> il mondo perfetto: maggio 2012

31 mag 2012

Zeman

Profeta, venuto dall’est

Per insegnare calcio senza la puzza sotto al naso

Tornato per vedere il pallone sgonfiato e liso

Colpevole solo di non aver mai affidato le sue sorti

Alla truffa o all’improvvisazione

Sempre uguale  come solo le persone oneste sanno esserlo

Come tutti coloro che possono fare a meno di coprire gli specchi

Guardato con astio da ex uomini

Con le gole aride per due motivi,non uno

Cacciato e non fuggito

Rimasti tra loro a sproloquiare di finanza e biscotti

Presidenti come camionisti ubriachi e strafatti

Calciatori-reincarnazione di cavalli da discoteca

Pezzi d’euro coagulati in miserevoli inganni

Le luride storie dell’80 e dell’86 fotocopiate

Piedi senza cuore  ciarlieri buffoni

Falsi come parrucchini milionari

Che col cazzo che rinfoltiscono i neuroni

(rima essenziale e vivificante!)

Negativo.

La città riabbraccerà  te,invece,

Uomo vero mai nascosto dietro stalattitici sorrisi

Perché oggi chi non vuole studiare da baro

E’ talmente folle da dimostrarsi illuminato

Gli altri chiusi nelle galere o soli con la loro meschinità

E lui si fumerà tutti,senza masticare under né anfetamine,

Il mangiatore di patate e verdure sussurra,“utopia”

Si,con gli occhi lucidi correremo con scorte

Di dolore ,sacrificio e gioia

Come pulcini che fanno con gli zaini le porte:

Quando certi percorsi si ripetono

I cuori purissimi vincono già senza bisogno di vincere

29 mag 2012

Ora d'aria in un carcere femminile americano

La faccia,non ti sbaglieresti mai,

è proprio quella di Charles Manson

soltanto che lei

lei dice di essere una donna

così dice

e di averne combinate parecchie

è sfuggita alla sedia elettrica

solo perché i pulotti

volevano continuare a stuprarla nella gabbia

e guardarle il culo

è fuggita una notte insonne

e ha deciso di farsi crescere la barba

una filosofa coi contro cazzi

e non è il tipo di donna

da cui esci vivo

ora lei sparpaglia le sue cartoline

gliele mandò un tizio da una riserva indiana

dicono che i pellerossa non guardino a queste cose

fica slabbrata la chiameranno

ma fossi in quei due poliziotti -

uno che la reggeva e l’altro che prendeva la mira-

non dormirei troppo tranquillo

che lei sia uscita di là

senza tagliarsi prima la gola

è solo una leggenda metropolitana

e se prendi il treno giusto e ti inzaccheri di caffè

allora potrai vederla

camminare sui tralicci

cantare una canzone di sangue

fare il gesto delle due dita ma per dire “vi cavo gli occhi”

qualcun altro sta posando il suo culo caldo

sulla poltroncina a forma di volt

e le strade provinciali sono intasate

da cadaveri di conigli e manifestazioni contro

l’ora straordinaria

27 mag 2012

Cosmpolis

“Una persona emerge su una parola e (una) precipita su una sillaba”

(Don DeLillo)



No.Cosmopolis non prevarrà.Resterà a bocca asciutta(vedere pre-post 24-4).Giurie trppo puzzasottoalnaso o intellettualoidi lo bolleranno come antiquaritato/vintage/eserciziodistile/mellifluo/sasoloildiodellanticinemacosaltrovomiterannodallelorobocchepastoseegranduguignolescheedallelorocamicieinamidateecervelloticheallaltezzadelcuore.

Questo è invece il più bel film degli ultimi anni.L’onere di mettere in immagini uno dei più grandi romanzi degli anni zero è riuscita.

C congestionato

O ndivago

S pietato

M ortuale

O ssessivo

P ragmatico

O ggettivo

L ascivo

I ronico

S uperfluo

E magari splendido…pittorico..magnifico…

Il fatto che in un cinema vigliacco, il genio di Cronenberg(migliora come il vino, di film in film, in film) ha compreso tutto ciò che era possibile, grazie a una regola di pura educazione artistica:ha riportato il libretto di Delillo(altro mancato premio-Nobel) senza grossi stravolgimenti e con un rispetto per i dialoghi imbarazzante, tanto sono belli.

Il mondo come rifiutiamo di vederlo e il mondo come rifiuta di vedersi.La storia che tutti abbiamo sognato(incubato)almeno una volta nella notte.I primi piani e gli amici veri, che si ritirano all’alba in parcheggi sotterranei.Il taglio pretestuoso delle nostre vite acerbe dietro una sfoltita d’autore.I rapper che muoiono ma rimangono eterni negli ascensori.Lo yuan che si fa poesia, no questo non l’avremmo mai detto.Il viso coperto e post-orgasmico di Juliette Binoche,i dialoghi joyciani tra Eric Packer e chiunque(e benvenuto a Robert Pattinson nel club dei grandi attori).Matrimoni rotti in tavole calde.Topi, topi, topi.Torte in faccia drammaturgiche.Claustrofobie ingombranti. Lo spettro del capitalismo.Storie da barbiere e occhi che sono stati CHIUSI.Tuttotutto in Quest grande opera d’arte contemporanea c’è tutto.Si, fatelo un salto sulla limousine macchiata degli omcidi in affari.Guardie del corpo post romantiche…e zoom pupillari.Fmi e fame di, naturalmente, immagini e parole.

Chissà, forse cineopere così belle sono destinate a scomparire, come la foresta amazzonica o ..la Grecia, e forse è già accaduto,irreversibilmente. Fortunatamente poi gli occhi tramandono ogni cosa,una sorta di riconoscimento vocale.Non ce ne deve fregare un cazzo se due file dietro di noi qualcuno russava, se la gente esce prima dalla sala,a metà o a tre minuti dalla fine: il menu Cronenberg è prelibatissimo ma non per tutti,proprio no.E siamo contenti che sia così.Non ce ne deve fregare un cazzo se questo film non farà gli sfracelli di un “Twilight” o un”cinepanettone”..’sti cazzi.Non ce ne deve fregare, nuovamente, quando domani sera la giuria impomatata del falso cinema lo ignorerà.Noi(ogni vero amante dell’Arte) che lo abbiamo visto non possiamo dimenticarlo, e preghiamo, laicamente, che venga presto ottobre per acquisire il dvd. Facendo spallucce al cinema dei codardi, e con in testa, ora e per qualche per sempre, le immagini del film,proseguiamo verso quella terra poetica,di visioni e suoni, dove tutto è permesso.E la viltà divennne l’unità monetaria.

21 mag 2012

Sette parole di libertà

La casa come una cella

Il quartiere una prigione

Il mondo il cielo

Upskirt cafè

L’Avevano messo dentro perché aveva violentato sua figlia.Al processo era stato assolto per insufficienza di prove.Però aveva dovuto lasciare lo stesso la città.Se ne era andato a sud, come si sceglie una meta a caso.Arrivato nella città di **** si era aperto un topless bar.In un luogo malfamato e disperato come quello non era stato diffcile reclutare le ragazze.I clienti erano sempre gli stessi.Aveva anche preso come socia una puttana di trent’anni, di nome Daphne.Le cose andavano benino a dimostrazione, si diceva l’uomo, che i figli di puttana si salvano sempre.Chissà,un giorno avrebbe sposato Daphne e dimenticato.Ma la parte più logica di lui gli diceva che  quel giorno non sarebbe arrivato.Un giorno arrivò una ragazza di nome Lisa, e lui credette di rivedere la bambina che aveva violentato.Soltanto che sua figlia aveva un altro nome.Ma i nomi si possono sempre cambiare, pensò.Ma gli occhi no, gli occhi no.Verdì quelli di sua figlia, neri come la notte di pece di un’inverno, quelli della ragazza.Occhi strani strani,che sembravano appartenere a un mondo e a un’epoca diverse.Era quasi deciso a mandarla via ma alla fine la assunse: aveva un bel culo e sembrava proprio una senza meta, come lui.Daphne disse che il mondo è delle donne con un bel culo e sorridendo,allungò la mano a Lisa.Presto tutti seppero la sua storia: violentata da un uomo, al confine col Messico e cacciata di casa.Naturalmente,una sera che piangeva,il primo a cui lo raccontò fu il padrone del locale.Non voleva crederci ma poi decise che,in fondo, le coincidenze sono un motivo valido per non credere troppo in dio.In un dio qualsiasi.Ben presto la ragazza cominciò ad esibirsi nel locale con profitto.E l’uomo inziò a provarne fastidio.Non se la sentiva però neppure di licenziarla.Ancora non era finito quell’inverno, che oramai aveva preso l’abitudine di ritirarsi in buon ordine nel suo ufficio,un bugigattolo dietro i cessi.Il locale lo seguiva Daphne, e lui decise di fidarsi, per la prima volta nella vita,di qualcuno.Poi cominciò a sognarla.La sognava sia com’era ora sia come ricordava sua figlia ai tempi del fatto.Quei sogni innocenti in cui Lisa spuntava da un qualche posto e faceva domande oziose,quei sogni fatti apposta per non essere interpretati.Eppure si svegliava zuppo di sudore e con la voglia di fuggire di nuovo.La ragazza con lui non parlava quasi più,e anche lo stipendio glielo passava quella puttana trentenne a cui la giovane si affezionò presto.Diventarono amiche.Una sera stava nel parcheggio a controllare l’auto quando la vide poco distante.Piangeva.Diceva che non avrebbe mai dimenticato.Diceva che sognava sempre quell’uomo e che voleva buttarsi dalla finestra.Disse all’uomo, silenzioso e che con lei era sempre stato gentile, che se voleva poteva cacciarla.Magari un giorno avrebbe pianto di fronte a qualche cliente e chissà.O forse no: lo sanno bene tutti come finiscono certe cose.L’uomo le sfioro con la mano sinistra la spalla e le disse che doveva provare a dimenticare.Ancora non aveva terminato la frase che già aveva ritratto la mano, tremante.Vai, i clienti ti aspettano, borbottò.

Gli inquirenti dissero che si trattava tipo della febbre della prateria o qualcosa del genere,e benché vennero fuori i suoi precedenti nessuno pensò alla somiglianza di Lisa con la figlia.Daphne disse che era un tipo a posto e poi che avrebbe trasformato il topless bar in un bar e basta, e se le fosse andata male si sarebbe potuta rimettere a battere, una volta per tutte.Fu lei a trovarlo, la corda che penzolava,il viso rossastro gli occhi in fuori.Fu lei a gridare ed avvertire la polizia.Lisa raccontò tutto, tranne l’episodio del parcheggio, per quel che sarebbe servito.Anche le autorità del posto avevano diritto a una primavera serena,in quel posto grigio e con l’aria rarefatta.Partì tre giorni dopo dicendo che  tornava dalla madre e che la madre avrebbe capito.Quando scese dal treno e cominciò a camminare a piedi verso l’edificio bianco,aveva gli occhi bianchi e la testa che tremava, come una col morbo di Parkinson.Sembrava una pazza.La donna venne ad accoglierla sul portico.Non si abbracciarono ma è come se lo avessero fatto con i loro sguardi.

-Una cartolina inaspettata

-Anche per me

-L’importante è che tu sia qui…

-No, non dirlo

-Non dire cosa?

-Il mio nome.Non mi piace

La donna le fece una carezza e sospirò.Altre due donne vennero e tutte e quattro entrarono dentro.L’edificio bianco a due passi dal deserto aveva qualcosa di monumentale.La donna della della carezza entrò dentro una sala a vetri, anch’essa vuota. Solo un vento insistente ma fresco.Prese la cartellina rossa e dentro c’era un foglio.E sul foglio c’era scritto Nadia Samuelson e, quasi alla fine del foglio, in grassetto:BUGIARDA PATOLOGICA.Dall’altra parte dell’edificio Lisa riguardava e girava freneticamente con voluttà una banconota messagli addosso da un cliente particolarmente generoso.E si pentì di non averla spesa subito.

19-20 maggio c.a                                                dedicato a Fedor

19 mag 2012

Leppy end

Lo chiamavano leppy end perché si commuoveva sempre davanti ai finali romantici.Lo chiamvano leppy end perché passava tutte le sere al cinema a piangere.Quando divenne vecchio e perse la vista decise di pagare un ragazzo perché lo accompagnasse in sala a vedere tutti film strappalacrime che davano.Era il ragazzo a chiamarli così, ma a lui quel termine non piaceva.Il ragazzo all’inzio nemmeno sapeva che il suo soprannome era leppy end.Era venuto da terre lontane e troppo affamato per afferrare queste sottigliezze, così pareva.Il ragazzo spiegava tutto e leppy end stava zitto ad ascoltare.Capiva dalla voce del ragazzo che a lui non gliene fregava nulla di quei film strappalacrime, anche se ci metteva tanto impegno.Un giorno il ragazzo morì.Qualcuno disse che si era messo in brutte storie coi mafiosi di Coney Island, cose del genere.Forse erano gli stessi che due settimane dopo bruciarono il cinema e ne ferirono a morte il proprietario.Adesso leppy end si faceva accompagnare al cinema due isolati più in là.Lo teneva per mano una ragazza di nome Tilda, una sbandata che sapeva a malapena scrivere.Aveva diciassette anni e a leppy end ricordava la protagonista di un romanzo letto tanti anni prima, ma non ne ricordava più il nome.Tilda amava i film d’amore ma proprio per questo si distraeva facilmente e se ne andava per conto suo coi pensieri.Leppy end stava zitto, e si accontentava,immobile nella sala buia a piangere.Poi Tilda rimase in cinta e tornò al suo paese.Disse che non sapeva chi era il padre e che lei era la dimostrazione vivente che esistevano ancora le ragazze ingenue.Come nei film, disse leppy end.Ora che non si poteva più muovere e non aveva nessuno che lo accompagnava, passava parecchio tempo davanti alla tv, ma questo non gli impediva di commuoversi.Lo trovarono morto i vicini di casa.Aveva una cartolina in mano con scritto “saluti,signor leppy end.Tilda.Arthesia,New Mexico”.



Dedicato a Demi Moore

17 mag 2012

Cannes,giurie ed uscita di sicurezza

e Nanni Moretti,decise, in quanto presidente del festival di Cannes,

che si dovranno vedere tutti i film in concorso dall'inizio alla fine.

e se a qualcuno un film fa vomitare, oppure deve andare a pisciare?

misteri della cinematografia mondiale o,semmai, ennesima serie della

già lunga costola della commedia nostrana dal titolo

"italiani all'estero;usi e costumi".

Le fiche non lavorano mai da Mc Donald's

Le fiche non lavorano mai da mc donald’s

Puoi vederle concentrate a scegliere una borsa di Prada

Le fiche non lavorano mai da mc donald’s

Tutto quell’odore di fritto e sfrigolio di grasso e patatine e salse

Non fa proprio per loro

Potete vederle per quindici secondi nei provini dei reality

Oppure dimenare il culo in qualche discoteca

Magari a prostituirsi per  poco o per parecchio

Per i camionisti o i pezzi grossi della città

Al massimo addentare un royal deluxe e vomitarlo al cesso poi

Dietro il banco ragazze anonime come la carta stagnola

Che sono lì per provare a fare una vita normale

Coi cappelli unti e i contratti vomitati fino all’ultimo carattere

Da sfruttatori di risorse umane,sindacalisti e governi

Come per un tacito accordo di gioco di ruolo

Come dentro un acquario senza troppa luce

Le fiche non lavorano mai da mc’donald’s

Camminano dritto per dritto

Verso le loro vite ambziose e lunari

Dicendo messe laiche per una 38 o perlomeno una 40

I loro curriculum sono fatti in serie dall’estetista

E dal chirurgo

Ricordi di infanzia caduti in una svendita

Papà generosi e persuasivi che gli hanno pagato le tette nuove

Veloci, per i quartieri del mondo, come rondini nella stagione delle migrazioni

Anonime e fiche si incrociano,osservandosi,

Sapendo per giovane ma già eterna esperienza

Il patto tacito della Vita

I nomi della felicità o infelicità a cui accederanno

Per porte rigorosamente separate

E mai di cartapesta

No, non ci sperate,

Le fiche non lavorano mai da mc donald’s

Le più remissive o meno curate

Puoi trovarle passare quella che chiami esistenza

Accanto a un marito “nonsisacosa”

Oppure commesse nei negozi di scarpe

Alcune hanno lasciato andare le loro occasioni

Come si lascia andare un respiro

E ora vagano sorridenti e sole con la loro bellezza

Per la Città delle Eterne Promesse

Le fiche non lavorano mai da mc donald’s

Devono ottimizzare lo zenith delle loro carni

Rispettare il ruolo che la società gli attribuisce

Alcune,le più sagge, si ribellano

A volte ce la fanno e fuggono per strade inaspettate

A volte tornando a casa abbattute come alberi spezzati da tempeste di neve

Così, sedute su una panchina,

La ragazza invisibile e la strafica

Parlano, e ora sembra che si sorridano,

Si scambiano i libri di Nabokov e le loro storie

Il tempo le vede lì ferme, immobili

Sembra quasi si commuova e si voglia eclissare;

Ma è tutto un inganno

E il giorno scorre

E la panchina è vuota

E quelle ragazze sono diventate vecchissime

E finalmente uguali



Ogni riferimento,contenuto in questa poesia, a fatti, persone e aziende realmente esistenti è da ritenersi puramente voluto, in particolar modo con riferimento a una sede frequentata dall’autore.

12 mag 2012

Fuori orario, Rai 3, ore 2,30 (circa): La gaia scienza

1968

L’immagine principale

Di questo rendez vous personale di poesia

È presa da un altro film

Ma la ragazza tra le sbarre

È Juliet Berto

E il film che danno stanotte

È uno dei suoi più importanti

Se allora sarete a ballare

O fare la fila per i cornetti

Magari a vomitare su una strada secondaria

O in quella terra di nessuno

Che è il commento all’uscita di un cine

Bene, registratelo,se potete

Alle 2,30

Quarto d’ora più quarto d’ora meno

Anno più anno meno

1968…

9 mag 2012

9 maggio 1921

Quando i fogli caddero in mezzo all'aria


era un inverno tedesco


e doveva esserlo per forza


e anche un poco per amore


accorgersi di non morire, pregare


quando i fogli volarono


e la testa reclinata


non si chinò mai, veramente


 


A Sophie

6 mag 2012

Le lunghe domeniche d'inverno

“Adesso conosci alcuni pensieri di una maestra durante i lunghi pomeriggi in cui il telefono tace e intorno c’è buio e silenzio”

(Ingrid Thulin, monologo da  “Luci d’inverno” di Ingmar Bergman)



La primavera è cominciata

Ma è come se non fosse mai arrivata

(Per me)

È come un’illusione

Il sole lancinante

Che giunge inaspettato

Intanto mi lavo i piedi

Guardo l’acqua tiepida e la schiuma

Risucchiate dallo sbocco del bidet

La malinconia,la solitudine

Gli artisti falliti

Hanno come compagna la malinconia

Ma gli artisti mai arrivati

Hanno come compagna solo la solitudine

La sedia

Mi tiri una sedia

Non sapendo che  fare

Mi tiri una sedia

Tanto così per parlare

Mi tiri una sedia

Il tuo modo originale di comunicare

Hai lasciato il servizio buono

Sparpagliato sul pavimento

La tua voce sembra un tuono

Il mio pianto è un lamento

E mentre ti osservo

Sulla solita sedia, curva

Il mio pensiero diventa acerbo

E la tua faccia torva

Una coppia in crisi

Ad aspettare che tutto si risolva

Da noi stessi derisi

Sconfitti dalla noia e dalla colpa

Oclocrazie

“Lascia che credano agli angeli e all’inferno

   e se la prendano coi ladri e col governo

   la gente ha voglia di gridare e fare a botte “

  (“un cucchiaino di zucchero nel thè” , Mina)

il movimentismo...

come soluzione dell'impicciata soluzione italica

grillo, che ha amici potenti(Mina!)

Vorrebbe ammannire tutti con

la forza del turpiloquio e di idee,il più delle volte. astruse

come vecchi pastrani di attori da vaudeville

il tutto unito ad un vittimismo esagitato

che meriterebbe migliori palcoscenici(il grand guignol, forse...?!)

diceva qualcuno, e diceva bene,

che ogni problema complicato

ha una soluzione semplice:

bene,l'italia(ormai ridotta a non-padania)

è quotidianamente un problema a dir poco cervellotico

per cui appunto l'urlaccio da balera e lo sproloquio parossistico

NON servono.

Non so quanto ancora possa esistere una classe politica

screditata e logora come quella attuale,

certo è che di saltimbanchi arruffoni,pretesi economisti,

non se ne sente il bisogno.

quando le acque sono già torbide

chi le sporca ancora di più, e magari propone

di eliminare il corso d'acqua...per risolvere il problema;

a questo il movimento 5 SS

agiunge idee autarchiche sulla cittadinanza,

più vicine a forza nuova che a una reale coscienza moderna,

insulti al Pontefice(e perchè mai, poi?)

e pretende di dare LEZIONCINE leziose(e oziose)

su cosa sia la democrazia e come possa perpetuarsi,

tra un vaffanculo e un altro,

dimenticando però di dire

che sul suo blog LE IDEE CRITICHE VERSO IL SUO MOVIMENTO

VENGONO CASSATE

la soave mina continui pure a deliziarci con la sua ugola,

dalla svizzera, a cui eroga le tasse(riparmiandosi così onerosi,

e comunque, per lei VIP, trasferte con valuta abbaondante al seguito)

ma quei pochi che ancora usano le carni

non per foderarsi le pupille mosce

ma per indignarsi sul serio

non votino questo delirio disorganizzato di idee

(la palla-sic- del BIO WASH BALL)

che può impaurire solo una classe politica deludente e derisa

come quella che ancora si aggira

tra montecitorio e palazzo madama;

un voto sprecato

la confusione, che lascia inappagati e mesti,

tra semplicità e futuro.

elettori,non preparatevi a una delusione

NON VOTATE MOVIMENTO 5 SS

NON VOTATE MOVIMENTO 5 STELLE

NON ORA

NON POI

e se si scambiano gli echi di un plutocrate

(memento 1994)

per gli annunci del cambiamento, siete messi male,

come chi, avendo il deretano cicatrizzato,

pensa perciò di salvarsi correndo nudo...

per chissà quali boschi

non serve aspettare, oggi è il vostro primo match ball,

non

votate

il movimento cinque stelle:

ieri era la luna più luminosa dell'anno;

avrebbe più senso scrivere LUNA

sulla scheda elettorale

che votare M5 SS.SS.

è UN MONDO in cui già troppi

per ingraziarsi il pubblico

dicono quello che il pubblico vuole sentirsi dire..

oggi il "tutti a casa", e domani, chissà,

SI ALLA PENA DI MORTE

perchè i sondaggisti dicono sisisi al ..%

l'italia non è un talent(tra l'altro mancherebbe la materia prima)

SHOW.

e per uscire al più presto da questo infimo spettacolo

non serve un altro SHOW

firmato OCLOCRAZIA.

non votate movimento 5 stelle



5 mag 2012

4 mag 2012

Gli anni prima (versione 2)

Quello era l’anno in cui Mina

Fu allontanata dalla tv

Perché aspettava un bambino

In cui le nostre madri

Guardavano la televisione

Dai vicini di casa

Casupole decrepite come pendole ferme

Fotografie lise e in bianco e nero

Quello era l’anno

In cui i nostri padri

Lavoravano dieci o dodici ore al giorno

Fiumi di sudore

Sulle loro povere vesti consunte

Mozziconi di sigarette conservati nelle tasche

Dentro fabbriche non  ancora occupate

Ma già irruenti e insoddisfatte

Vite spezzate e ingorde

Progettavano slogan

Occhiaie da nottate televisive su due canali

Ascoltavano slogan

Quello era l’anno

In cui i nostri genitori

Facevano i primi sacrifici per noi

O progettavano di farli

Valigie di emigranti

E occhi per guardare

Scritte precise e fin troppo allusive

Benché scritte in nero

Quello era l’anno

In cui la messa ce la diceva pà

Quello era l’anno in cui non c’eravamo

O scalciavamo irrequieti dentro stomaci di ferro

O troppo piccoli

Per ricordarci

Tutto quello che poi

I libri ci avrebbero spiegato

Quello era l’anno o forse il mese l’attimo

In cui fummo concepiti

Per avere anche noi

Un pezzo di vita

Una dose di infelicità

Gli anni prima (versione 1)

Quello era l’anno in cui Mina

Fu allontanata dalla TV

Perché aspettava un bimbo

In cui le nostre madri

Guardavano la televisione

Dai vicini di casa

Casupole ingiallite dal tempo

Fotografie in bianco e nero

Quello era l’anno

In cui i nostri padri

Lavoravano dieci o dodici ore al giorno

Fiumi di sudore

Sulle loro povere vesti

Fabbriche non ancora occupate

Ma già insoddisfatte e invecchiate

Vite spezzate e ingorde

Occhiaie da nottate televisive

Quello era l’anno

In cui non c’eravamo

O troppo piccoli

Per ricordarci

Tutto quello che poi

I libri ci avrebbero spiegato

Quello era l’anno o forse il mese l’attimo

In cui fummo concepiti

Per avere anche noi un pezzo di vita

Una dose di infelicità

I giorni

Tra disincanto e incazzatura

Continuiamo a coltivare

Le nostre vite insicure

2 mag 2012

Split screen /tv disturbata

Viviamo nell’epoca dello split screen

Schermo diviso in due

I cani si sbranino

Il latrato è istituzionalizzato

E che i leoni siano chiusi negli zoo

Mi sa tanto d’ipocrisia

Uno strano paese

In cui oramai nessuno

Può permettersi di fare la predica a nessuno

Tranne forse i poeti non affermati

E i senzatetto più vecchi

E i cani scodinzolano

Scodinzolano e pisciano

Sui tubi catodici abbandonati

Viviamo nell’epoca dello split screen

Come in un videogioco impazzito

O un vecchio horror

Morto accartocciato in un vhs

Roso da teorie di scarafaggi



samsung_plasma.jpg

Colpito(al cuore) e affondato(nella semplicità)

Questa storia di maturità e ritorni(lo scrittore che torna a casa) e di passati(la vita del bambino in un’Algeria profetica) ci insegna(e ci riappropria) la semplicità fatta cinema,o,ancor meglio,il cinema fatto semplicità, pur con un discreto dispendio di mezzi.Beh, chi vuole si accomodi, per gli effetti speciali la sala è un’altra,non certo quella da dove da un trentennio soggiorna il buon Gianni.Così il tempo si sobbarca le sue credenziali migliori, e lo fa sotto la vernice netta della storia.Attori superbi,dal primo all’ultimo.Prove artistiche come queste sono uno schiaffo in faccia ben calibrato(come gli splendidi piani sequenza) alla critica e al pubblico italiota che snobba “filmetti” del genere.Chissà, forse Gianni Amelio ha pochi amici, al contrario dei vari Salvatores, Moretti ed epigoni, che da dieci anni ci propinano la stessa sbobba incolore.E gran parte di voi se la bevono(ma vedendo due post fa,non è difficile da immaginare…).Ora e per sempre,in quella terra senza eternità ma con profondità(di campo) che è il cinema,ci inchiniamo a cotanta bravura.Di più: a cotanta classe.Il ragazzo di calabria ha colpito ancora dove meglio sa: al cuore.