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30 set 2017

Louise Brooks non è di queste parti (demo)


LOUISE BROOKS NON E' DI QUESTE PARTI

Romanzo
primavera 2017-

Quanto segue sono le ultime bozze scartate dalla versione definitiva, in via di ultima stesura.

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Quando lei mi scrisse la prima lettera non volevo crederci. Eppure era tutta farina del suo sacco. La ragazza con la frangetta. Dopo un pò seppi che si chiamava Zoe; non prestavo molto attenzione ai nomi delle cameriere sulle targhette delle loro divise. Non prestavo attenzione a nulla. Avevo ventisei anni e una mezza idea di fare il detective. La politica non mi interessava. Il movimento hippie non mi interessava. Volevo fare il poliziotto, insomma, ma per conto mio. Allora avrei prestato attenzione alle cose. Come certi personaggi timidi che un giorno si scoprono attori.Mia madre mi scongiurava di non farlo. Pregava perchè cambiassi idea. Certamente pensava che con un uomo in casa tutto sarebbe stato diverso. Ma l'unico uomo in casa ero io. Mio fratello se n'era andato da Baltimora nel 1962 per sposarsi. Viveva in Oklahoma, una fattoria o qualcosa del genere. Lo vedevamo solo a Natale. Sei volte in sei anni. Anche se mia madre non lo diceva apertamente, sapevamo entrambi che era lui il prediletto. Ecco come andò davvero che la spuntò mia madre. Mi duole dirlo ma la forza della preghiera c'entrò ben poco.

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La vidi come un'apparizione. La sua figura lucente, in mezzo agli hamburger, all'odore di patatine. Tutti calcolatamente intorno ai cestini, ognuno col suo stile, a riversare i vassoi. Lei li guarda, nè altezzosa nè annoiata. Non sembra nemmeno una ragazza degli anni sessanta. Sorride moderatamente ma sorride. Mi sorride. Decido di far andare avanti le cose. Mi chiedo: è un' intellettuale (allora una cameriera poteva esserlo, qui in America, più che oggi...) o una ragazza da Harmony club ? Il rumorio cessa -mi pare- un pò tutto si ferma. Lei pronuncia il suo nome e io dico piacere (che risposta ridicola penso). Ma è davvero un piacere, averla conosciuta. Quando questo accade io sto ancora bloccando la fila- ma lei non dice niente nè si imbroncia, come se si fidasse già di me. Zoe mi dico; Zoe mi ripeto. Poi esco senza sapere bene che farò. Non penso subito al suo corpo, penso ai suoi occhi così poco rancorosi da dirmi perfettamente tante cose, innanzitutto la sua età. Sono come delle ellissi questi occhi qua. Usciremo assieme, ecco che farò. Mi sorprendo a pensare che le cameriere mi sono sempre piaciute, è un lavoro duro. Solo dopo questo pensiero mi ributto nel traffico di Baltimora, nella decadenza delle cose ovvie.

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La tele accesa. Bare oblunghe. Sono i cadaveri che tornano dal Vietnam. Io e Zoe usciamo insieme da una settimana e non sappiamo tanto di noi. Ma alcune cose abbiamo forse bisogno di dircele ? Zoe considera la guerra laggiù come una cazzata. Così mentre le bare passano rimaniamo in un soffuso dormiveglia. Perché partono ? dice ad un tratto. Non lo chiede a me né a sé stessa. I parallelepipedi avvolti nella bandiera alla lunga mi fanno venire sonno. Sogno di fare il detective, ad occhi socchiusi. E' la premessa di farlo davvero ad occhi chiusi, questo sogno. Andiamo a trovare i miei genitori dice Zoe. Quando arriviamo al cimitero il guardiano dice che un tempo stava assieme ad una vietcong. Ok, dice, una cinese ma una brava ragazza. Scende il silenzio colpevole della sera. La voce del guardiano lo incide con un accento incolore. Il prato del cimitero è preda dell'incuria..la notte topi e batraci...ranocchie aggiunge, come se noi non potessimo capire. Ci indica una lapide, come se ci avesse aspettato. Io penso alle bare oblunghe dei soldati di ritorno a casa e penso che non mi ero mai accorto che il cimitero fosse così vicino casa.

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Primo piano del volto di Zoe che si guarda attorno. Qui- le dico- ci sarà tutto quanto. E' un principio d'estate, le giornate che stordiscono con la loro lunghezza pantagruelica, cominciano ad affacciarci. Per ora è solo un'idea. La mia. Il magazzino di cataste di cartoni presto sarà l'ufficio di un detective. Qualcuno, anche qui, continua a partire per Il Vietnam. Arrivano i primi morti, e se ne parla. Abbiamo sottovalutato gli asiatici. E ora ? Ma queste cose le penso solamente. Spostiamo un pò di roba, che non abbiamo abbastanza soldi per pagarci un trasloco..Le pareti color crema e le parole un pò fuggenti su quel viaggio che faremo a New York, prima o poi. Invece l'altra costa, la California, ci pare paradossalmente più vicina. Musica da surf da qualche parte. Ritorneremo a casa, ripassando per la strada del cimitero. Zoe mi racconta che sogna spesso i cimiteri e che è andata da uno psicanalista qualche tempo fa. Ho paura, le dico, sul suo primo piano che richiude diligentemente la porticina, come se non avesse mai fatto altro finora. -Non passiamo di là- dice lei. E perchè?
Il guardiano..il guardiano del campo santo mi sembra una persona strana, non mi piace. Prendiamo la strada delle colline e dei gerani. Nick Nasten, Zoe Lennie e i formichieri che le nostre scarpe spazzano via senza rimpianti. Un rimpianto? Un rimpianto non ha senso: ci sono troppe variabili per considerarlo qualcosa di definito. E'...un alibi, spesso. Questo dirà Zoe, più avanti nella storia ma adesso sta zitta e mi stupisco a pensare che io non so nulla di lei. Se non che lavora a mc donald e che è stata da uno psicanalista. Una vita piatta, più della mia, la sua. E siccome mi vergogno un pò di questo pensiero dico qualcosa sulle colline che tra pochi mesi si imbiancheranno. Il volto emaciato di Zoe, la sua fronte e fiocchi di neve. No, l'estate non mi piace; con tutto questo sudore da smaltire

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Il magazzino prende la forma persa delle cose inusitate, e vuote. Diventa un appuntamento fisso, caro lettore, il venerdì per pulirlo. Ora, ormai è sgombro. Perchè vuoi diventare un detective e non un poliziotto ? La domanda di Zoe, inquadrata dall'alto come una Madonna del Mantegna, non solo mi da modo di parlarle un pò di me ma anche di notare come lei si mangi voracemente le unghie. Mi dice che il padre era un poliziotto e poi lascia un silenzio che vorace che, stancamente, io non riesco a riempire con il racconto della mia vita fino a quel momento. Qui le case costano poco- è l'unica cosa che dico.
A Baltimora ?
Le case vicino al cimitero ?
E le astronavi ?
Quale astronavi ?
Quelle...
E mi indica una serie di palazzi in lontananza che assomigliano molto a delle baracche cilindriche e sbilenche.
Le dico che sono occupate dai negri e lei dice che una volta è stata con un negro ma la picchiava. Siccome- era la fine degli anni sessanta- il politicamente corretto clintoniano-obamiano ancora non aveva infestato le nostre vite lei non ha bisogno di dire qualcosa di bello sui negri.
Se diventerai detective avrai a che fare coi negri, più spesso di quello che pensi.
Io però le spiego che mi occuperò di piccole casi: mogli o mariti che cercano le prove del tradimento e...
Come una sorta di gru gigantesca inquadra noi che usciamo tra le colline.
Non ha paura? dice lei indicando il guardiano del cimitero, in lontananza.
La domanda- una di quelle che presto diventeranno solite per lei- è così pertinente e semplice che non riesco a rispondere se non con un...si.
Poi parliamo di New York e sogniamo certi pezzi di California, come tutti. Ragazze in bikini e party segreti per me, una pace- una pace che si confonde col sonno e l'abbronzatura tenue delle cinque della sera- per lei.
Al resto, prima o poi, ci penserà il computer.

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Mi piacerebbe, si- di tanto in tanto- tornare nella Baltimora del 2016 o del 2017. Ma ora vivo in California. Qui a San Francisco leggo Oriana Fallaci e Susan Sontag, suscitando l'ilarità dei miei rari ospiti. Così spesso, il romanzo che creo sono solo i miei occhi chiusi- ma non dormienti- che rivedono Zoe.
Nessun eminente psicanalista potrà mai dire nulla di nulla sul perchè si ha una pettinatura piuttosto che un'altra. Un libro sul perchè della frangetta. Erano discorsi così, tra l'astruso e il poetico, quelli che facevamo. Il magazzino era vuoto. Ora, non poi, dovevo darmi da fare e diventare un bravo detective. Nella nostra cittadina tutti sembravano smaniosi di partire. Dopo un pò le prediche del prete di fronte alle bare, di fronte ai soldati senza gambe o ciechi, divennero ripetitive. E sempre meno gente vi partecipava. Ormai anch'io e Zoe preferivamo rimanere a pomiciare all'ombra dei tigli non lontano dalla Collina Federale. La gente era preoccupata per i cadaveri sgozzati: ben presto la nostra patria divenne la città più pericolosa degli Stati Uniti. Solo quelli di Detroit potevano contare tutta quella teppaglia morta ammazzata e, in mezzo, gli innocenti. Ogni tanto leggevo il Post ad alta voce a Zoe. Lei faceva domande su tutto. Era affezionata a quella città come lo è un necrofilo del cadavere su cui eiacula.
Se avessi la sicurezza di tornare sano e salvo, partiresti ?
Si- risposi senza pensarci. Nella giungla, se non morivi o uscivi storpio potevi dimenticare Baltimora. Non succedeva nulla e questo mi sembrava irreale, come qualcosa di capovolto.
Se ti dicessi che ho la frangetta perchè così decise mia madre e non ho mai pensato di cambiarla...rimarresti deluso ?
Un pò lo ero ma era bello lasciarsi condurre da quelle delusioni che sono così oziose che sembrano davvero ripararti dai problemi più gravosi.
Una bella ragazza non teme nessuna pettinatura- aggiunsi dopo un pò. Era una frase che poteva dirsi solo a quelle che portavano la frangetta ma non avevano la fronte alta. Poi cominciammo a parlare male di Detroit e a tutti i negri che avevano trovato morti laggiù. Ogni tanto li sognavo: io seduto su una cassapanca e loro che camminavano come spiriti, diretti verso il metrò. In quegli incubi Zoe non c'era mai

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La scuola per detective era a New York. Sapevo che presto o tardi ci sarei andato. E' commovente pensare che molte delle cose che riporto ora le scrissi cinquant'anni fa o giù di lì. Era il periodo più bello della mia vita perchè facevo sesso con regolarità. Zoe aveva interrotto quel vagheggiare da una donna all'altra ma ancora non capivo- non volevo capirla, mi sa- tutta quella differenza tra sesso e amore. Il magazzino semi vuoto era ormai il luogo dei nostri incontri. Mi chiedevo spesso se lo fosse stato anche per mio padre, con mia madre o senza, prima di andarsene via. Invece della vita di Zoe non sapevo nulla. Non era una di quelle donne complicate che ti vomitano addosso in mezz'ora tutta la loro vita. Ben presto mi ritrovai prigioniero di una domanda assurda: come sarebbe cambiata la nostra vita, se avessimo avuto un figlio. Ci pensavo, a dire il vero, quando stavo solo. Dopo essere usciti dal letto, erano altri i pensieri che mi si facevano urgenti, le domande che sembrano rompere l'idillio di una vita piatta e rilassante. Perchè non ero partito per il Vietnam. Mia madre mi scrutava da lontano sapendo che una minima parola avrebbe potuto arruolarmi, non era sicura nemmeno lei che pensava di quella guerra. Una certa indifferenza, forse assurda noia, verso le bare oblunghe dei cadaveri che tornavano, gliela si poteva leggere in faccia. L'importante era che non partissi io. Quando le dissi di Zoe capii, conoscendola, dall'espressione del suo volto che cercava di decifrare quella storia. Un amore allontana dalla guerra ? Non era una risposta troppo facile. Mi addormentavo tra il silenzio sospeso di mia madre. Mi dissi che lei non era più andata al magazzino da quando mio padre se ne andò. Mi dissi che non avrebbe mai lasciato Baltimora. Io sognavo di morire in Vietnam, con la testa di un Charlie tra le mani. Ridevo follemente di quelle immagini. Poi tornavo a pensare a Zoe Lennie, un pensiero dovuto prima di colazione, una citazione dal Vangelo.
Louise Brooks non è di queste parti
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Se proprio dovessi essere qualcuno, qualcun altro...chi sceglieresti ?
La solita strada non lontana dal cimitero e la mia voce tra l'imperioso e il querulo, un getto curioso di parole sotto il tramonto.
Un'altra persona, dici ? (a Zoe piace ripetere le domande che le faccio)
Un'altra persona.
Alain Delon.
Ma Alain Delon è un uomo.
Io sono bisessuale, dice lei come se questo potesse cambiare la sua idea.
E tu ?
Non lo so.
Dai.
Il guardiano del cimitero.
Ormai ci conosciamo mediamente bene per non capire che la mia risposta non è del tutto casuale.
Non è un lavoro esaltante.
No, non lo è. Ma è riposante. E puoi stare gran parte del tempo solo coi tuoi pensieri.
Io al suo posto mi suiciderei.
Addirittura.
Addirittura. Non sarò mai un'altra persona.
Davvero ?
Davvero.Non voglio esserlo, Nick.
Mi immagino Zoe con la faccia del signor Delon, e la cosa mi fa ridere.
Devo ripetertelo: tu assomigli a Louise Brooks, l'attrice del muto.
E' la mia condanna.
Una bella condanna.
Chissà che fine ha fatto...dov'è.
Da qualche parte a scrivere recensioni cinematografiche.
Sul serio ?
Sul serio.
Chissà se ha ancora, come me, quella sua famosa frangetta.
Ancora una volta, sordidi come ladri in case di poveri, tagliamo corto per non passare per l'entrata del camposanto.
Forse se potessi essere davvero un'altra persona vorrei essere morta.
Un pensiero che può stupirti in Park Avenue, ma non quaggiù, mi dico.
Un giorno collezioneremo ricordi, e ci sembreranno più nitidi e importanti di quanto credevamo- dice la ragazza con la frangetta.
La sua faccia si fa crucciata, inclina un pò il collo, come chi veda davanti a sè qualcosa da raccogliere, senza fretta: ma conservare un ricordo è una cosa complicata, dopotutto.
Sembra pensare a qualcosa del genere.
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I racconti sul Vietnam non calamitavano grandi attenzioni. Spesso i narratori erano svogliati, facce insonni pronte a blaterare; certe volte rabbiosi, spesso come in preda a narcolessia. Avevano voci di gente che sembrava proprio sul punto di vomitare. Nello sguardo c'era un qualcosa di fiero e di provinciale allo stesso tempo. Non erano stati a Parigi o Bonn ma in una giungla sconosciuta che, con la loro presenza, avevano reso dignitosa. Lo dicevano sempre: prima di noi il Vietnam non c'era. Ben presto gli astanti si annoiavano. Io camminavo mano nella mano con Zoe e li vedevo lì, le facce rimbambite dagli psicofarmaci, i suicidi falliti o messi da parte. Non di rado qualche moglie coraggiosa li veniva a prendere. Ma era un punto fragile, quello: ancora pensavamo tutti- anch'io- che la guerra l'avremmo vinta. A ben ricordare solo Zoe era di tutt'altro avviso. Svotavamo il magazzino e, senza rendercene troppo conto, la nostra giovinezza si allontanava, tesa.
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L'uomo prega perchè ha paura o ha paura perchè prega ? Io non potevo nemmeno immaginarlo. Ma lei se lo domandava più spesso di quanto fosse lecito pensare. Entravamo in chiese sconsacrate, quando non sistemavamo quello che sarebbe stato il mio ufficio. Ma dentro di me sentivo una volontà di lasciar perdere tutto, di non seguire più nulla. Però, per quanto forte fosse questo desiderio, ecco che alla fine non trovavo stupido come avrei pensato un tempo l'entrare in una chiesa (evangelica, cattolica..che importava). Ero sicuro che, tenendole la mano, pregando, non avevo altro da rimproverarmi che una lontana disaffezione verso Dio e gli uomini. Nick Nasten, pentiti ? Una domanducciai del genere non la concepiva nessuno: né io né Zoe, né il silenzio pesante dell'uomo sul crocifisso. Ero lì per capire qualcosa. E più il tempo passava più mi rendevo conto che ero folle a non voler sapere nulla di lei, del suo passato. Il fatto è che non c'era niente dietro la ragazza, mi sembrava. La mia ragazza. La sua esistenza si dipanava, per forza di cose, insieme alla mia. E lasciava, tra i lampi di luce della chiesa, da parte altre congetture.
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Non pregavamo, in senso stretto. Zoe congiungeva le mani e io giravo per i corridoi chiedendomi che ci facevo lì. Poi smisi di chiedermelo e cominciai ad osservare la Chiesa. Mi sembrava una gigantesca farsa il non aver creduto prima. Ma ci arrivai per gradi. Vedevo Zoe e capivo che non sarei mai stato come lei. Ero stanco e sudato, in quelle estati, eppure felice anche di quei momenti di noia. Zoe mi raccontava le sue preghiere e io le dicevo di andare avanti. Diceva spesso che non le andava di domandare favori. Le bastava che lui si fosse ricordato di lei. Questa cosa mi parve molto romantica. Sono geloso di Gesù, dissi una volta ridendo. Lei pensò che dicessi sul serio e mi pregò di non dirlo più. Ecco, in quelle prime settimane in cui giravo in tondo per la Chiesa ebbi, per la prima volta in modo chiaro e violento , l'idea che la ragazza con la frangetta assomigliasse a mia madre. Facevo lo sforzo- che ben presto divenne consuetudine- di aspettare che avesse finito quella testimonianza, senza dirle nulla. Aspettavo come interdetto vicino all'acqua santa. Allora sapevo a malapena l'Ave Maria e Zoe mi disse che nessuno capiva davvero quello che diceva il Signore. Nemmeno io, nemmeno io. Quell'aggiunta la faceva con una modestia così inusitata che mi convinse che un giorno l'avrei sposata. Prega, Zoe, prega, anche per me; qualche volta.

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L'intransigenza di Zoe - la mia piccola Louise Brooks in sedicesimo- verso la Chiesa Cattolica non andò oltre al domandarmi, per favore, di andare a messa assieme. Le candele. Io rimanevo spesso a fissare le candelle, A guardare i quadri. Quello che inizialmente fu uno sforzo ben presto divenne una sorta di curiosità misitca per cui mi appoggiavo sulla sua spalla e- nei momenti più lucenti- sognavo- dentro una Chiesa papale- di fare il pastore protestante. Doveva essere il '66 o il '67 e le stagioni- questo fu subito chiaro- là dentro sembravano sempre simili. Certo, c'era l'abbigliamento delle persone, e il nostro, a cambiare. Ma la Chiesa era identica a sé stessa, come più o meno era da secoli. Era un periodo molto americano in cui si mugugnava meno se una bella ragazza entrava in Chiesa in minigonna; lasciavamo queste cose alla vecchia Europa. Per cosa preghi ? La domanda da fare a Zoe (che ogni tanto mi veniva di chiamare Lulù) era la stessa, urgente come un pesce bruciato nel forno, importante come tutte le domande non vitali. Ma era la mia. E quando glielo chiesi lei decide di non rispondermi. Sarete delusi quanto me, nel sapere fin da subito che quella ragazza non aveva segreti. Però mi sarebbe piaciuto sapere le parole che pensava quando pregava per me.

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Lei era una specie di fan di Paul Mc Cartney. A me invece della musica non importava nulla. Era l'idea di ascoltare suoni che ultimamente mi infastidiva. Come sarebbe la tua vita se non avessi ascoltato...e lì Zoe tirava fuori titoli di dischi dei Beatles o magari di qualche gruppo nuovo. Diceva che sarebbe voluta morire a Londra. No, non vivere: morire. Così le nostre conversazioni non ondeggiavano nella vita sparpagliata dei baci che ci davamo ma in una sorta di sordomutismo beckettiano. Tu hai capito tutto di me, ero tentato di dirle più volte al giorno. Con lei ero diventato più chiaccherone. Riciclavo le barzellette sporche sentite mesi prima che la conoscessi al bar del porto. Anche se sembrava soltanto un patto tacito; si- io sapevo- che non c'era altra ragione delle nostre esistenze che sopportare Baltimora. E sopportare Baltimora è sopportare il mondo – le dissi una volta. No, quella è New York, mi replicò. Un giorno mi fece leggere una poesia- erano brevi, aforismatiche- e poi un'altra. Rimasi un po' male che nessuna parlasse di me ma erano, in fondo, tutte molto disperate. Disse che se avesse pubblicato una raccolta l'avrebbe chiamata Il matrimonio di Odette :pronunciò tutto ciò in un tono così vago e sufficiente che sembrava dirmi che, ok, io dovevo sapere certo il motivo di quella scelta. E forse era così.

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Un giorno le chiesi se avesse intenzione di diventare suora. Lei sorrise e distolse lo sguardo. Non sarebbe mai diventata suora. Eppure leggevo nei suoi occhi la ferrea volontà di finirsene in Africa per aiutare i poveri e...forse avevo solo paura di perderla. Le toccavo i capelli sapendo che una ragazza così non l'avrei più trovata. Il compimento della pulizia e della tenue ristrutturazione del magazzino andavano incontro alla mia ormai pallida idea di diventare un poliziotto. Era veramente quella, la mia natura? No, mi dicevo, almanaccando: io voglio soltanto essere un detective. I poliziotti erano quelli che prendevano a manganellate chiunque; i detective erano tipi cazzuti che risolvevano situazioni complicate. Degli antieroi in un mondo di falsi eroi. Però non ripresi a fumare o a pensare di farlo. Il mio nervoso, le mie indecisioni le sfogavo fingendo (e se stavo fingendo davvero, questo non lo seppi mai) di aver trovato il grande amore. Baltimora era soltanto una città a caso e io ero disperatamente convinto che, comunque andasse, per me contava solo Zoe. Se ti facessi suora, ecco che la tua splendida frangia morirebbe- dissi. Lei non rise e parlò un poco, distrattamente, del fatto che avrebbe voluto confessarsi.

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Non eravamo i personaggi di un teen movie ma i timidi ascensoristi di un mondo che non conoscevamo bene e che in fondo non ci apparteneva. Eravamo figli dei nostri forse e delle nosrre idee balzane. Devi essere importante per me- ci ripetevamo di continuo. L'idea folle di Zoe era la mia o no? La sua era di continuare a vivere per sempre a Baltimora. Un giorno mi avrebbe raccontato di più di sé ma ero io a pensarlo:perchè né io né lei toccavamo l'argomento. Dove vai quando rientri a casa ? Che succede quando rientri lì, chi ti accoglie ? Avevo a lungo cercato di pensare che dopotutto lei poteva viversene da sola. Ma qualcosa mi diceva che non era così. Non ero un grande detective. Aspettavo il momento in cui ,lei mi dicesse: non sei un granchè come detective però mi piaci lo stesso. Ma quel momento non venne mai. Stvamo a farci le canne e a fantasticare su cosa facesse in quel momento Mc Cartney. La mia vita non era vita e non era morte. Era il piacere di giornate tranquille che però non capivo come avrei voluto. I dolci baci di Zoe. Le chiedevo di leggermi qualche poesia. Il matrimonio di Odette, il matrimonio di Odette, quasi strepitava lei cercando di capire perchè non ero mai entusiasta quanto lei. Io non ero entusiasta di nulla. Lo ero mai stato? Non mi interessava. Un giorno forse sarei diventato uno scrittore o un blogger. Ma ancora non lo sapevo; non potevo saperlo.

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Non sapevo nulla. Stavo male perchè ero felice. Ma non era un mal di stomaco o la voglia di volare ma la consapevolezza che tutto sarebbe finito da un momento all'altro. Grondavpo sudore, a quei pensieri, ma fortunosamente, mi prendevano solo di notte. Io dovevo uccidere la mia parte pessimista e dirmi che tutto quanto andava bene. Non avevo mai visto Zoe piangere e mi compiacevo che la stavo rendendo felice. La vita mi sembrava così normale che quando vedevo alcuni conoscenti- amici veri non ne avevo- partire, ancora, per il Vietnam non mi sentivo più un vile ma un privilegiato. Zoe pregava sempre più a lungo. Decideva di prendere con le sue candide mani candide ostie. Pensavo con un'ironia ancora non ingigantita dalla cattiveria degli anni maturi che Zoe ancora non si era incontrata con mia madre. Il tempo delle cose consuete mi sembrava morirci addosso. Rimanevamo a guardarci come se quella non fosse l'America ma un modo a parte. Mi diceva che aveva paura dei negri ma che allo stesso tempo avrebbe avuto paura di mettersi con un negro. E poi, abbassando la voce, di come avrebbe avuto vergogna di essere una negra. Diceva tutte queste cose con candore che ben presto smisi di prenderla in giro. Io ero un liberal, forse un hippie. Ero un liberal prima che divemntassero di moda nei romanzi di Philip Roth. Zoe era bella quando pregava e presto mi costrinsi a pensarla come a una Madonna. Una similitudine così tenera che mi celavo dietro la smemoratezza apparente, per non rivelargliela.

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Qualcuno era morto per i nostri peccati, mi spiegava Zoe. Io ricordavo a malapena quello che diceva mia madre su Gesù. Nick Nasten, non ti senti stanco di fingere...dille che tu sei un miscredente..dille la verità. Il fatto è che non ero abbastanza competitivo per cose del genere: non ero sicuro che quella bugia sarebbe andata bene, era solo una stucchevole compiacenza. Presto, speravo, avrei cominciato a pregare. Ma non farlo- lo sentivo- non avrebbe compromesso la mia storia con lei. Una storia lunga come la nostra non poteva dirsi bene senza spiegare le cose che erano oltre le belle colline o i porti giudiziosi dove già allota (o da allora, dovrei dire) si spacciava crack. La Chiesa, il magazzino, avevano entrambi a loro modo una sacralità del luogo che mi emozionava. Come se lì non potesse succederci nulla. Ma, in fondo, avevo davvero tanto per cui chiedere perdono. Pregare. Autunno che arriva. Un giorno, un altro, senza rancore, è un giorno guadagnato. Zoe, perchè non ti cerchi un lavoro, pensavo. Dirglielo sarebbe stato inutile: era così bella, ancora più bella vederla a starsene là a pregare. Si tormentava la frangetta. E disse che si; si, si era confessata.

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Presto la religiosità di Zoe smise di incuriosirmi per susicitarmi dei pensieri autonomi come: il mio Dio, se c'è, è il suo ? Con l'aiuto di una birra poteva sembrare un pensiero quasi poetico ma io ero praticamente astemio. Misi ben presto in collegamento le parole sussurrate dalla mia ragazza- la ragazza con la frangetta- in una Chiesa- su cui poi si dirà più diffusamente- con i cadaveri dei ragazzi vietnamiti che e dei ragazzi americani, letteralmente spappolati davanti alle telecamere. Un'epoca, quella della nostra gioventù, dove ci si impressionava ancora. O eravamo solo poco abituati ? Zoe parlava di cose troppo astratte, ma mai di morte. Se lei non fosse stata così graziosa forse quel suo agghindarsi- ah, la camicetta bianca che non mncava mai- per andare a messa sarebbe potuto sembrarmi un vezzo stupido, da sfigata. Hai tutti gli uomini che vuoi, quando vuoi, amore mio, pensavo i primi tempi. Poi quella sua fede la rese sempre più una presenza eterea. Il sesso era una dimensione a parte. Lei non guardava più la televisione. Io cominciai gradatamente a pregare per i soldati ammazzati. Per quelli americani, solo per quelli.La consapevolezza che Gesù non avrebbe fatto così mi rendeva non meno convinto. Un tempo- pensavo- avrei capito se volevo imitare soltanto Zoe; se la mia fosse stata solo una posa. E mi stupivo che lei non mi rimproverasse di ciò, o perlomeno non mi prendesse in giro.

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Ci scherzavamo su quella nostra propensione al misticismo, che spesso- fin da subito, invero- ci apparve come qualcosa di stantio. Noi sapevamo che c'era un linguaggio tutto nostro che dovevamo sperimentare. E lo facevamo. Mia madre sembrava stare meglio da quando aveva capito che il nostro mondo- quello di Nick e Zoe- lasciava adito, per me, a ben pochi altri pensieri. Io capii subito che era un grande amore. Se avessi avuto la forza e magari la pazienza di scrivere delle lettere lo avrei fatto però il punto è che non ne avevo proprio l'intenzione. A volte mi bastava sapere che lei c'era. Non mi posi mai il problema se potesse piacere ad un altro o se avesse scelto l'uomo giusto. Ci sentivamo (mi sentivo, per meglio dire) una sorta di predestinato. E lei era ingenua a tal punto da farmici sentire, senza volere. Erano mesi tutto sommato vuoti ma belli. Se intorno a noi ci fosse stata una città migliore forse non sarebbero sembrati così speciali. Cos'è l'appaenza, mi chiedeva all'improvviso Zoe. Intanto smisi di accompagnarla in Chiesa e mi immaginai come stava lì, a volte inginocchiata, sulle panche dell'edificio. Lei nell'atto del pregare, io in quello del filosofo innamorato.

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Ogni tanto le chiedevo se si sarebbe mai fatta suora e la sua risata era più perentoria di un semplice no. Forse, mi dicevo, lei è così: vuole andare in chiesa solo per essere in controtendenza rispetto agli hippy e agli anticonformisti che ci sono in giro. Stavamo bene, e ridevamo. Ma quando prendevo questo argomento il suo sorriso diventava una risata. Era sciocco da parte mia legare quella sua fede a un qualche altro motivo che non fosse la fede stessa. Zoe leggeva spesso Pasolini e Brecht e solo dopo mesi mi accorsi che invece la Bibbia non le interessava. Era la cerimonia liturgica a darle la sua unica emozione di credente. Si inchinava al suo Gesù e aveva uno sguardo come di chi sta per piangere. Era una scena- lei in primo piano che prega e ha appunto uno sguardo come di chi sta per piangere- che ben poco si accordava con gli Stati Uniti e ancora meno con Baltimora e alla seconda metà degli anni sessanta. Era un mondo impreziosito dalle nostre idee chiare e precise sulla vita, dai nostri dialoghi ai limiti del grotttesco su cosa ci piaceva e cosa no. Oziavamo, ed era bellissimo. Eravamo giovani e, senza saperlo, già avevamo smesso di sognare. Mentre tutti lo facevano.

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Capii ben presto che l'educazione cattolica di questa mia sparuta rondine aveva un'importanza evidente, che la duttilità delle nostre anime ingigantiva. L'amore di Zoe per la Chiesa non era qualcosa di incidentale, così è giusto che la storia la tratti doverosamente ed in maniera esaustiva. Si sarebbe sviluppata senza scossoni ma nonostante la mancanza di sorprese era lei, la fede, a definire la mia innamorata. Un giorno avrebbe smesso di pregare ? Era un interrogativo serio perchè io notavo che la sua vitalità era legata alla sua fede. Forse pregava già da bambina. Avrei indagato, unica mia operazione da investigatore, sui suoi genitori, mentre il mondo fingeva- come sempre di dimenticare tutto quanto. Il fatto che lei non parlasse di sé non lo trovavo né giusto , né fastidioso, né inquietante. Imitavamo i preti con l'accento newyorchese o texano e questo ci divertiva non poco. Perchè la blasfemia è altro, diceva Zoe. Prima che poi su questi preti immaginari bisognerà dire due parole, e forse tre. Un discorso, una citazione.qualsiasi.