> il mondo perfetto: La verginità di Rosa Luxemburg

11 mar 2018

La verginità di Rosa Luxemburg

Quando aveva perso la verginità Rosa Luxemburg ? Quando era triste si distraeva con quella domanda. Ora lo era particolarmente. Avrebbero dovuto ammazzare me- e non semplicemente uccidermi ma farmi fuori come un cane- pensava Jimmy.
Poi diventava più poetico e messa da parte la rivoluzionaria tedesca (per lei aveva sempre il volto di Juliet Berto, non c'erano dubbi- quali che fossero le iconografie reali) si struggeva, senza tentazioni di assoluzione.
Era lui, il colpevole- lui che sarebbe dovuto finire insanguinato: invece era morto il clown. La dinamica non era ancora chiara ma era certo che la polizia avrebbe messo tutto a tacere. La conosciamo la polizia di L.A- borbottava Jimmy (da quando Nora se n'era andata borbottava sempre più spesso). Il clown ha dei figli- un ragazzo e una bambina- me ne occuperò io. Questo pensiero gli diede, solo per un attimo un pò di pace. Forse avrebbe viaggiato fino a Tulsa e lì- con parole sue, meno formali possibili- avrebbe spiegato ai due come era morto il padre. Non era una cosa facile da spiegare, la morte. Figurarsi quando poi non è decisa da Dio (o chi per lui) ma da un altro uomo, in carne e ossa. Qui sta la differenza tra atei (come Jimmy) e credenti: per chi aveva la fede anche l'assassino era concepito- in un modo o nell'altro- da Dio. Era la presenza del diavolo. Era... ripensò al clown, quando era bambino. Si scoprì a stupirsi da quanto tempo si conoscessero. E tuttavia non erano diventati veri e propri amici. Ecco, sentenzio Jimmy, un amico è qualcuno a cui parlare di cose come la verginità di Rosa Luxemburg senza sembrare un pazzo. Il clown però, più che di comprensione, difettava di cultura. Si chiese come avesse fatto ad entrare nel giro. Si chiese dov'era ora il poliziotto che l'aveva ammazzato. Poi si costrinse a fumare una sigaretta. Anche quella era una questione di vita e di morte. Quante, da quando era rientrato in California. In Giappone, non solo aveva smesso coi sogni, ma pure col fumo. La più grande rivoluzionaria di sempre si era formata in Svizzera- così Jimmy si mise a pensare al ragazzo- magari uno svizzero che faceva il fattorino per un banca, o il figlio di un cioccolataio- che l'aveva sverginata. Era probabilmente l'unico californiano non laureato o laureando a pensare a Rosa la rivoluzionaria. Non le piacque, allora decise di darsi esclusivamente alla Causa. Nonostante tutti quei pensieri disagiati e storpi, quella stessa notte si sognò. Era alla macchina da scrivere e il clown gli dettava le cinque regole della rivoluzione. La prima era: dimenticare. La seconda era: dimenticare. E così via. Dopo aver esposto la quinta il pagliaccio andò in un'altra stanza per togliersi il trucco. Allora Jimmy uscì dal sogno. C'era solo il pagliaccio che, lentamente, si riappropriava della sua identità. Aveva una voce diversa da come lo ricordava, più flebile. E un accento per niente americano. Lo vedeva, nel sogno, di spalle. Continuava a struccarsi. Quando cominciò a voltarsi Jimmy si svegliò. Si afacciò alla finestra e immaginò, lontano negli anni e nella storia, il corpo di Rosa Luxemburg che vagava in un canale. Sarebbe voluto restare lì, a pensarci, a lungo- molto a lungo. Maledetto Oklahoma- quasi gridò, mentre aveva già dimenticato i suoi sogni e aveva ancora, invece, la voce rotta dal sonno.