> il mondo perfetto: ottobre 2012

31 ott 2012

Voce di un aborto

Neppure immaginavi di esser nata,morta


Eppure là fuori alla porta


C’era la vita,sorta


Come in una specie di


Epitaffio

Oliver Stone: gore, ragazzo selvaggio, gore

Forse per creare una sorta di similitudine onomatopea con “Le iene”,beh i traduttori italiani deludono ancora:il titolo originale è “Savages”(Selvaggi).Certo, è abbastanza divertente vedere Stone che scimmiotta Tarantino,in una storia di cartelli della marijuana,tra Messico e California.I tre giovani protagonisti ce la mettono tutta(Black Lively in testa,bella e dolce)ma le cose migliori del film vengono dalle facce “affamate” di Benicio Del Toro e Salma Hayek,mentre non va oltre l’ordinanza-seppur stilosa-Travolta,nella parte del poliziotto corrotto.Ma, come accennato,la vera forza del film-e ciò che lo salva-è la voglia di Stone di fare una bella fotocopia grandguignolesca dei film del “nemico” di Knoxville.Sicuramente il risultato vira più sul grottesco che sul ben fatto ma, come si suol dire, sono incidenti del mestiere.Il doppio finale sa di mezzuccio e la scelta di tagliare la parte della tarantiniana Thurman,non è degna.Il sangue(vedi tortura)va a mille, tanto che si ha spesso l’impressione di guardare un’anteprima del “Dracula” di Argento, che un film di uno dei più grandi registi ‘80/’90.L’erba come sfiatatoio per la comune per l’Africa sa di demagogico e di deja vu.Insomma, tre cose sole salvano questo film(comunque d’autore):il cubano, la messicana e,naturalmente,l’uso della camera di quel selvaggio del signor Stone,irridente le mode,in modo così cafonesco, da farci sembrare che le insegua.Anche i  ragazzi cattivi sanno essere prolissi(nuvole in dissolvenza,of course) e mastodonticamente classici.E lui lo è, ferocemente classico.Oh, se lo è.

altri contributi di mpak su oliver stone

Amour, senza tanti giri di parole

Amour è un film tosto e senza fronzoli, come piace a me.Lo rendono poco hanekiano i ritmi sinfonici e claustrofobici,il doppio argomento tabù(malattia/vecchiaia)ma non si può non ravvisare lo stile del regista austriaco nelle fasi finali, compresa la scena del piccione.Gli interpreti meritavano più del cantore della morte-oh, Riva e Trintignant,leggiadri coturni-il massimo premio della cinematografia globale(Cannes)ma così non è stato.Primi piani e piano sequenza, porte chiuse(blindate) e faticose bugie, tutto sembra matematicamente glaciale-e come potrebbe non esserlo?-in quest’opera universale.A differenza del noioso “La stanza del figlio”,che scippò a”L’uomo che non c’era”(Coen) e”Mullholland drive”(Lynch) una giusta palma,questo qui è un ritratto minimalista che non vuole aggiungere nulla-né frasi storiche,né massime filosofiche-sull’argomento trattato.La genialità del cineasta si riverbera in ogni inquadratura,a cominciare da quelle iniziali che già ci promettono la fine solita del film(e della Vita).Ogni volta che un artista riesce a tenerci per due ore avvinghiati dentro quattro mura-a loro volta dentro un cinematografo-non possiamo che provare riconoscenza per,innanzitutto,non averci tediato e-cosa assai più duratura-per essersi confermato un piccolo genio delle(per le) immagini.Ora,probabilmente,Hollywood forse snobberà questa storia così lontana dai suoi clichè ma-ancora più grave-sarebbe se ignorasse la nomination(almeno) per Emanuelle Riva,che chi scrive tanto adorò ne “Le ore dell’amore” di Salce.Ma,utopico cinematograficamente, ci piace pensare che-usciti dalla porta della vita, con tanto di soprabito-ritroveremo questi due fantastici vecchietti sulle colline californiane,meritatamente- i loro personaggi vincitori, se non sulla signora con la falce, almeno sul cinema di cattivo gusto e che non sa glorificare la morte se non con miriadi di giravolte di pallottole e schizzi di sangue(vedi anche mia recensione imminente  su”Le belve”di Stone).Brindiamo perciò ad Haneke-Riva-Trintignant-Huppert per essersi mantenuti di nuovo tali,pur sotto un cielo fosco e sprezzante di chiara matrice bergmaniana.

Noi

Noi che stiamo qui


Ad aspettare sempre


Che il vento ci rivolga la parola


Che la scuola dei deboli e degli indifesi


Non venga macchiata da risa di scherno


Noi,seppure le conosciamo,


Non giungiamo più le mani verso il padreterno


Abbiamo gli occhi


Abbiamo il cuore


Il modo di guardare tutto e di soffrire per tutto


Noi le nostre voci non le udiamo


Stiamo fermi a becchettare


I pezzi di vita gettati via a terra


Stiamo dentro le case


A leggere le poesie


Che sembrano assomigliarci tutte


Come un vestito usurato ma fatto su misura

30 ott 2012

Tutti ascoltano Saviano

Tutti ascoltano Saviano


Seduti comodi in poltrona


Tutti a dire che è bravo


Mentre versano il brandy e assaporano la tartina


Tutti ascoltano le parole


Tra uno spot e una pisciata di cane


Tutti ascoltano Saviano


Ma chi davvero si ribella?


Si applaude forte per scaricarsi la coscienza


Ma i piedi della propria indifferenza


Sono legati tra il soggiorno e il tappeto


Tutti ascoltano Saviano


Tra un’alzata di spalle e un cambio di canale

La stanchezza

La stanchezza ti colpì come un cane che ha perso la coda


La stanchezza ti colpì come una nuova moda


L'ebbrezza di vivere più non c'è


Tutti vanno via correndo ma lei


E' ancora là nella stanza con te


E' la danzatrice dei giorni perduti


La stanchezza li rende indecentemente muti


 

29 ott 2012

Ai bordi della vi(t)a

Le strade povere uccidono i sogni


I sogni poveri uccidono le strade


Nessuna via d’uscita    


Solo le scatole di latta


Da scalciare ai bordi della via


O per costruire


Vivi pensieri di cartone

La mosca

Tu immagini un qualcosa:


La mosca che da sola riposa.


Io la vedo:


La pioggia spazzare via


Le mosche dai tavoli


Di questo  autogrill emiliano


Le cameriere continuano a pulire


I cadaveri sono ad occhi insorti


Tra nugoli di patatine


Implorano niente di niente


Né l’agonia né la quiete dei morti


Sbattute nei sacchi della spazzatura


Come vecchie puttane


Dimenticate da Dio


Nelle sale d’attesa della stazione;


E se ronzio ci sarà


Sarà quello dei treni dell’aurora


Oppure il ricordo di colei


Che si voleva posare


Su un hamburger al formaggio;


Così ora io ti racconterò di una cosa:


La mosca dalle ali spezzzate


Che non più geme o riparte


E da sola per sempre riposa.

27 ott 2012

Quelle labbra amiche

Avevi rubato


Alle labbra amiche


Un verso di Sandro Penna


Il broncio e un po’ di saliva,


Quello ti rimase


Dopo quel bacio


Su cui avresti riflettuto e scritto.


Avevi depredato alle labbra carnose


Un post it di amori perduti


Le lingue e un po’ di imprudenza


Quelle ti rimasero


Dopo quell’addio


Con cui avresti corso e ansimato.


Nei treni tiepidi e soporiferi


Viaggiatori dagli occhi chiusi


Lasciano tutto l’audio


Alla ferrovia e alle terre annuvolate

Giardini pubblici,dolori privati (cap.2)

Vediamo Sandie al parco seduta su una panchina.Accanto una donna dai capelli bianchi,cotonati, molto ben curati.I vestiti,una giacca e una gonna forse troppo corta, sono invece umili.E’ vestita di chiaro.Inizialmente non sentiamo quello che dicono, anzi, quello che dice(sta parlando sandie).Poi irrompe l’audio, con voce mielata, quasi confortevole,ma decisa, la ragazza sta spiegando l’esatta pronuncia della parola western.il dialogo dovrebbe suonare pressappoco così:


giovane donna: "western, capisci, western.tutti sembrerebbero saper pronunciare una parola del genere e,invece..." E via dicendo, con la signora anziana sempre perplessa.Poi Sandie si alza, saluta con un bacio sullle guance, ripetendo l’esatta pronuncia della parola in questione ed inizia ad allontanarsi.Tra la panchina e il punto dove Sandie è sparita sembra non ci sia nessuno, anche se sentiamo rumori in sottofondo(scolaresche, forse una canzone italiana).


La signora anziana, .guarda davanti a sé, come pensando che sente la mancanza di quella persona che se n'è andata.Poi si alza, non di scatto ma repentinamente(con classe!) e fa elegantemente il gesto di prendere un’immaginaria pistola, sparare, sfiorare con le labbra la bocca di fuoco, e rimettersela, in un’immaginaria fondina. Appena ha finito di riporla eccetera ci accorgiamo che è più giovane di quanto sembrasse.Sul suo sorriso accennato, ma evidente, finisce la scena.Il sorriso non deve essere warholiano ma comunque non istantaneo, lentamente deve sorgere, finchè dopo qualche secondo la camera stacca. E la storia continua.

26 ott 2012

Il ruggito

Una tigre che fugge dallo zoo non è certo cosa nuova.Così, nella città di****,un giorno qualsiasi di novembre,quando il guardiano vide la gabbia aperta sorrise.Pensò che intorno al giardino zoologico era tutta campagna e quindi, ridendo,riferì ai suoi superiori.Concordardono tutti che con la dose di tranquillante con cui era stato sedato,l'animale era una pecorella.Una pecorella smarrita, disse il direttore dello zoo, che certo era il più ironico e spiritoso di tutti quanti.La tigre si era in effetti diretta verso le lontane radure della campagna, passando però per la zona residenziale, dove vivevano i responsabili dello zoo e la famiglie più illustri della beneamata cittadina, compresa quella del sindaco.Nessuna fuga è senza prezzo: correndo la tigre si ferì a una zampa.Procedendo si ritrovò nei pressi del giardino del sindaco: là, pensò i miei amici leoni mi cureranno.Ma, appena entrò,i leoni iniziarono a strepitare e avvisarono i cani lupi della sicurezza interna.Uscì allora il sindaco che imbracciava un fucile e,vista la bestia ferita alla zampa destra,mirò proprio lì.La tigre scappò, trascinandosi,verso le grandi spiagge limitrofe.Appena i bagnanti la videro a terra, lamentosa organizzarono(essendo novembre c'era solo un gruppo sparuto di pescatori, ma più del solito perchè sembrava una giornata di fine settembre)una processione di torce, le loro stesse mogli li raggiunsero:"Bruciamola, bruciamola" gridavano le più sfrontate.Alla fine l'animale perse conoscenza, chiudendo i suoi grandi e impauriti occhi.I più coraggiosi(o che amavano definirsi tali) tra gli astanti la presero e la buttarono a mare.Naufragò su un'isola, che sembrava deserta.Quando si svegliò la zampa sanguinava a dirotto,irrorando di liquido rosso la rena.La tigre vide scorrere tutta la sua vita, pensò a tutti i suoi errori, rivide le facce dei visitatori dello zoo e se,incidentalmente, nessuna lacrima uscì dalle sue pupille dilatate fu solo perchè sua madre, anni prima, le aveva insegnato a non piangere.Mentre stava là,in agonia sentì una voce.Appena gli si parò davanti riconobbe un bimbo dall'aria annoiata che pregava sempre la madre di andarsene dallo zoo,e che si rifiutava di tirare le noccioline a scimmie e koala.Solo la tigre lo interessava,e più di una volta lo sorprese a piangere, guardandola.Riconobbe il pianto, dopo aver riconosciuto il viso,perchè il piccolo(poteva avere sette od otto anni) piangeva pure allora.Si accovacciò sulla zampa ferita e comnciò a declamare dei versi che da poco gli avevano nsegnato i suoi genitori(la tigre li intese come tali)"L'eterno riposo dona...".E come per un richiamo tacito giunsero sul posto i due genitori,e decisero che bisognava bruciarla.Il padre portò via il bambino, che urlava che non voleva andarsene via dalla sua amica tigre.La madre si era procurata un bastone e cominciò a colpirlo in ogni parte del corpo, zampa ferita compresa.Gli occhi della tigre sembravano scoppiare.Le urla del bambino gli arrivavano come sempre più lontane.E la sua piccola mano che gli faceva ciao fu l'ultima cosa che vide.Quando l'ennesimo colpo di bastone gli spezzò l'arto era già in un altro mondo.Un mondo dove gli animali sono animali e gli uomini sono uomini.I genitori del bimbo rientrarono a casa, complimentandosi per l'eccidio."Lo bruceremo domani", disse il padre, trovandosi subito d'accordo, con la moglie.Era una domenica quando all'alba andarono con le torce e la benzina per bruciare l'animale.Ma il corpo non c'era più.Raccontarono al bimbo che un'onda cattiva lo aveva portato via per sempre, come in un sogno maledetto.Le impronte del sangue erano ormai confuse nella sabbia,solo il bastone era ancora lì, trasformato in un ceppo di sangue,come nelle favole nere.

Poesia per una figlia (intro)

Si,tu ora non puoi sapere nulla:
Nè il futuro, nè il passato
Che certo ti apparterranno;
Nè i sorrisi nè le lacrime
Che certo ti apparterranno, anch'essi.
Si,non puoi sapere che il mondo è un posto tristo,
Perchè non sai ancora cos'è la malinconia,
Nè puoi sapere che quello stesso mondo è allegro,
Perchè non hai mai sentito la parola felicità,
Il tuo cuore pulsante sotto le tue mani, raccolte.
Certo, potrei giocare sporco e raccontarti
Quello che vedo,soltanto, coi miei occhi,
Senza fare ricorso a nessun discorso di oggettività:
Ma sarebbe un errore,non di modus operandi
Ma certo di correttezza.
Così ti racconterò questi nostri giorni, e i prossimi-
Fin quando entrerai nella prima adolescenza,e comincerai
A vivere per tuo conto, almeno nei ragionamenti-
Senza rinuciare a parlarti(scriverti) con la testa,il cervello
ed-Essendo io uno spirtio illuministico come "dopo" capirai-
ancor meglio,in una parola sola:
L'intelletto.
Proprio perchè queste mie righe saranno create con tutto il cuore,per te,
Non potevo tradire questa mia piccola impresa/testimonianza
Irridendo alla verità delle cose.
E molti fatti della vita, come vedrai,non sono legati a questo
o quel pensiero(idea) ma sono incontestabili e scolpiti,
A volte nella storia, altre volte nella Vita stessa.
Ogni tanto mi servirò di linguaggi diversi dalla poesia pura(ti risparmio l'uso delle virgolette, finchè potrò)
Come l'hip hop o l'articolo di denuncia(pamphlet).
Illudendomi che possano essere giovanili e dirette
Anche quando tu le leggerai,e comncerai a conoscere e misurare
Le terre dei mondi perfetti, imperfetti e, perfino,con voracità quelli perfettibili.
Un giorno,inevitabilmente sarai ingenua, e dovrò vegliare su di te;
Oggi,invece,magicamente, sei eterea,e dovrò cominciare a pensarti,
E lasciarti camminare e pensare
Il mio lungo e fragile indice, ad indicare la strada,
Da cui, forse, deciderai di non deviare troppo.
ps:
Per quella sincerità che mi contraddistingue, dolce figliola
Ti devo dire fin da subito che questo mio scritto rende,indirettamente,
Un doveroso omaggio a due scritti che non mi hanno indicato
la strada,nè dato l'idea
Ma faranno qualcosa di più e di meno,
Senza interferire nè disturbare:
Mi accompagneranno in questo viaggio lungo questi cieli senza luna;
Forse(ma non credo) la nostra screditata Scuola Pubblica
Un giorno ti parlerà di loro:
"Gennariello"(da "lettere luterane") di Pierpaolo Pasolini
e-ma succedaneamente-"Candide" di Voltaire.
O, più propriamente, sceglierai tu di leggerli e viverli,
In uno dei tuoi tanti dossi liberi che-mi prendo
questa libertà cassandriana-
Percorrerai sorridendo, senza saperne il perchè.


inizialmente compresa nella categoria Un Paese in autunno, la poesia è stata quindi spostata tra le poesie civili , nel capitolo Il poeta deve decidere

24 ott 2012

Footing

Un po' di stanchezza e un po' d'amore

Presi per noia come si deve

Un po' di stanchezza e un po' d'amore

Come porte senza convenevoli

Non chiedo nulla più a Dio

Che questo mio respiro

Che segna la strada

E pervade il fiato

Che lascia le orme a fare un destino

Un po' per stanchezza e un po' per amore

Inutili fughe

Come in tutti gli oblii

Dal basso cantano i passerotti coraggiosi

Senza fatica,non saprei dire

Senza lamenti,per tradizione

Una scaglia di vomito bruno

SOLIDARIETA' A CARLA DI VEROLI E A TUTTE LE VITTIME, A QUALUNQUE TITOLO, DEL NAZIFASCISMO VIGLIACCO DEI NOSTRI GIORNI.

Nazista nato nazista
Spolpato da tare mentali
Cozzato storicamente contro la storia
Cacciato dai blog democratici
Rintanatosi in qualche pagine
Nazista nato nazista
Schizzi di genitori sfortunati
Libri di storia finiti in cantina
Cosa si può dire a un nazi?
Un getto d'urina,su ciò che pensa e che dice
E'più che sufficiente-
Mentre legge, deferente e deficiente, ma con cupidigia
Le cronache sui suoi amici animali
che aggrediscono in branco i soliti licei romani:
Ogni storia ha i suoi paria
Ma nel caso dei testicoli del terzo millennio(giovani nati vecchi)
Ha pure i suoi escrementi, e certo un filo di bava gialla sulle labbra:
Una scaglia di vomito bruno,
Non ha nemmeno odore
Nazista nato
Durante un aborto incompiuto
Eppure sempre rimpianto

Noi respiriamo,invece,la democrazia e le sue sorelle strade.
Alle nostre spalle,i soliti perdenti vigliacchi,
Sulle nostre spalle, capaci,il multiculturalismo.
L'ultima parola,non cari nazitesticoli,è sempre la nostra,in prosa,o in poesia e-sempre-
in uguaglianza e democrazia.

21 ott 2012

L'ultima speranza per una sinistra sociale

Francamente non conosco personalmente Nichi Vendola
Eppure so per certo(la conosco) cos'era(fino a quindici anni fa)
la sinistra(il p.c.i, fino al '90,il pds fino al '95)
Tutti(forse ingenuamente) abbiamo creduto che, concludendosi, in modo perentorio e frettoloso((giustamente, aggiungo)quell'esperienza(il p.c.i)
Ci sarebbe stata una sinistra non più schiava di Mosca ma che facesse la sinistra(lotta all diseguaglianze, AMORE per le lotte dei diritti civili,rispettosa ma non leccapiedi verso il Vaticano).
Tutto ha dimostrato che tutto era sbagliato:
e,oggi(fin dalla sua nascita:un aborto) il pd "santifica" questa propensione.
Con SEL, sembra aprirsi una SINISTRA SOCIALE ma non schiava delle ideologie, che parla alla gente, che vuole buttare nel cestino la stragrande maggioranza dell'esperienza montiana, sempre più cupa e filo-bancaria.
Il pd, partito di centro,oggi(da tre anni, dalla nascita abortita, meglio ribadirlo) non rappresenta più una sinistra sociale, appoggia le politiche che spolpano la povera gente ma, al contrario di questa frase,non parla chiaro; anzi, bara: continua a proclamarsi di sinistra,facendo il pieno(quasi) di rispettabili voti borghesi oppure( il caso più tristo)ingenui che credono che questo partito abbia a cuore le classi più umili.
Per questo, solo con una vittoria di Vendola il 25 novembre si può aprire una discontinuità rispetto alle politiche FMI-GOLDMAN.
Perchè, se le parole hanno ancora un senso,buttare via l'agenda Monti, approvare una serie di leggi sui diritti civili(coppie di fatto,bioetica) e puntare sul rigore delle coscienze e delle anime, non solo(e prioritriamente) sui conti in ordine.
Patrimoniale per i ricchi da far schifo,e indipendenza legislativa dalla Santa Romana Chiesa,investimenti seri sulla Scuola.
TUTTO ciò Vendola potrà farlo, sopratutto se affronterà le prossime elezioni da un punto di visuale privilegiato:
il candidato a succedere all'uomo della Goldman Sachs.
Con Bersani(o Renzi:poco cambia,non fidatevi delle schematizzazioni giornalistiche o le polemiche tra i due competitor) continueremo queste politiche democristiane, in salsa fondomonetario.
Nichi Vendola non è un uomo di potere,è un uomo che ha una visione,non è un becero comunista nè un esponente pd buono per ogni stagione.
Il suo compito(vincere) sarà duro, perchè i mass media hanno deciso di ghettizzarlo, e dare spazio soprattutto agli altri due.
Ma ci si deve provare.
Chi si domanda: voglio un premier che esprima davvero programmi progressisti e sociali? Chi si fa questa domanda e risponde affermativamente ha già deciso.
Nichi Vendola, quando l'autunno sarà pieno, magari una domenica piovosa.Dobbiamo provarci.Non consegniamo l'italia ai democristiani travestiti da falsa sinistra.
Nichi Vendola,perchè sa ancora parlare al cuore e quello che dice è ancora una volta in linea con le immagini di tutta una vita.La sua.
Vissuta a sinistra.Quella vera, quella vera...Perchè,per i milioni di italiani che arrancano, altre speranze non ce ne possono essere.
Nel tardo autunno non andate in letargo, accendete le luci della riflessione, e voterete bene.Se vi considerate ancora di sinistra.
Non ho mai scritto una poesia più politica di questa,
Un pamphlet più sfacciato di questo,
Non ho mai scritto parole più vere.

La seconda parola

Il legiferatore era irremovibile.Non più di una,nessuna eccezione.Aveva deciso, e il Maxigoverno1 aveva approvato,il Maxigoverno2 aveva approvato.IlMaxigoverno3-quello delle radure periferiche, dove si contavano a migliaia i cadaveri  dietro i ciuffi d'erba-non aveva più potere perchè era morto.I pochi che erano sopravvissuti parlavano male, biascicando,più di una parola, per i muti, era sogno di camminate lunari.Il legiferatore aveva il viso da pinguino, a volte, altre era invece una marmotta-ragno, altre(nelle occasioni ufficiali) il viso scavato di un vecchio, con rughe sanguinanti e un abbraccio d'amore mancato.Il legiferatore sbavava, annaspava, però pronunciava tutte le parole che voleva, dai microfoni e dalle stazioni d'ordine(le vecchie stazioni radio) dell'est.
Una donna, fu una donna.
Ecco,vediamo
Zitta
ECCO, VEDIAMO
Zitta, zi...shhhh..
Ne ho abbastanza.
Fuggire nel Paese delle lingue sfuggenti,non era possibile.Il passaporto ritirato a tutti. Solo le emanazioni del legiferatore marmotta-ragno,in veste di hostess o prorompenti e psichedelici culturisti, potevano viaggiare.
Condannati a una sola parola.
shhh...
Ne ho abbastanza.Così la donna uscì per strada e gridò dieci volte il nome di una sua amica,l'ultima che gli fosse rimasta.
"Maria, Maria, Maria..."
Le spie non mancavano.I cani con il muso da topo urlarono,e non tardarono a prenderle i polpacci.Polpacci rossi, dopo un pò.Nessuna eliminazione,la prassi.Il corpo fu spedito sulla piazza.Una corda si trova sempre.Facce da Van Gogh ad osservare.La donna smise di respirare.
Poi un grido:
"Maria...MARIA" gole bruciate e crescenti;
Qualcuno aggiunse "anche noi dob..."
Il colpo del primo sparo.Un fucile si trova sempre.Il legiferatore stava mugolando.Non c'erano bisogno di troppe sillabe per quello.Aveva deciso di trasfigurare il muso da marmotta-ragno in quello di locusta Madre.I trasformatori cibernetici,pur indecisi sulla corretta morfologia di tali elementi,lo assecondarono.

La nostalgia,l'amore,per qualcuno.
Un uomo sta con la testa in un gabinetto.Il giallo del suo vomito è l'estremo della sua testa ridondante.Ha un'idea, anche se l'afasia non aiuta.
"Il mestiere che fai fa paura" le disse Lei
"?"
E ora ripete, come un omaggio tra le lacrime, quelle parole:
"Il mestiere che fai fa paura..che faccio..fa paura"
Quando è sul marciapiede lo scoppio dei latrati dei cani è ancora un eco e, anche se non la dice,ha già una parola in testa:RESISTENZA. E altre se ne aggiungeranno, c'è da scommetterci.
"C'è..." "Da scomemtterci" aggiunge dopo una pausa,senza spezzare però la sua corsa trafelata verso le colline che bruciano.

20 ott 2012

Nazisti:non riesco proprio a capire

Non riesco proprio a capire,

perchè non visualizzo più i commenti di un coglione nazista,oltre che frustrato sessuale.

Lei, che di codesti elementi se ne intende, spero riuscirà a darmi delucidazioni...


Coglioncello,ora hai capito che non ti ci devi mettere

Con chi è (ci vuol poco,in effetti) più furbo e acculturato(ci vuol pochissimo)di te.

Solidarietà forte e senza cedimenti ai tuoi sfortunati genitori.

Goditela la frugal cena, e non rosicare troppo.

Se trovi un muro abbastanza merdoso,indecoroso e diroccato

forse i tuoi commenti potrai scriverli solo là.

Per dare a ogni manovale la gioia di coprirli con un po' di vernice o,meglio,una lunga pisciata.

18 ott 2012

A misura d'uomo

Se un palazzo toglie spazio al crepuscolo
C'è davvero qualche cosa che non va
Così mi sposto a sinistra
Sul mio balcone sul mare
E un cane nero abbaia
E
(Anche se so che non è così)
Mi piace pensare che pure lui
Trovi tutto ciò disgustoso

Il migliore e il ribelle

Uno è nato per partire
L'altro sta per spartire
Uno piange tutti i giorni
L'altro non è là per consolarlo
Uno è fuggito da casa
E non è più tornato
Uno ha perso e ha rigiocato e ha vinto
Uno ha sempre un cacciavite in mano
L'altro un sogno tra le tasche
Uno ha un appuntamento con i pezzi grossi
L'altro sta mandandole tutte a memoria
Ti immagineresti mai
Che siano sullo stesso treno
Uno per caso e l'altro per destino,
Uno seduto e l'altro in piedi

17 ott 2012

Senza rimanerci troppo male

Stai ballando il twist
E ti si spezza un tacco
Ti chini per terra
E quando torni ilare a guardare di fronte a te
Ti accorgi che il suo volto invece è imbarazzato
Un'altra volta invece hai tirato i capelli
A una compagna di bevute
Perchè ti stava canzonando
(Non ricordi più se per i fumi dell'alcool o perchè era proprio una fatta così)
Quando vi siete riviste due sabati fa
Camminavate tutte e due con un bastone accanto
Ma nonostante questo siete riuscite ad abbracciarvi
Forte;
Si,poi c'erano pure
Gli occhi spenti dell'ufficiale americano
Addosso a un muro una notte qualsiasi del '44:
Fa freddo,la neve scende apposta per colpire al cuore
Senti qualcuno dire
"Era una spia/Portate via i bambini/Non fateli guardare"
Come se recitasse una poesia
Perfino quel giovane barbuto con in mano un libro
di economia politica
Che ti gridò che avevi gli occhi come Romy Schneider
Anche se tu li tenevi bassi e sorridevi al marciapiede.
Adesso sei qui in un edificio bianco
Che qualche mente geniale ha deciso di chiamare Ospizio
Ma si sa un nome vale un altro:
Cosi come sai già che ALLORA
A passarti davanti
Non sarà tutta la vita
Come ti avevano raccontato
Ma solo qualche traccia,
Soltanto il tempo di ricordare un altro poco
Senza rimanerci troppo male
Per tutto quello che hai dimenticato
Per tutto quello che non hai mai vissuto
Fuggito dalle ciglia in qualchè chissàdove

15 ott 2012

Femministi

Era un coglione, questo è certo.Lei scuoteva la testa e diceva nonono e io me ne andavo in bagno a sbattere la porta.Ok, alla fine l'ha avuta vinta e l'ha sposato.Ma lui è rimasto quello che era:un coglione.Forse è addirittura peggiorato.Dopo due anni di quella solfa prego solo, se proprio devo,che non abbiano avuto figli.E che non ci pensino a sposarsi.Poi viene mia figlia un bel pomeriggio e mi guarda dritta in faccia, con un'espressione da scampata all'apocalisse e mi fa che aspetta un bimbo.Vede che non sorrido e si acciglia.
Lui che vuole fare?
Un cazzo di niente, cioè: tenerlo.Dice che l'ultima parola è la mia
Per nipote il figlio di un coglione, io direi di no.
L'aborto è un omicidio
Sono sempre i più deboli a pagarla, questo è vero.Ma non esiste.
Cosa,non esiste?
Dio.Se dio ci fosse non permetterebbe certe paternità.
Ohhhh, questo è molto bello: sta di fatto che c'è di mezzo pure una madre, e ce l'hai davanti.
Come sia come non sia mi prendo da sola il diritto di pagare a questo tipo.Fa il medico.Si,lo so,un medico non può essere un coglione, altrimenti tanto vale mandare tutta la vita a carte e quarantotto.Eppure lo è.Lui fa lo psicanalista e questo peggiora le cose.Perchè io faccio la scrittrice.Perchè io faccio parte di un gruppo femminista che si incontra mensilmente per rinverdire gli vergreen dei nsotri tempi: autocoscienze.Le nostre.Perchè quando comincio a parlargli lui me lo ricorda, e mi dice che in fondo...Lo stronzo insomma mi dice senza tanti giri di parole che lui sarebbe per liberarsene
Però gliene devi parlare tu
Col cazzo, strizza(strizza è il nomignolo che gli ho affibbiato)
E' l'unica soluzione.Questo spavaldo trentaduenne non vede altre soluzioni.Per una volta siamo d'accordo.Ma per i motivi più diversi.
Lei l'ha tenuto.Però ha lasciato il coglione, e credo che, tutto sommato,tenere tra le braccia una creaturina che solo sporadicamente potrà essere a contatto con un padre coglione(e che non la voleva) è un gran dono.Non so di chi, ma è un gran dono.Sarà una donna, si chiama Patrizia.
Abbiamo un socio nuovo nella nsotra congregazione femminista:è lui.Quando l'ho saputo ero quasi per lasciare tutto poi mi hanno convinto a restare.Umiliarlo con la dialettica, è il segreto ha detto la più giovane delle nostre socie.Certo è barboso doverlò sentire tutti i lunedì che blatera dell'importanza del movimento femminista, che cita Susan Sontag(del quale,mi dice una volta in un orecchio non ha ANCORA letto niente) sui quadri di Carla Accardi(che non ha mai visto)e forse, se sono abbastanza sfortunate, si porterà a letto una delle socie.Questa sera parla meno del solito e mi guarda, come un pezzo di tronco.Tutto euforico riesce a dirmi che gli dispiace ma tra due settimane dovrà trasferirsi in Canada,un'occasione da non perdere.Silenzio.Nemmeno gli chiedo i perchè del caso.Forse questa è l'ultima volta che verrà alla riunione, aggiunge un po' crucciato.Comunque,si premura d'aggiungere,qualche minuto per tutto il resto si trova sempre,prima o poi.E quando esce non so se essere più felice o costernata.
L'avevo detto o no che era un coglione?

Il cowboy e Sandie Shaw (cap.1)

Un uomo in una stanza inondata di luce sta seduto su una scrivania.La stanza ha solo questo tavolo ed un telefono, appoggiato sul bordo.L'uomo è biondo, sulla trentina, ed ha un cappello da cowboy.Afferra la cornetta e inizia a parlare concitatamente.Una porta si apre, entra una ragazza che assomiglia molto a Sandie Shaw e comincia a parlare per conto suo.L'uomo continua a parlare come se niente fosse.La ragazza si zittisce un attimo poi va verso l'unica finestra della stanza.Fuori c'è central park e "sandie shaw" si volta verso il cowboy e gli fa il gesto di "ciao", quello le manda un applauso e poi riprende la cornetta.Continua a parlare concitato.La ragazza lo osserva ancora per un attimo e poi si chiude appresso la porta.Guarda la porta chiudersi,il corridoio,getta uno sguardo sfuggente all'ascensore e poi scende a piedi.Si direbbe che sta correndo per qualcosa di vitale e urgente, se non fosse che mentre lo fa ride.Dentro la stanza: rivediamo ora il cowboy che fissa poco convinto l'apparecchio telefonico, poi la porta, quindi il soffitto.Il telefono comincia a squillare, lui mette entrambe le mani sotto il mento e dice qualcosa a proposito delle temperature invernali, sul senso dell'inverno.Lo squillo si placa,un raggio di sole sembra ora spaccargli in due il volto.

Drop out cowboy (prologo)

Forse è solo un tizio in trasloco


Forse sta aspettando che spiova


Eppure quello che gli leggi sul viso


E'un disincanto,un abbandono


I suoi presunti vent'anni


Sono diventati trenta o mille


Ed ogni passo sembra confermarlo


Eppure questo non ha nulla a che vedere


Con i tratti del volto o con la curvatura della schiena


Sembra rimasto davvero giovane


Da tutte le parti fuorchè nello sguardo


La città è un immondezzaio


E lui la osserva empio e concupito


Come se,ora,la sua missione fosse un po' più credibile


Va chiedendo ai passanti


Dov'è la tal via e quel certo teatro di posa


Se solo avesse una foto di Lei si sentirebbe meglio.


Abbiamo deciso di non assegnarli nome-


in questa trattazione-


Perchè lui stesso sa che, una volta rientrato nei ranghi,


Non gli servirebbe più, quel nome


Se fossimo in un romanzo di Camus o Balzac, addirittura,


Lo chiameremmo Lo Sconosciuto


E, per aggiungere un po' d'enfasi diremmo:


Lo sconosciuto portato dal vento:


Ma coloro che sono portati dal vento


Non hanno compiti precisi da effettuare


Nè un cappello da cowboy che-questo deve essere chiaro


fin da subito-


Si porta sul viso per nascondere, se non gli occhi


Almeno il ciuffo bondo dei capelli.


Comunque, essendo questa una trattazione


Per immagini,


Non dobbiamo stupirci della quotidianità delle sue azioni


Anche se fanno a pugni con il surrealismo del contesto.


Ora che arriva una specie di alba elettronica ed elettrica


Lo vediamo uscire circospetto dal suo albergo,


Forse fermarsi come dubbioso di fronte a una tazza di qualcosa


di caldo.


E'allora che capisce(e io con lui)


Che la sua vicenda deve riprendere la strada delle immagini,


Forse essenzialmente,ed esistenzialmente, autunnali.


(nota del 19-1-13): capitoletto scritto il 12/11/2012 ma nella nuova struttura di drop out cowboy/romanzo viene pubblicato in modo da risultare come una sorta di prologo; nonchè segnare un mio passaggio personale dalla scrittura poetica a quella in prosa.

Cover

 


made-in-usa-anna-karina.jpg


E le persone normali


decisero di diventare speciali

14 ott 2012

Qualcuno bussa alla porta

In una poesia,
Vorrei che fossero i giorni spazientiti
Vorrei che fossero i giorni senza fiato
E' un cane, quel qualcuno;
Ed è lì per esistere
Nemmeno un suo pensiero andrà sprecato
Porta con se i giorni spazientiti o, se preferite
Rondini troppe ingenue tra la gola rossastra;
In un'altra
E' la rondine che bussa
Un rifugio due ali da salvare
Il misero mondo acciaccato
Da lasciare
Fuori,nella pioggia,dentro al furore dei latrati

Quote rosa(diluvio a 90 gradi)

Il fatto che fosse una troia non mi interessava,il fatto che quella non fosse una donna da sposare non mi interessava.Dissi a me stesso che ricordava qualcuno, quel cascame di capelli biondi.Ecco,si:la zozza vista nel film"Diluvio a 90 gradi", era lei.Che avesse una gemella?Cercai un po' su internet ma niente; benedicendo l'invenzione del web:col cazzo che ricerche del genere le puoi fare un biblioteca.Intanto la smandrappona bionda continuava a parlare, con amore, del suo credo e fottuto sia il mio cuore se io ascoltavo anche solo una delle parole che diceva.Quando una è un pezzo di donna così, scendere in politica è quasi un dovere.O,voi, letterate femministe, mentre storcete il naso e piangete per l'inverecondia, forse un giorno mi darete ragione.Sta di fatto che la tipa di "Diluvio" continuava a stare là e parlare, almeno io volevo immaginarmela così:la gemella porca e procace dell'onorevole che si sostituisce a lei...Provai a mandare un twitt alla trasmissione ma non fu trasmesso, troppo politicamente scorretto, troppo.Dietro ogni redazione tv c'è sempre un certo numero di femministe e, che ci crediate o no,io le amo.Alla fine della fiera il pezzo di carne biondo continuava a menarla su come fosse importante questo e quello, diceva soprattutto il verbo "ricondurre" perchè, se volete saperlo, dopo un pò ne avevo piene le palle di guardare quegli occhi e quel profilo; presi così una sorta di, diciamo, coscienza politica, e mi misi ad ascoltare in modo attento-no,attento non è il termine giusto-beh, diciamo in modo passabile.Ora, voi non potete saperlo,ma la politica mi ha sempre fatto schifo al cazzo però, devo ammetterlo quest'idea delle fiche rosa mi ha sempre attirato, ci ho visto cioè un qualcosa di romantico, ecco.Il mio lato femminista veniva fuori.Poi uscii in strada a dirmi,una volta per tutte,che dovevo smetterla di scaricare porno da internet o andare sui siti:la tizia di "Diluvio a 90 gradi"meritava la mia stima ed un'acquisto puntuale e al dettaglio.Quando chiusi la porta la porca parlava ancora.Il programma elettorale che vogliamo,bellina.
Quello che non mi convinceva appieno, sulle fiche rosa, era il bisogno,per una donna, di un recinto.Però capivo pure la loro visuale: le donne, specie le più fighe,i politici le usavano, le sfruttavano,le diossavano e poi, solo le più furbe o fortunate, ottenevano qualcosa.Per fare una vera carriera,le migliori, quelle più intelligenti,non sarebbero mai state prese in considerazione perchè, spesso,le migliori erano brutte in culo.Si,lo so che pensate: discorsi ovvi,maschilisti,bellezza non significa necessariamente ocaggine etc etc.Ma il fatto è che io la penso così e quindi mi recavo ad affittare "Diluvio a 90 gradi" perchè l'onorevole**** me lo aveva fatto diventare duro.Alla ricerca del coupon della gemella, quindi!Il tizio alla cassa mi fa presente che il mondo è fatto di categorie, quindi si sbrodola per due ore con un altro cliente,tipo un abituale,poi quando passa a me mi dice in due secondi che quel film è fuori catalogo.Addirittura l'attrice in questione ha smesso di recitare e ha ritirato(complice un pezzo grosso,pare, con cui sta ora) ha fatto ritirare tutto quello che ha fatto finora.La legge per cui un pompino non si può ritirare dopo averlo fatto, qui viene smentita.E pure parecchio.
No,non ci sono per nessuno.Non mi perdo un dibattito.Telefono staccato, citofono, il campanello si fottesee, comperato un altro registratore.Il guaio  è che la invitano poco,la bionda,il guaio è che questi politici la tengono troppo in naftalina.Leggo poi su un manifesto che l'onorevole*** presenzierà alla manifestazione per le quote rosa il giorno tal dei tali.Oggi, cazzo,oggi.Mi infilo il giubbotto e sono sul posto in un amen.C'è un capannello di gente: la fresca tira sempre, ecco cosa.Ma lei non si vede.Un tizio dall'aria chioccia mi domanda se voglio firmare per la nuova proposta sulle quote rosa e giù a spiegare,ma io non lo seguo proprio, solo quando dice"l'onorevole***non potrà presenziare" gli ripeto tre volte "cosa""cosa" "cosa" e quello alla fine non mi presta più ascolto. Cazzo,mi hanno gabbato: questo è turlupinare un povero elettore indifeso.Come per incanto me ne sto davanti al banchetto, proprio come un ebete,e la tizia giovane con scucchia, occhiali, filiforme è come se mi dicesse,mentre mi guarda per un attimo che la politica non fa per me.Adesso si torna a casa, sperando di fare in tempo per il dibattito della sera.La voce della militante con la scucchia mi arriva lontanissima ma gracchiante mentre dice"Le quote rosa,perchè la dignità politica della donna è un bene per il paese,e non solo per un pezzo".Giàggià.

11 ott 2012

Io e te :grandi si nasce o si diventa(prefazione)

Se i trailer hanno un senso(e certo ce l'hanno,oltre a quello di promuovere un film) queste prime immagini fanno ben sperare.Vedremo se questo "barone rampante" degli anni '10, sarà all'altezza di uno dei registi più sensibili di ogni tempo, Bernardo Bertolucci.Appuntamento in sala dal 19 ottobre e qui, per la recensione,la settimana seguente.Piani sequenza di una scalinata imperiale,vicoli parmensi o scantinati residenziali; quando uno è grande è grande.Ci si nasce davvero, come un'occhio di bimbo che si posa sul mondo e rimane attaccato in quella parte, nel cervello, negli anni, forse per sempre.

Il nuovo gioco dei poliziotti

E' il nuovo gioco dei poliziotti
Prendi per la collottola il bambino
Trascinalo lungo il marciapiede
Anche se urla e si ribella
E con noi non ci vuole venire
Noi dobbiamo eseguire un'ordinanza
E' il nuovo gioco dei poliziotti
Non è difficile partecipare
Basta avere una divisa,un distintivo
E un foglio di carta firmato da un pezzo grosso
E' il nuovo gioco dei poliziotti
Quali che siano le conseguenze
Qui non conosci i nomi dei giocatori
Solo quelli delle vittime
Dobbiamo farlo lungo le strade dei poveri
La prossima volta(ci sarà certo una prossima volta!)
Ci divertiremo di nuovo
Certo,sarebbe bello, non farci riprendere da nessuno
Perchè se l'anonimato è un requisito importante
Lo è anche la segretezza
Il nuovo gioco dei poliziotti
E' in realtà un gioco vecchio
Lo conosciamo a memoria,
Lo facciamo sempre coi più deboli
Il nostro tesserino in tasca
Qualcosa per pulirci gli stivali
Qualcuno per pulirci la fedina
Perchè il gioco dei poliziotti
E' un gioco sporco
Fatto con chi non si può difendere
Come quando da piccoli
Ci si metteva contro quelli
Più piccoli ancora
Facendo le prove(senza ancora saperlo)
Per giocare questo nuovo gioco,
Finanziato dallo Stato italiano
Ma ora dimentichiamo i nostri nomi
Ma ora laviamoci la faccia
Perchè il nuovo gioco dei poliziotti
E' un gioco da vigliacchi,
E' un gioco sporco
Il capo della polizia ci redarguisce
Di fronte alle telecamere
Il capo ci dice di non preoccuparci e stare zitti
Quando siamo a quattr'occhi
Lo sa pure lui
Che il nuovo gioco dei poliziotti,
E' un gioco da vigliacchi
E' un gioco sporco

6 ott 2012

Il figlio segreto di Alice Munroe

-Sarebbe questa ?
-Questa
-Ti dico subito che il prezzo è alto,ricerche a trecentosessantagradi e pure a quattrocento,se necessario
Questo figlio di puttana sa il fatto suo,mi viene da pensare.
-Allora procediamo: dove l'avresti rivista? Se l'hai rivista...
-Nononò, amico; le cose stanno un bel po' diversamente.Mi sembrava di avertelo detto al telefono.
Il figlio di puttana che sa il fatto suo muove le mani come a dire: ora sei qui, bello: spiegamelo.Così glielo spiego;ma non c'è molto da dire.Sono andato dal mio pà a chiedere un fottio di soldi, perchè me la passavo proprio male e, sperando che non se li sia tutti bevuti o giocati ai cavalli,ho incrociato le dita.
-Non ho un cazzo, figlio mio.Hai fatto il viaggio a vuoto.
-Pazienza.
-Fa il favore,aspetta, siediti.Apri quella lettera.
Alcuni dicono che mio padre assomigli a Charles Bukowsky ma è solo per il fatto del bere, per me ricorda di più Thomas Pynchon, se intendete quello che voglio dire.Apro la lettera, comunque, e la leggo.E' di una tizia che dice che vuole,senza tanti clamori, vedermi, è firmata Alice Munroe.Che per me sarebbe come dire Jack vattelappesca o il fantasma del castello, cose così.Poi mio padre mi spiega che è una grande scrittrice.E,incidentalmente, anche mia madre.Pensavo, gli dico,che mia madre fosse scappata via dopo avermi scodellato.Questa è una cosa che si dice quando si è incazzati con qualcuno che se ne è andato, mi spiega.E poi, come fosse una cosa del tutto naturale,mi dice che la lettera è là, c'è pure l'indirizzo,insomma lui non voleva morire con questo groppo in gola.
-Ma tu stai benissimo pà. E dopo averglielo detto mi accorgo che è più pallido del solito e pure un filo più smunto.
-Sai,dolce figliolo, quando ti ho accolto dicendoti che non ho un cazzo è pure in un altro senso: il cancro alla prostata mi sta divorando
-E adesso?
-E adesso magari sarà lei a farti il prestito, con tutte quelle sdolcinatezze zucchero e miele ha fatto i soldi.
Ma quest'ultima frase non la dico al figlio di puttana,proprio no.Mi basta mettere nelle sue mani la lettera di mia madre.
Però vedo che non è convinto, forse quel nome famoso lo ha spaventato.Certo, sicuro.
Traccia qualcosa su un foglio a quadretti.Ora ride.
Leggo:M-u-n-r-o
Rimango con il foglio in mano, non sapendo che pesci pigliare.Lui mi fissa e sta zitto.Deve essersi reso conto che le parti si stavano invertendo:io in quella del figlio di buona donna e lui nella vittima.
-Pensateci bene prima di rompere il cazzo alla gente che lavora
Mi viene da pensare che anche il mio, fondoinfondo,è un lavoro ma dico solo qualcosa che suona come un "non siete persone serie".Il tipo mi gridacchia qualcosa dietro ma io sono già fuori,in un sole accecante.
E porto il mio pollice verso le alture orientali,dove mi converrà esiliarmi.Laggiù avevo un padre, anche se non faceva lo scrittore.Speriamo sia ancora vivo.

Out

Il primo lo vince perchè non sbaglia nulla.Il servizio potente quanto basta, a rete senza fretta ma con classe.L'avversario sembra inoffensivo, forse nemmeno c'è.Eclissarsi; questa è la parolina d'ordine.Non sente nemmeno le tribune.
Il secondo lo vince perchè è il più forte.L'avversario(ora ne sente i gemiti quando rimanda la palla) sembra passato lì per caso, solo verso la fine del set incomincia ad udirne il ghigno.Il ghigno fatato, avrebbero scritto i giornalisti.
Il terzo lo perde.In una maniera così stupida e grossolana che si chiede se ha ancora un senso continuare.L'arbitro gli concede anche un paio di punti inesistenti, o forse gli è sembrato a lui.Già, dov'è l'arbitro.L'avversario continua a ridacchiare,incolpevole della sua immensa classe,come fatta uscire da una valigia all'aereoporto.
Il quarto lo perde nettamente.Mi sto riposando, pensa: e anche se sa che,consciamente non è proprio così,una parte del suo Io tennista si sta rilassando.
Match point per l'avversario.Questa non ci voleva.Quello spara una pallettata.Dev'essere un americano,o forse lo è proprio,ma ora vuole proprio dimenticarlo.Guarda negli occhi il giudice.
I suoi occhi cisposi,la tenebra che li ha attraversati,la lenta profusione dell'azzurro sotto le sue ciglia.
-Ehi, arbitro dove cazzo guardi?
Mentre l'altro giocatore ride verso il cielo, la racchetta abbandonata nel punto dove la terra è incisa.

4 ott 2012

Pietà per il vecchio cinema nord-americano?

Perchè "Pietà" di Kim Ki duk è un capolavoro;non solo: taglia in due quello che conoscevamo del naturalismo cinematografico, con un racconto asciutto e lugubre con interpreti che noi(soprattutto noi italiani,a dire il vero,meno gli statunistensi)ci sogniamo da anni.Nelle inquadrature(oh, i primi piani non sono passati di moda,in Corea!) entomologiche e asfissianti di Lee Jung-jiin e Jo-Min-Soo il cinema diventa Cinema, e quindi arte.Devo dire che avendo giudicato bene,nel complesso, il film veneziano di Bellocchio,non pensavo(ho visto alcuni film di Kim-Ki-duk ma non posso dire di conoscerlo granchè come autore,nè di "venerarlo")che Pietà lo superasse,e infatti così è:lo surclassa,più semplicemente.Così come, prevedo,per una volta tanto il Leone di Venezia sarà(é) più appetitoso della Palma di Cannes, prospettandosi una probabile visione barbosa nell'hanekiano"amour".Pietà,insomma, ci consegna,e ci fa capire quanto sia piccolo il cinema d'autore italiano e,unitamente,quello europeo,schiavi di storie fiacche e di una politica del mainstream, che inghiotte e vomita, a ciclo continuo,il buon Cinema o,più schiettamente,non lo produce proprio."Pietà", allora, cosa ha di così eccezionale? Oltre a ciò che si è detto, dobbiamo aggiungere che questo cinema coreano non ha paura.Non ha paura del sesso, non ha paura del sangue,non ha paura del cinismo, non ha paura dell'incesto,non ha paura di farci vedere(come il miglior cinema indipendente made in u.s.a) le cose come sono,meglio: come sono state pensate dall'autore.Nel peregrinare tra un disperato e l'altro di questo esattore di usurai,nel suo incontro con la madre rediviva(ma lo è veramente?) e nel, soprattutto,parlare di crisi senza ammorbare ma coinvolgendo(ci) Kim-Ki-duk compie la sua parabola livida e significante sulle immagini.Un film così racchiude tutto il meglio del cinema: da Antonioni a Tarantino, passando per il miglior Zhang Ymou,e tutto questo senza sfoggio di inutili citazionismi ma con uno stile assolutamente personale.Chi l'ha visto non potrà non dimenticarlo o, se lo dimenticherà,avrà voltato le proprie spalle al cinema, tornando al gracile e timido cinema della mediocrità.Senza gli eccessi"action" del suo connazionale Park-Chan-Wook,il nostro baldo sudcoreano irride pure alle immagini patinate e con due soldi ci narra di come ci si riduca per qualche yuan in più e dell'importanza dell'amore materno.Temi abusati, si dirà.Vedete questo film e poi spalancherete gli occhi a una nuova visione del cinema.Il film, del 2012(e forse di questi anni post Lehman) e che si potrà vedere pue tra cinquecento anni per capire qualcosa: dell'uomo, e di come si fa il(buon)Cinema.Un classico che non temerà l'usura del tempo e il contagio del nostro cinema stantio e provinciale che spezza le braccia-lui si, davvero-e le menti.

2 ott 2012

Comunicato nominale 23e24ca

Le poesie personali

Vengono in questo momento denominate

Poesie Confessionali,e per un solo motivo:

(perchè) Lo sono sempre state

1 ott 2012

Reality:la fame e la fama,tra Eduardo e Bunuel

Riuscirà difficile a chi non conosce,almeno un minimo,le commedie di Eduardo capire,pur apprezzandolo,l'ultimo film di Matteo Garrone che,diciamolo subito,è più bello e riuscito di Gomorra ma(com'era facile prevedere) meno effetto "pugno nello stomaco".Non mancano i rimandi(nelle scene forse più belle:il matrimonio iniziale,preceduto da una carrozza buneueliana,e la megafesta disco con tanto di "attrazione",in parte la Via Crucis capitolina)anche a Fellini ma è in De Filippo(attenzione non nella commedia cinematografica napoletana) la cifra di "Reality".Il film non è(meno male) l'ennesima satira contro il mostro televisivo nè un panegirico sulla civiltà dell'apparire;cioé:è pure questo ma in fieri.Nell'avventura di questo sottoproletario-Pulcinella(ottimo Aniello Arena e tutti gli attori del film,in gran parte neorealistici) che passa dal negozio di pescheria a quello(si vedrà in che modo) di presenza della casa del GF Garrone non sbaglia un inquadratura e si pone nella, tra l'altro scarna,prima fila dei registi italiani che hanno ancora qualcosa da dire.Eh, chissà cosa avrebbero pensato i De Filippo di due generazioni or sono(Eduardo, Peppino,Titina) dei reality e dell'ostentazione dell'ignoranza e del sesso ad uso di una tv beceramente pornografica.Nel film tutto ciò è secondario,perchè talmente scontato da essere evidente con una mezza inquadratura,quello che veramente è al centro è il sogno folle,e follemente perseguito dal pescivendolo,con quasi tutta la sua famiglia a spalleggiarlo, almeno per buona parte dell'opera.Ed è qui che Garrone vince la scommessa, mettendo(con le sue inquadrature dolenti e sferzanti,dei volti e dei muri, perfino dell'obesità "indecorosa" e invece vitalistica sfoggiata dai suoi protagonisti incoscienti,in buona parte) tutte le persone di buon senso di questo mondo, a chiedersi:"Ne valeva(e ne vale) veramente la pena"?.Perchè una storia così poteva avere come protagonista qualsiasi "poveraccio" d'Italia e,non obbligatoriamente,sottoproletario.Napoli è un pretesto,e un fan di Eduardo ringrazia.Never give up(alla televisione).

Cose che accadono

Ero surrealista senza saperlo
Sono sognatore senza volerlo

I giorni che arrivano

Lunedì euforici
Martedì melanconici
Mercoledì esagitati
Giovedì letargici
Venerdì metropolitani
Sabati materni
Domeniche inevitabili