> il mondo perfetto: Ida

19 mag 2018

Ida

In Ida di Pawel Pawlikowski ogni inquadratura è una sentenza. Ogni inquadratura è una sentenza. Un bianco e nero munifico e opaco da risalto a questa vicenda che mischia on the road di anime (mai come in questo caso) differenti e retrogusto storico. Peccato averlo visionato solo stanotte.
Nella Polonia degli anni sessanta i fantasmi del passato sono cercati da Anna, che sta per prendere i voti e da sua zia Wanda, che fu spietata giudice dei tribunali del regime dopo la guerra (anche se, va detto, ambientando la vicenda negli anni '60 si da come l'impressione che la Polonia di quei tempi fosse migliore di quella del decennio precedente; ma evidentemente il regista aveva bisogno di ancorarsi al secondo dopoguerra). Il substrato storico è però secondario rispetto alla vicenda di pura introspezione psicologica (e quindi recitativa) delle due protagoniste. Il finale è un doppio coup de theatre. E' raro trovare un film così breve (78 minuti) tanto denso. Resta forse proprio l'amaro in bocca per tanta esiguità; che avrei voluto vedere le due protagoniste ancora più a lungo sullo schermo.Per un film tanto perfetto resta poco da aggiungere, se non che- a questo punto- tifo per il regista polacco- il suo nuovo film su una band rock polacca nei primi '80- e non per Dogman (di cui ho scritto qui) a Cannes 71. Come già detto, anche a Garrone il bianco e nero avrebbe giovato. Ida, in questo senso, ricorda le belle fotografie di Rotunno, ma più livida e- addirittura- impeccabile. Specchio di un film a regola d'arte.