> il mondo perfetto: gennaio 2012

26 gen 2012

Il sogno di una vita

Oh, e se le nostre vite

Non fossero altro che il sogno

Di un’altra persona

E i nostri sogni,perciò,

Soltanto sogni di seconda mano

Ecco, si, il sogno di un’altra persona

E, per comodità, potremmo chiamarla Dio o Mistero o Trallallà

E la morte sarebbe

Soltanto il suo risveglio

Il suo stiracchiarsi

In un ipotetico letto,

Magari a baldacchino

Quella sarebbe

La nostra agonia

Così, tutti le nostre chimere

Ad occhi chiusi

Non sarebbero altro

Che un diversivo del nostro padrone(un sogno nel sogno)

Tutti le nostre chimere ad occhi aperti

Non sarebbero altro

Che gli occhi chiusi di un’altra persona;

I nostri viaggi onirici

Come i sogni dei sogni

e-classicamente-

Quando poi sogneremo di sognare

Quelli saranno i sogni dei sogni dei sogni

Forse dall’altra aperte

Non c’è altro

Che un risveglio

Ma probabilmente siamo noi-oh, si sempre per comodità-

A chiamarlo in questo modo

Perché se ammettiamo-

Solo per un tremito di nuvola-

Che chi ci vede, dormiente,

Sia anch’esso,e quasi filosoficamente,un poeta visionario(o un’idealista:il che, è la stessa cosa)

Allora continuerà a sognare

Perfino ad occhi aperti

Nel buio

23 gen 2012

Quartiere

Ho sognato

Che vivevo in un altro quartiere

Poi il sogno

È diventato un incubo

E l’incubo,di nuovo,un sogno

Ho sognato

Che per quella salita

Non c’era nient’altro

Che il mio sorriso

L’altro quartiere

Era distante distante e lontano

I soliti visi merdosi

Cacciati via dalla mente

E dal cuore

Il vecchio quartiere moriva

Come un animale addormentato

Al risveglio le tende della nuova casa

Sembravano tremolare

Al vento docile

Che ingentiliva i tigli

I miei occhi

Si aprivano e si chiudevano

E io ero

Da un’altra parte

Proprio da un’altra parte

Ed in fondo alla strada

C’èra un’altra strada

E poi un’altra, ancora

Tutto era così nuovo

Che presto avrei

Dimenticato tutto

Il vecchio quartiere

Continuava

La mia nuova strada

Diventavano abitudine

Ma forse ce ne sarebbe voluto un po’

Imparando a memoria

Tutte le vie

Uscendo tutti i giorni

All’aria al sole

Alla pioggia

Che bagna le panchine

Un altro quartiere

Diceva e correva

Aspettava, e pregava

La gente uccideva

O forse faceva scherzi

Guardava dal balcone

O forse pensava al mondo

I visi erano raccolti

In espressioni mute o gioviali

E il mio nuovo quartiere

Distribuiva tutto ciò

Senza impedire al ricordo

Di distillare tutta la sua sacralità

Le stagioni si susseguivano

E il sogno diventava abitudine

I visi consueti,consuetudine

Il vecchio quartiere

Aspettava di morire

(o di vedermi morire)

I suoi lugubri palazzi

A dieci piani

Camminavano nel cielo

Senza troppa convinzione

Ci sarei tornato un tempo diverso

Da straniero a straniero

A ricercare il senso delle cose

Soltanto i posti

Che sapevo ricordare

Le altre volte

Che feci questo sogno

Non decisi più niente,

Nemmeno di metterlo su carta

Il sogno rimaneva così necessario

Da vivere di vita propria

E aderire alla realtà

In modo così pertinente

Da far si che gli occhi chiusi

Non differissero nel loro poggiarsi

Alle stanche ciglia

Dagli occhi spalancati

Il vecchio quartiere

Continuava a spiegare le cose

A parlare

A commissionare

Lavori di ristrutturazione e impiantistica

Il mio animo

Era già là(e certo lo sarebbe stato a lungo)

Nelle vie che mi ospitavano

Di tanto in tanto

Come un pellegrino verso la fonte

Come una canzone imparata male

Un tacito accordo diventato equivoco

Il nuovo quartiere

Era tutto luce e pensieri

(Più luce che pensieri più immagine che testo)

E trasformava gli incubi in sogni

Mentre la città sembrava sapere

Di ogni destino, sorniona

Il cittadino rimbaudiano,scontentava,

Anche lui sapeva tutto

Ma non poteva arrendersi troppo

                                  a quell’idea

Le anime del nuovo quartiere

Erano solo le proiezioni

Di un lungo pianto di gioia

L’unico della mia vita

Il risveglio in vecchie case familiari

O l’esilio

Il quartiere di ***

Stava là

E i mucchi di foglie

Accartocciate- diligentemente o per caso vai a saperlo-

Per le strade

Davano a tutto un senso

21 gen 2012

Bar per duri con nuvole grigie e rosse

Quando il pregiudizio

Non è poi tanto soffice

Quando il mondo non fa troppe carezze

Dirottato lungo tra merda e mastice

Quando sono finite le toppe e pure le pezze

Dopo che le onde del mare sanno

Tutto quello che si deve sapere

Dopo che un altro barista muore

Per aver sbagliato cocktail

Non è che io stia proprio come quel tale

Tutto il giorno da Mike

Ma da qui si vedono nuvole paurose

E strane mountain bike

Non sono sicure le nuove discese

E finiscono dove finiscono le correnti

O forse in quella videoteca zeppa

Che si fa largo tra i miei sogni ricorrenti



“Vivo una vita tranquilla

Al bar di Mike tutti i giorni

A guardare i giocatori di biliardo

Che si fanno di minestrone

O divorano maccheroni”

(Lawrence Ferlinghetti, “autobiografia”)

16 gen 2012

Il voto (apologo n.2)

Nessuno sapeva più per chi votare

Tutti sapevano solo

Che non avevano smesso mai di avere

Paura

Una paura come neve macchiata di sangue

Gialli tremori d’ansia

Flash

Di vita barricata in un nido di inadeguatezze

Pezzi di un badante

Sfracellato nella celeste metropoli

Una ics

Per dire ci sono

Uno sbadiglio per dire, forte,

Io resto a dormire

La proprietà è un sogno (un apologo)

Qualcuno ha detto che la proprietà  è un furto

Ma forse intendeva soltanto dire

Che è un incubo

Ma colui verso cui gridava

Lo guarda appena

E si stropicciava gli occhi

Tanto bastò

All’utopista per giurare

Di averlo visto piangere

E-fenomenologicamente- pianse pure lui

Ma solo alla fine del lucore lunare

Come un uomo

Qualcuno poi

Ha inventato la politica

Ma invece di darle il senso comune

L’ha fatta

Ad immagine e somiglianza

Del potere

La politica

Assomiglia

Così tanto all’uomo

E così poco a Dio

Da fare dolore

A capo chino

Marciano i rassegnati

A capo chino

Passano il confine

Le vite dimesse del mio paese

Come bambini perduti

Dalla vergogna di pagelle deludenti

Come ombrelli dimenticati

In un qualunque posto a disposizione

Terzo cinema di periferia

Terzo cinema di periferia

Cinema per anime sole

Cinema per anime dimenticate

Alla luce della candela

Già vedo i loro volti

Dimenticati dal tempo

Il tempo che ride

Ehi, mi dico-

Come una lettera dimenticata

In buche della posta scheggiate-

E se la poesia fosse qualcosa di sacro

Da scriversi nel silenzio assoluto

Solo un viso lontano negli occhi

Lucidi della mente

Una canzone qualsiasi di Norah Jones

Stanno uscendo lentamente

Tenendo porte d’acciaio

Come  si mantiene un’esperienza ineluttabile

Black out

Rumori di camion

Nella notte

Treni merci stanziali, forse

Lavoratori sottopagati

Da qualche parte per il mondo

Silenzi sprecati

Occhi paurosi

Orgogli feriti

Rossori approssimativi

La lista delle cose che dovresti scrivere

E che non hai mai scritto

Oh,certo,la mia mente imbelle

Coltiva i suoi passi

Cercando la strada

Hanno tolto l’elettricità

Che credi?

Altrimenti non avrei mai scritto

Questa poesia ma starei

Stravaccato in poltrona

Soltanto a pensarla

Una vita e un amore

Una vita per

Scrivere una poesia

E un giorno per viverla

La vita vera

Non fa poesia né prosa

La vita vera è dura e forte

Scaltra e redentrice

Ti redarguisce

E ti uccide

E quando ti rialzi

Non sei più lo stesso

L’amore per la vita

Questa cosa così indolente

Naturalmente nessun prof

Te l’ha mai spiegata

13 gen 2012

Oracolo dei corpi e dei volti

Il mondo ha già deciso

Chi è una fica da paura

E chi no

Chi andrà a fare la modella per Abercrombie

E chi la commessa

Il mondo ha già deciso

Nel grembo materno

Scalcia ma ha già stabilito

Vite illuse e vite anonime

Nell’ombra del pallido sole della vita

Fighe e modelle

Casalinghe e mogli di gioiellieri

Il mondo ha già deciso

Per loro

E se proprio ci tieni

Puoi chiamarlo dio

Ecco già scritto,

Sventole da Gucci e manici di scopa

Strafiche e streghette

Allo zenit della vita

Che ora sembra eterna

E presto non lo sarà più

E noi uomini,

Noi uomini aspettiamo

Tutte le donne

(o una soltanto)

Che verranno a farci da madri,

perfette

11 gen 2012

Melancholia di Lars Von Trier





La fine del mondo

O forse soltanto due grandi attrici

La pittura la scienza

Troppa carne al fuoco

Ma senza deludere troppo.

Charlotte Gainsbourg, la scucchia

Più affascinante del cinema

Lars, sei un coglione, perché rovinare

Tutto ciò con frasi idiote e naziste?

Tutto sommato

Questo cinema senza sottrazioni

Firma il suo capolavoro

Gruppo di sostegno per dimensioni parallele

Adesso che lui ** *****  **  *****

L’espressione della ragazza

Non è così imperturbabile

Adesso che lui

Lei viene a trovarsi;

Uno spazio di luce

Tra la depravazione

Le sue mani le bastano appena

Per proteggersi l’anima

L’anima  il volto

Deve per forza

Il vangelo delle cameriere messicane

Il viso puntuto di una tonaca nera

il guru ha le mani rivolte

Alla nana gialla

Adesso che lui

Lei sta perdendo tempo

A guardarsi le cornee di fuoco

Millesima poesia buttata a mare

Tintura evanescente che torna

Nostalgie veloci

Bianche e grigie sporche

9 gen 2012

Telegramma per il paradiso

Una moglie bella e spiritosa

come la Vitti in “ti ho sposato per allegria”

Una casa sopra la spiaggia

Dove ridere fino a squarciagola

Un’idea che mi protegge

Come un ombrello bulgaro

Da tutte le idee degli altri

Un eclisse di interessi e problemi

Un ‘arma

Che mi renda sicuro la notte

Figli da educare alla cattiveria

Un assoluzione perpetua

I miei affari o la mia povertà

Forse sono solo un debole

Ma non ce l’ho fatta

O ce l’ho fatta troppo bene

E adesso?

Un cane che mi segue

E un barbone da scansare

Un nuovo modello di qualcosa

E una fica da comprare

Un viaggio in Russia e uno in Cina

Questo solarium mi ritempra

Ed esco fuori

Perché le primavere o sono perfette o non sono

Mio figlio,il mio clone

I libri che gli ho bruciato

Il mondo che si guarda finire

E io sopra

I ghirigori del mio sorriso

Le carte pronte per il terzo divorzio

La riservatezza, in quella casa

Mi hanno garantito la riservatezza

Le onde del mare

Ora, proprio ora,

Non è plausibile che mi spaventino

Ma dovrò ricordarmele di sognarli,

Certi particolari infinitesimali

Mi siedo e guardo

La sporcizia dell’acqua

Questa spiaggia dove sono capitato per caso

7 gen 2012

Giorno di luce 2:03

Per leggere un libro

Per scopare

Per guardare un film porno

Per rileggere un libro

Per vedere le stelle

Per pensare a un chissà

Per morire con Rohmer

Per non trattenere la vita che scorre

Per pensarci un’altra volta

Per progettare il viaggio che non faccio mai

Per toccare con mano

Per ballare da soli tra gli specchi

Per credere e morire

Per credere di vivere

Per questa poesia

Per lei e per lui

Per sentire che dura troppo poco

Per caricarsi delle ansie inutili

Per sentirmi utile

Per spostare il televisore

Per cantare

E uffa…

(cazzo)

Il giorno di luce poi

È la notte,

è la notte

6 gen 2012

J.Edgar:quando Estwood incontra Godard

Dopo il mezzo infortunio di “hareafter”, il buon Clint torna a volare alto. J.edgar è il suo film più politico e, per certi versi, sentimentale.Ed è un capolavoro.

L’aspettativa era quella di trovarsi di fronte ad un film politico alla “Stone”(Oliver, ca va sans dire) invece il film si dipana in modo molto rigido, ma funzionale, su due capisaldi: l’indagine per il rapimento del bimbo, poi ucciso,del trasvolatore Lindbergh e l’ingerenza del capo dell’f.b.i nella vita privata degli americani, presidenti e leader politici,in primis.Le due ore del piccolo grande gioco storico di Easwood passano liete,con rimandi quasi tarantiniani(mai così netti in un’opera del maestro di San Francisco) e il fil rouge delle due storie nella storia: l’amore ossessivo per la madre e la bisessualità vissuta con senso di colpa, nell’amore ricambiato per il collaboratore Clyde.Interpreti da far paura(mai Di Caprio, così poco Di Caprio, anche nelle scene da non invecchiato) e per una volta(ah, accadesse anche da noi) una voce fuori campo pertinente e non ridondante. Difetti? Difficile trovarne: forse la pecca-ma che fa simpatia, più che mediocrità- di un trucco che sembra trasformare gli ottuagenari J,edgar e Clyde (soprattutto quest’ultimo)in delle copie impacciate del mitico Ruggero de “i soliti idioti”, ma è più una nota di colore, un buffetto, che un rimprovero(e chi mai, tra noi cinefili inveterati, oserebbe rimproverare il signor Eastwood, dopo quello che ha regalato a noi, all’ arte?).Insomma non un film stoniano ma semmai godardiano.Nei centoventi minuti infatti c’è un maestro, anche lui ottuagenario, che non prende posizione ma la prende, che lascia alla telecamera morbidi e quasi invisibili movimenti, eppure non è mai stata così presente.Occhi discreti alla luce.Questo è il suo cinema. E d’altronde, nella scena cult del bacio omo non si può che rimandare a una scena quasi identica(soltanto, là nudi e qua in giacche, là etero,qui no)scena, dicevo,quasi identica a quella del litigio/amplesso di “prenom carmen” di Godard.Anche se non con lo stesso zelo dialogico.E forse non è un caso che il macchinoso e splendido “detective”, del 1985,lo abbia dedicato a zio Clint.(Nel cinema più che nella vita, d’altronde, possiamo dire che i casi non esistono.Esistono casomai nella vita dei cineasti, non in quella dei film).Quindi Eastwood ha cominciato la sua carriera in modo conservatore(gli western) ma rivoluzionario(non degli western qualsiasi) e la va(con calma, con molta calma) concludendo, se non con uno stile innovativo,con una carica energetica che, fatto salvo il film precedente non lo abbandona da un decennio(prendiamo come termine di paragone”gran torino” e “changeling”, forse più del-giustamente-già osannatissimo “one million dollar baby”).Ed ora ci ha mostrato come si filmano le notti brave della storia made in usa.

E speriamo che continui a piovere.Perchè i film di Eastwood non sono come i fascicoli finali in un mangiacarte(oh, il candore altero di Naomi Watts): i suoi film sono fatti tutti per rimanere, altri più, altri meno.E questo rientrerà tra i primi.



naomi watts in una scena del film

Immagine 1 della galleria


5 gen 2012

Quando tornerò quiI

So che quando

Tornerò qui

Sarò felice

Di nuovo felice

Forse allora

Forse avrò i capelli bianchi

E il cuore di un tempo

Chissà

Il vento farà per sempre

Ancora

Le sue chiome gentili

E io ritornerò felice

Come uno

Che ha

Appena pianto per la gioia

I ricordi rinasceranno come gemme

Impreziosite dalla luce

Quando tornerò qui.

2 gen 2012

Un giorno e poi un altro

Non si può vivere  solo per lavorare e mangiare

Allora, tanto varrebbe vivere soltanto.

E nessuno raccoglierà più le conchiglie