> il mondo perfetto: La fine del discorso

20 dic 2017

La fine del discorso

Gesù continua a dare, dal monte dove è salito, una serie di indicazioni, di regole di vita: non giudicare gli altri (con la celeberrima similitudine della trave e della pagliuzza) è la prima di Matteo 7. Quindi evidenzia come non bisogna dare perle ai porci (ossia rispetto per cose sacre),e subito dopo loda la bontà del Padre, nell'esaudire i suoi figli. Inoltre- sorta di declinazione dell'amore verso il prossimo, ma meno ampia- è fare agli altri quello che vogliamo ci facciano (regola della reciprocità, quindi).
La perdizione, infine, viene configurata come una porta larga; perciò facile è entrarci, al contrario della salvezza.
Tutti questi precetti sembrano quasi essere una perentoria introduzione all'avviso del non fidarsi dei falsi profeti che sono pecore, all'apparenza, ma dentro (realmente) sono lupi rapaci. Come visto in precedenza, in Matteo è grande -e pressochè continuo- il riferimento avverso a scribi e farisei* (qui, meno esplicitamente ma più "insolentemente", detti falsi- ossia cattivi- profeti).
La via del Paradiso, si ribadisce infine, non è aperta a chiunque: non servono gesti spettacolari (riferimento agli esorcismi) ma fare la Volontà del Padre. Chi ascolta queste parole, conclude Gesù, è come un uomo che costruisce la casa sulla roccia e non, stolidamente,sull'arena.
Gesù scende dal monte, ammirato dalla folla: infatti, insegnava con autorità (sapienza) e "non come i loro scribi*" (appunto, ennesimo riferimento critico ai "vecchi" sacerdoti ebraici; ultra- conservatori, li chiameremmo oggi; legati, più che alla tradizione, ad esteriorità e superficialità). Si noti che in Matteo, in particolare, la tradizione ebraica è un filo di congiunzione-e in un certo modo una base- del Cristianesimo, e non un qualcosa da rifiutare ).