene seviziate sulla strada.

23 mar 2013

Teatro off ! (cap.6)

Sandie è davanti al teatro con un’espressione del viso che dice che la sua storia sembra finire.Guarda con profondo rincrescimento il marciapiede e poi,lentamente,la porta del teatro.Scuote la testa.Come in un flashback apocalittico la vediamo sul palco,piangere e togliersi il cappotto,buttarlo per terra.Il regista è un tipo sui trenta,ha il pizzetto e una faccia a dir poco antipatica.Forse è giorno perché da fuori entrano bagliori incresciosi nel teatro.Il regista antipatico dice qualosa all’assitente –che sembra il suo clone,se non fosse che non porta il pizzetto ed ha una decina di anni di meno.L’assistente si avvicina,molto molto lentamente,come in preda a un rimorso,a Sandie.Lei scoppia a piangere.Ora la ritroviamo con lo stesso vestito di allora,praticamente identica,se non fosse per il particolare che le lacrime ora non sgorgano ma sono sul punto di farlo,come se una forza primordiale(oltre all’orgoglio) impedisse di farlo.Borbotta in maniera goffa il pezzo del suo provino,che potrebbe essere un pezzo di Brecht,se il suo borbottio fosse appena udibile.Si toglie il cappotto,con la stessa lentezza con cui l’assistente del regista gli ha comunicato la ferale notizia,Lo adagia,sempre più lentamente, sul marciapiede.La sua cura maniacale nell’adagiarlo potrebbe essere scambiata per un’artrosi alle mani o per un tremito convulso.Sono invece solo le lacrime che escono a fiotti.Ma quando inziano a scendere il cappotto è già adagiato sulla strada.Da qualche parte, forse un bar, forse la mente di Sandie,si sente Marianne Faithfull cantare "As tears go by".Di spalle,con andatura disincantata(ossia come chi non si aspetta più niente dalla vita) vediamo Sandie allontanarsi.Un topo esce da una fogna e si adagia sul cappotto.Nel marciapiede l’unico segno di vita sembrano le ultime parole della canzone.Anche se non la vediamo,nulla ci vieta di immaginare che Sandie la sta cantando,passandosi rozzamente  la mano sul naso(forse non ha voglia di prendere il fazzoletto dai jeans o,magari,il suo fazzoletto ora è nel cappotto ed è stato smembrato dal ratto).

20 mar 2013

Una poesia cattolica

Qualcuno si è svegliato


come in preda ad un attacco viscerale-


se fosse un incubo sarebbe un incubo zeppo di graffi-


qualcuno si è svegliato dal coma


cose che capitano,cazzo,


quando preghi troppo o non preghi affatto


ogni giglio nei campi


ha due nomi ma un volto solo


c’è una chiesa in cui credi di entrare


ma quasi hai paura


di bruciarti vicino alle candele


di morire annoiato nella polvere


allora sogni,sogni e risogni


la camminata-libero-che stai facendo


ed immagini le vetrate dell’edificio


ma in una domenica mattina degli anni ‘70


quando tu non eri ancora nato


e forse questo palazzo era davvero più nuovo più pieno- vuoi immaginare anche meno stantio,e siccome non è una fantasia complicata,lo immagini-


ma in realtà hai ripreso ad andare


per un mondo di rumori,silenzioso


sebbene tu non abbia assegnato alla tua poesia un nome


(perché ormai per te la poesia è solo gioco casuale,non sostituisce più le parole ma le completa)


e non hai nemmeno gridato nulla ai gigli spezzati


che l’ultimo inverno lascia morire là,indifferente


la chiesa sorveglia il tempo e dice “si.”


perché è l’unica risposta che le concedi.


dove si trova Dio ?


dove respiro nel (sogno di un) pianto


e se gli ultimi versi sono quasi cattolici


la vita è solo del mondo,


come un lucore stranito in mezzo ai passi.

12 mar 2013

Peter Pan deve volare

Non raccontateci favole


fate si(si!) che si raccontino favole


non chiuderete le porte all’amore


allora siete barbari e senza cuore


avrete dei figli,un vostro amore?


sapete che vuol dire non avere un posto


dove stare?


Peter Pan deve volare


non vogliamo più ascoltare i campanelli della vostra ipocrisia


voi pensate a fare guai e poi dite”Non è colpa mia”


il vostro intimo di sfratto è un fatto


(vergognoso)


le vostre imposizioni sono chiare


le vostre pigioni sono care


siete solo delle ferraglie,degli uncini arrugginiti


ma ci fate o ci siete,siete infami o svampiti?


prendersela con dei bimbi in malattia


non è applicare la legge ma la vigliaccheria


non infangate quest’isola pulita


deturpandola col vostro fango


con le vostre soluzioni senza uscita


ma la sapete la distinzione tra saper amare e saper contare?


Peter Pan deve volare


se crescere significa


diventare calcolatori e cinici come voi


allora resteremo bambini nell’animo


ma se penso a tutti quelli che non restano


sull’uscio della loro indifferenza,mi rianimo


e mi sembra di vedere attorno meno cuori aridi


come quelli di chi non vuole affogare tra i pavidi,


perchè è solo naufragio il respirare tra un’alzata di spalle e l’altra


un inquieto sopravvivere:


vi lasciamo nella vostra melma


perché certe ali non si possono tarpare


perché il cuore puro si deve librare


perché Peter Pan non ha dimenticato;


Lui sa come si fa a volare.


 


sito ufficiale associazione onlus Peter Pan

9 mar 2013

La lettera scarlatta:(non)mettere in prigione le immagini

Preservare certi film è un dovere morale,non solo cinefilo.Amare certi film è un colpo di fulmine;averli scoperti in ritardo è una colpevole omissione artistica.Wenders è stato, come quasi tutti i grandi registi,autore da immaginario collettivo,meritevole sempiternamente di monumentali monografie e gratitudini.Questo suo “La lettera scarlatta”,del 1973,è tra le opere pressoché sconosciute al pubblico.Se,nonostante l’omologazione Rai imperante da un ventennio,esiste ancora un programma(“Fuori orario”,terza rete) che manda in onda questi gioiellini sembra, almeno per 90 minuti,avere un senso perfino l’infame canone.Il suo film n.3,dichiarò Wenders,aveva lasciato tutti scontenti(“chi si aspettava un drammone non fu soddisfatto,chi si aspettava un film storico non lo fu egualmente;chi era venuto per i divi,Senta Berger e Lou Castel,nemmeno.”).Forse,è lecito pensare,il più deluso-o perlomeno sorpreso-fu lo stesso Wim visto che “la lettera”è il punto più atipico e meno filosofico(e “filosofale”) della sua vasta cinematografia.Non c'è ricerca,non c'è astrazione.Il maestro  tedesco non indugia sui massimi sistemi ma fa alta drammaturgia,seppur in punta di piedi,sembra un Fassbinder in sedicesimo.Concepisce dialoghi di una semplicità e naturalezza intonse.Mitica Senta Berger e bravissima Yella Rottlander(ovazioni reiterate alla direzione wendersiana, trattandosi di una bimba di otto anni) come pure l’ hollywoodiano Hans-Christian Blech.Menzione d’onore a Yelena Samarina,in un ruolo defilato ma intenso.Ogni singola inquadratura dell’opera è essenziale senza rinunciare nemmeno per un battito di ciglia ad essere artistica e il direttore della fotografia(Robby Mueller) è praticamente il corresponsabile di un classico perfetto.Sarà tempo,per chi ama il cinema,di mettere da parte un po’ di soldi e comprarsi un dvd recorder o,davvero troppo ingenuamente,sperare che in questo paese non si boicottino le produzioni migliori in-castrandole,impunemente, in orari da vampiri.Confidando così che la memoria si inceppi definitivamente e nessuno celebri più l'epoca in cui si facevano ancora le cose con coscienza,passione,genialità;improvvisazione,a volte,ma non approssimazione.Non ci sperate.Noi siamo qui per ricordare quel tempo,con parole ed immagini.



Dedicato a Senta Berger e Yelena Samarina

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Yelena Samarina (1933-2011)


7 mar 2013

Discutere!

La politica


gli ideali


magari se va meglio la Baviera o il Friuli


per questo mi piace discutere


non mi piace discutere di pettegolezzi


non mi piace discutere di lavori condominiali


non mi piace discutere sugli incidenti d’auto


non mi piace discutere di diete dimagranti


non mi piace discutere di calendari sexy


(che comunque è sempre meglio che discutere di lettere condominiali)


non mi piace discutere delle previsioni del tempo


non mi piace discutere con i prepotenti


non mi piace discutere di calciatori analfabeti


non mi piace discutere dei film di cassetta


non mi piace discutere con quelli troppo buoni,perché ne diffido


non mi piace discutere con chi


non capisce la differenza tra infervorarsi per un’idea ed offendersi


non mi piace discutere


quando le luci della sera


smaltano di giallo il vecchio fiume


e la futilità è bandita


senza discussioni o dibattiti,


con uno sguardo.

5 mar 2013

Viva la libertà candidato agli Oscar?

Tolto l’eterno ed impareggiabile Bertolucci non mi sembra che il cinema italiano recente abbia prodotto cose migliori di questo “Viva la libertà” di Robertò Andò,dal suo romanzo “Il trono vuoto”.Pensavamo che la storia dei gemelli che si scambiano fosse trita e ritrita,e perfino che Servillo non potesse continuare all’infinito a replicarsi in film tutto sommato di media fattura.Tutto questo pregiudizio viene sbertucciato da un filmetto(pochi mezzi,parecchio investimento su grandi attori)geniale.Certo,la parte del segretario depresso(e depressivo) del “maggior partito d’opposizione” sconta luoghi comuni affollati,mentre quella del “pazzo”, sua goccia d’acqua-scheggia impazzita,è il vero epicentro dello spettacolo.Momenti che rischierebbero di diventare ridicoli sono,invece, grazie a una direzione degli attori superba,grottescamente perfetti(l’incontro al Quirinale,quello con la cancelliera) fino al chimerico “66% nei sondaggi”…Il film, tutto sommato scivolerebbe verso un happy ending rassicurante senza il colpo di coda del finale.Applaudire il risultato squisito di certi film è un dovere morale.E sapere che non solo il sottoscritto ma gran parte della sala la pensava uguale.rincuora.Menzione d’onore a Gianrico Tedeschi(già fascista pentito ne “Il federale” di Salce,ricordate?)e ad un Valerio Mastandrea atipicamente defilato e inappuntabile.Anna Bonaiuto recita come noi comuni mortali respiriamo.Servillo si conferma uomo in più.Il tutto attorniato da una morale non detta caustica e svuotante:i nostri politici,specie di sinistra, avrebbero bisogno di un clone pazzo ma passionale,a cui cedere il testimone.Viva L’Italia che sa ancora uscire dagli sguardi mediocri a cui i mediocri vorrebbero condannarci.



                               

Il giorno che Godard partì per il Vietnam

E’un falso, questo titolo.In realtà JLG ad Hanoi(Vietnam del Nord) non giunse mai.Non era ffidabile, fu la risposta alla sua richiesta.Da quel momento-parliamo del 1965- il conflitto più sanguinoso del ventesimo secolo fu gettato in ogni opera del cineasta,fino alla conclusione del conflitto stesso(1975).E,per la prima volta compiutamente, Godard riflette sulla “dirty war” con le sue consuete armi:lo straniamento e la citazione.Lo spettatore viene spiazzato e,quasi senza accorgersene, davvero sbalzato nella giungla.E in “Camera eye”, episodio del film “Loin du Vietnam” la guerra dello scriteriato e anarchico(ma solo filmicamente,politicamente è marxista)regista si fa dura.Il lungometraggio è diretto da sei cineasti ed è un lavoro di gruppo,che parte dalla sceneggiatura di Godard e Chris Marker.Il nostro parte lancia in resta perchè-questa la tesi del maestro ginevrino-bisogna ricercare il Vietnam in ogni luogo ed anche dentro di noi,nel quotidiano.Armi di distruzione cinefila che,incombenti, distruggono il vecchio cinema,quelle di Jean Luc.L’errore(sotto puoi vedere l’episodio integrale) caro lettore-spettatore-è quello di guardare questo film come un residuato storico o-peggio-un documentario storico.Questa,invece, è una bomba ad orologeria a 35 mm pronta a scoppiare sui nostri occhi tiepidi,purtroppo abituati all’inedia,ovattati da immagini sempre più sofisticate e,ahinoi,sempre più banali.Se scegli,visionario,di non dare troppo peso agli anni che ha un film ma soltanto  a quelli che dimostra, allora in “Camera eye” ci sono davvero 700 secondi di grande Poesia.Allora può essere il film per te.Quando le riprese davano del tu al destinatario,chiamandolo per nome, trattandolo come Uomo e non come Carne da Macello.Anche per questo la teoria dei “tanti Vietnam”sembra davvero non passare di moda.E la cartolina vietcong di Godard sembra scritta oggi,per chi sa ancora decodificarla.Basta poco:un cervello,un cuore e una testa non omologata.Perchè. come nei romanzi di Salgari,non serve andare al fronte se lo si ha dentro, che brucia.



                            

Quando la merda riaffiora

La vita è esausta sofferenza


diventa vivibile


solo quando la merda non riaffiora


alcuni poeti,che camminano


sembra abbiano il compito


di gettarla negli occhi altrui


ma non per dire: “ehi,hai visto? te l’avevo detto”.


solo perchè finora sei stato fermo


barlumi di sole


a macchiarti di bianco

2 mar 2013

Il peggio del '77

Compagnie di Gesù, Massonerie,

Manuali Cencelli, Egoismi della Borghesia

io chiudo gli occhi e andate via.

Accredito allo Ior,pidduista,

pomeriggio del Dolore e spot di Dior

io chiudo gli occhi e non esisti.

Consigli delle banche,reality show*,

veterani brigatisti,squallidi loft

magazzini stipati di carne per cani

gli avanzi buttati per esseri umani

amanti tossici si abbracciano di buona lena

sorridono solo se sono in vena

chiedono fiducia

davanti ai supermercati per cena

piangono se non trovano la vena.

Un mondo perso

nella propria insipienza

cercando la luce nell’eccedenza

non c’è giustizia né penitenza.

Io riapro gli occhi e la realtà è lì

con la testa nel cassonetto.



*sebbene si possa obiettare,comprensibilmente,che nel 1977 i reality ancora non esistessero cominciò però ll'epopea della televisione a colori,prologo esiziale per imminente nascita tv commerciali...

(Originariamente compreso in Un paese in autunno; il 3/12/2014 spostato in questa categoria)





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