> il mondo perfetto: Anne Wiazemsky,tendre rebelle sans âge

9 ott 2017

Anne Wiazemsky,tendre rebelle sans âge

Un cinema che sapeva far sognare e litigare. E molte altre cose. All You Can Shot. Anne Wiazemsky ne fu icona senza tempo, in quella seconda metà degli anni sessanta tra le attrici di culto. Il cinema politico marxista, tra Godard e Ferreri, la sua faccia stranita e dolce, di una bellezza rosacea senza pretese ma con molte frecce al suo arco.
L'anarchia di un volto, nella precisione di una gioventù. Anne Wiazemsky è diventata mito quasi subito quando, diciannovenne, prese il ruolo di Marie in Au Hasard Du Balthazar, esordio bressoniano dove lei e un asino imperversano per tutto il film. Quasi naturale il cambiamento di genere: dal dramma neo cattolico al grottesco spinto marxista leninista: dai granai e la campagna, alla città e le barricate: La chinoise, film che anticipia il '68 e pure la vertigine barcollante e delittuosa delle br. Il film dei film sulla politica. Lei, Veronique Supervielle (in omaggio al poeta surrealista) crea un surplus di linfa vitale e ortodossia marxista, il suo lieto sorriso da coniglietta. La rivoluzione non è un pranzo di gala. Ed il Cinema ? Dopo di allora continua a lavorare in molti altri film, soprattutto fino ai primi anni settanta, segnando un'epoca. Moglie di Godard fino al 1979 e musa per due volte di Pasolini (Teorema, Porcile). Sono due film ugualmente lugubri, ai limiti della necrofilia cinefila, dove la sua presenza vivifica, spiazza è chiaro che insieme all'icona, al dolce volto post- nouvelle vague si accompagna una consapevolezza d'attrice sempre più grande. Lei, l'amica di Juliet Berto, altra divina attrice (1947-90), lei che trova perfino il modo di far cambiare a Ferreri una sceneggiatura (il regista italiano la voleva discinta, il marito impose dei cambiamenti): Il seme dell'uomo è una sorta di Mad Max ante litteram, ancora lì, ancora il suo volto pesantemente iconografico, specchio di una gioventù militante, un tempo che ormai stava morendo.
Perchè l'epica delle inquadrature wiazemskiane è l'etica stessa della cinemtografia di queli anni. Idealistico in un sogno fatto di ideali, quando ancora sembrava oltraggioso tradirli.
Poi Anne gioca con il Cinema ma diventa sempre di più scrittrice, con il libro Un anne aprés, in particolare. Un anno cruciale, infatti. Che segue la sua carriera dagli inizi alla conoscenza , e l'amore, con Godard. Poi quella stagione- più o meno nei primi '70 appunto- si esaurisce. E lascia le sue leggende, le sue testimonianze. Anne Wiazemsky è così incarnata nel mito che è ora un film, Redoutable , con Garrel e Stacy Martin, sulla storia tra lei e JLG. Anne Wiazemsky, l'icona, il corpo, la levità di uno sguardo- che però rimarrà, rimarrà, dolore e consolazione cinefila- è scomparsa giovedì a 70 anni per un cancro. Ma se si pensa al Cinema (non le carabattole di oggi, ma quello vero) ecco che Anne non solo sopravvive ma ci obbliga a una seria riflessione sul rapporto tra la Settima Arte con la pittura, con la fotografia. Un volto così leggiadro e cupo, prismatico. Anche un taglio d'occhi, il sussurro di labbra, il lento incedere di un'espressione, ora volitiva ora serena, fanno la Rivoluzione.Perchè sanno essere immortali. Adieu Anne; Ciao Anne. Il Cinema non dimentica i suoi sguardi (s)fuggenti. Il tuo volto di tenera ribelle senza età.