> il mondo perfetto: Un pò di chiarezza sulle serie tv

24 mar 2018

Un pò di chiarezza sulle serie tv

Le serie tv che contano sono quelle statunitensi; il resto è fuffa o poca cosa- a parte pochi esempi (Marseille, La casa di carta, ad esempio). Le serie italiane sono stucchevoli per insipienza; quindi è di quelle made in u.s.a. che mi occuperò, confrontandole con l'arte cinematografica.
La serie, per quanto fatta con accortezza e classe (Orange in the new black, la mia favorita) è un prodotto culturale tutto basato sulla suspence, sul come andrà a finire: e non solo in quelle il cui genere si richiama alla suspence (poliziesche, horror etc) ma in tutte. Per questo favoriscono l'adrenalina dello spettatore (del telespettatore) rispetto al contenuto. Sarà difficile vedere una stagione in cui ci sia una predominanza della qualità rispetto al meccanismo- suspence. Questo, ribadisco, anche in ficion che, registicamente e attorialmente, sono di primissimo livello. Ma il "come andrà a finire?" prevale in modo troppo netto. E veniamo al secondo punto: l'Arte. Il cinema è Arte- non solo quando (sempre meno spesso, specie in quello u.s.a, per non parlare di quello nostrano) mette in atto lavori originali e scevri dal meccanismo commerciale di cui sopra ma pure se- di pari passo- non si disperde, nè si ripete. E questa, invece, è proprio la peculiarità della tv (non solo nelle serie), che va a braccetto con la "smania" di tenere il fiato sospeso, in un modo o nell'altro. L'unico caso (recente, per il passato dirò più avanti) di lavoro televisivo che è (in parte) sfuggito a ciò è Twin Peaks (in modo leggero, per quanto riuscitissimo) nelle prime due stagioni, con un fare più evidente nell'ultima (tanto è vero che si è parlato di un film diviso in 18 episodi). Ma sull'ultima performance lynchiana ho scritto qui; non voglio soffermarmi oltre. Quindi: suspense adrenalinica e alta frammentazione del' "opera" televisiva mettono- aldilà dei cospicui successi- in una posizione artisticamente superiore- e di fatto inconciliabile- il Cinema rispetto agli sceneggiati tv. Se poi dovesse arrivare uno sceneggiato che non abbia una durata spropositata (insomma una mini-serie) e abbia nella ricerca artistica, più che nel meccanismo del "coup de teathre" e nell'eccessiva frammentarietà, la sua cifra stilistica allora sarà benvenuta (ma è difficile, ad oggi non l'ho vista). Questo discorso, è ovvio, non significa che anche il cinema (soprattutto nell'ultimo decennio, ma anche in tempi passati- a cominciare dai b- movies) non sia immune al discorso critico valido per le serie: filmografie volte a far sobbalzare lo spettatore dalla sedia ce ne sono, sempre più. Lo aveva già capito quel furbacchione di Tarantino, che nel finale, di Kill Bill vol.1 lasciava gli spettatori a bocca spalancata- già consapevole, il geniaccio, che dividere un film in due parti (uno dei suoi meno riusciti, tra l'altro) implica di per sè il passaggio dal Cinema (dove qui si intende Cinema d'Autore) a qualcos'altro. Ma ve la immaginate un serial tv firmato da Antonioni ? Il caso paradigmatico è quello del Il mistero di Oberwald, girato dal maestro per la Rai nel 1980, in cui si realizzò proprio quello che vaticinavo: un Cinema da Maestri in tele, senza cioè bisogno di legarsi a logiche da Hitchcock  in sedicesimo. Ma in questo caso ci furono due fattori non in linea: la durata fu quella di un film -129 minuti- e quindi il paragone restò monco. Inoltre, ahinoi, non fu la cosa migliore (anzi forse la peggiore in assoluto, pure peggio del clip di Fotoromanza) girata dal Maestro; nonostante la solita, impeccabile, presenza di Monica Vitti.
A ben guardare, nella memoria cinefila, l'unico caso veramente valido di serie per la televisione assimilabile ad un film d'autore è stato, sempre nel 1980, Berlin AlexanderPlatz, di Fassbinder- dal romanzo di Doblin. Risultato che finora nessun prodotto Netflix (per citare l'agglomerato di prodotto più valido in questo campo) ha nemmeno lontanamente sfiorato. Il grande regista tedesco non solo si era liberato (solo in parte, altrimenti avrebbe dovuto stravolgere quel romanzo capolavoro) dal meccanismo adrenalinico ma, cosa ancora più importante, aveva fatto si, miracolosamente, che la storia non finisse in mille rivoli ma avesse una sua uniformità (era una mini-serie, tra l'altro). Non è un caso se il capolavoro antologico di RWF fu -e ancora è- proiettato anche nelle sale (accadimento simile per Il Decalogo di Kieslowski; che però non era altro che un agglomerato di dieci film a sè stanti, con tenui riferimenti comuni- e si basava, inoltre, molto sulla suspence, per quanto deliziosamente lo facesse). Trentasette anni dopo Berlin Alexander Platz, come accennavo, un risultato del genere è stato ripetuto, in tono minore da Twin Peaks 3. Insomma, caro lettore: le serie, belle e meno belle, sono una moda per passare il tempo, distrarsi: il Cinema, invece, quello vero è Arte. Ma su, ve lo immaginate Bresson a girare qualcosa tipo Med Men (ho citato, tra l'altro una delle meno legate a codici "adrenalinici") ? Quindi, un pò annoiato, ad aprile non rinnoverò i miei contratti per le serie. Vecchi film, mi mancate ! Il tempo filmografico, che si vuole misurare in secondi, e non in decenni, per voi (e con voi) passerà sempre lietamente. No, non morirò netflixiano, semmai fassbinderiano o, al limite, olmiano (recuperare Storie di Giovani girato da Ermanno Olmi per la Tv pubblica, s'il vous plait...).