> il mondo perfetto: Sui vetri

26 feb 2018

Sui vetri

Jimmy tornò a Los Angeles e girellando un pò per la città si accorse che nessuno scriveva più nulla sulla condensa che si formava sui vetri degli autobus. Dopo averne presi due pensò che fosse un caso ma poi cominciò ad osservare la cosa con più attenzione.
C’era, nella sua mente, fino a otto anni prima quando se ne era partito per Sapporo, una serie di immagini di cuori o scritte romantiche, a volte anche sguaiate, sui finestrini dei bus e delle metropolitane. Sto invecchiando- pensò. E non solo perchè ho nostalgia di quelle scritte ma perchè prendo atto che i tempi sono cambiati. I giovani- meditò- si chiedono se è il caso di cambiare il mondo- almeno in passato- oppure oggi vivono in un eterno presente. Ma l’idea che il tempo sia effettivamente cambiato è una prerogativa della vecchiaia. Non era ancora un matusa col bastone, ma era ormai entrato in quell’età, ben oltre i quaranta, in cui si fa caso a queste cose o, negli animi più cinici, le si rimuove per sempre. Scrisse lui un “ciao sono tornato” sul vetro dell’autobus-bello, preciso, in stampatello ma non vistoso- e quindi scese; giusto in tempo per accorgersi di un refolo di vento sotto la sua vecchia giacca di velluto. Ciao, sono tornato, disse tra sè, mentre la gente andava veloce attorno a lui.


24-2-18