> il mondo perfetto: 1

30 apr 2018

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Tornai a Los Angeles girellando un pò per la città e mi accorsi che nessuno scriveva più nulla sulla condensa che si formava sui vetri degli autobus. Dopo averne presi due pensai che fosse un caso ma poi cominciai ad osservare la cosa con più attenzione.
C’era, nella mia mente, fino a otto anni prima quando me ne era partito per il Canada, una serie di immagini di cuori o scritte romantiche, a volte anche sguaiate, sui finestrini dei bus e delle metropolitane. Sto invecchiando- pensai. E non solo perchè ho nostalgia di quelle scritte ma perchè prendo atto che i tempi sono cambiati. I giovani- meditavo- si chiedono se è il caso di cambiare il mondo- almeno in passato- oppure,oggi, vivono in un eterno presente. Ma l’idea che il tempo sia effettivamente cambiato è una prerogativa della vecchiaia. Non sono ancora un matusa col bastone, ma sono ormai entrato in quell’età, ben oltre i quaranta, in cui si fa caso a queste cose o, negli animi più cinici, le si rimuove per sempre. Scrissi un “ciao sono tornato” sul vetro dell’autobus-bello, preciso, in stampatello ma non vistoso- e quindi scesi; giusto in tempo per accorgermi di un refolo di vento sotto la vecchia giacca di velluto. Notavo queste cose, continuamente. Ciao, sono tornato, ripetei, mentre la gente andava veloce attorno a me.