> il mondo perfetto: Twin Peaks 3

11 ott 2017

Twin Peaks 3

Anni (st)ruggenti. La voglia di David Lynch e Mark Frost di dare spazio a quasi tutti i protagonisti della serie precedente, più l'innesto di decine di guest star (Naomi Watts, Tim Roth, Laura Dern, Monica Bellucci, John Savage, James Belushi, Jennifer Jason Leigh, Robert Forster che già doveva essere nella prima stagione etc) ha reso più complicato questo progetto.
Lynch si salva però con effetti speciali non convenzionali e, ma si sapeva, una fantasia non comune. Peccato perchè il finale è uno dei cinque o sei più suggestivi ed emozionanti della Storia del Cinema; si, del Cinema. Il nuovo TP si basa tutto sulla dimensionalità- con l'equivoco dell'agente Copper e il suo doppio, che si scambiano le parti e vagano- soprattutto negli ultimi episodi- da un "mondo" all'altro. Ovviamente c'è pure Laura Palmer, ora fantasma ora donna a cui forse proprio Cooper cambierà la vita...
Probabilmente era meglio ridurre una sceneggiatura affollata e fare al massimo una decina di episodi, con un filo conduttore univoco(il passaggio tra dimensioni, appunto). Ma la voglia di sorprendere sempre- e forse anche di apparire (Lynch è anche Gordon Cole- dal nome di uno dei personaggi moniri di Sunset Boulevard- ispettore FBI affetto da sordità) non ha reso un gran servizio al cult. Twin Peaks 3 è una serie geniale, a suo modo brechtiana o beckettiana (molti punti morti, pause, trovate anti narrative etc) che però lascia un retrogusto amaro in bocca. Forse la trovata più riuscita è vedere Kyle McLachlan che rifà comicamente il verso all'Hoffman autistico, senza sfigurare nè irridere, anzi. Ma attorno a questo novello Sellers gira troppa roba, per almeno 14 episodi su 18. E troppo vorticosamente. Le puntate centrali implementano abbastanza la noia dello spettatore. La varietà di ambientazioni (da Las Vegas al Paradiso, dal Dakota al deserto, passando per la famigerata, celeberrima, eponima, cittadina) più che dare verve stordisce. TP3 pare proprio un circo senza uscite d'emergenza. Resta, fiero, nel guazzabuglio limbico la gioia di rivedere interpreti, molti dei quali  erano poco più che ragazzini venticinque anni fa, che già bravi allora oggi  lo sono il doppio. Twin Peaks 3 non si può quindi dire un'occasione persa ma nemmeno il revolution masterpiece che tanti aspettavano. E' opera discontinua che viaggia tra i suoi mondi allucinati e grotteschi, che si vivifica per autocombustione nella simbologia del doppio (quindi anche: spettatore- schermo; palco-platea; realtà-finzione; twins e peaks etc)- mostrando però un bel pò il fiato corto. C'è da lustrarsi gli occhi quasi ad ogni inquadratura, certo. Se poi si è interessati alla storia beh tanto varrebbe slittare subito- dopo i primi due- agli ultimi cinque episodi, in particolare lo splendido epilogo neo-proustiano. Non voglio invece nemmeno pensare al coraggioso che si sia voluto sorbire i diciotto di questa terza stagione senza averne visto le prime due. In questo caso, probabilmente, non sarà stato un dolce amarcord ma una serie come tante, anche belle, con quel  genio kafkiano che è il suo (co) creatore. Questa comunque mirabile creazione, stavolta non è caduta nella psicosi collettiva che fu (Chi ha ucciso Laura Palmer ?) ma in un sano i don't care  per la logica. Tra Ufo e citazionismi (8 e 1/2, Oltre il giardino, i suoi Strade perdute e Mulholland Drive, e ovviamente Rain Man) in fondo Lynch si guarda narcisistico allo specchio. Senza farsi la pretestuosa domanda; chi è più bello, il presente o il passato ? L'importante è esserci, filmare. In un All You Can Shot in cui ci si fa dimentichi della differenza morale ed estetica tra Cinema e Serie. In fondo che l'autore di Inland Empire sia un fan del paranormale non è cosa nuova, benchè fuori sincro. Scappando ad un'astuta operazione di marketing, eppure rientrandoci di traverso, Lynch e Frost ci mostrano così il loro cineclub fatto di memorabilia in carne ed ossa. Quell'ultima oretta, l'ecatombe di quell'urlo lacerante e macerato di Sheryl Lee vale molto del totale, e riannoda a suo modo i fili dell'introspezione. Sarà TP3, un giorno, un classico da cineteca ? Come di certi presepi viventi, è lecito farsi certe domande ma parecchio inutile cercare altre risposte. Chi è il sognatore ? (cit.). E ,soprattutto: chi è (o era) Laura Palmer?