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16 mag 2018

Lettere di uno sconosciuto

A metà tra Aspettando Godot e un romanzo d'amore alla Marquez, Zhang Ymou gioca al gatto col topo, con le pause e, ovviamente, le aspettative dello spettatore. Quello che sembra all'inizio essere un quasi remake di Vivere !, diventa invece un dramma intimista romantico, con sequenze così intense da risultare perfette.
Gong Li- per lei non si hanno ormai più parole, tanto è brava- così come Chen Daoming e la piacevole sorpresa Huiwen Zhang. E' lo Ymou che preferisco, quello delle origini- qui vi torna- e lontano dai kung fu e action movies all'americana. Recuperatelo come potete, ma recuperatelo, anche solo per rivederlo. Spiace che questo film non abbia avuto lo stesso successo di Lanterne Rosse, Vivere !, La storia di Qui Ju o perfino Le Triadi di Shangai. Capolavoro poetico dove lo sforzo di dire tante cose tutte assieme (la malattia mentale, la violenza sulle donne, il fallimento della Rivoluzione Culturale, la povertà) non è tale perchè inglobato in una regia attenta e cotanti protagonisti, al servizio di una scrittura sapiente. Un Cinema che non dimentica mai nulla, e quindi dimentico di tutto- che si apre con una sorta di talent ante litteram e termina nella poesia degli inverni, e della vecchiaia. Sono quei capolavori in cui il gioco è così in equilibrio che, per non essere sciupato, bisogna essere più autentici dell'autentico. Il campo minato del non detto nelle mani di questo quartetto è però sinfonia soave, come la neve. Io vorrei ci fossero più film come Lettere di uno sconosciuto, in ogni tempo: proprio perchè sono senza tempo.