> il mondo perfetto: La fabbrica di Lulù

16 dic 2013

La fabbrica di Lulù

Nascita e divismo.

Il cinema nasce come arte elitaria e,nel giro di una decade,diventa in tutto il mondo arte popolare.Il fenomeno del divismo,già conosciuto dal teatro e dall'Opera trova però nelle immagini in movimento la sua apoteosi.Lunghi elenchi di nomi, le cosidette Star: una su tutte; Louise Brooks.A differenza di altre eroine come la Garbo o la Dietrich l'attrice americana non sopravvive al sonoro.La morte del muto è anche la fine della sua storia cinematografica principale,l'inzio della sua leggenda.Ora ci accorgiamo,pesantemente,dell'equivoco: quei film (complici registi come Pabst o Stronheim) erano Arte,proprio come un film di Lang o Murnau.Gli anni,sempre più massicciamente,li hanno relegati al ruolo di Mito.Il divismo,certo,cannibalizza il Cinema (così come,da decenni,gli effetti speciali) ma non se ne discosta,non lo rinnega.Gli attori e,soprattutto,le attrici che hanno rimpinguato il fenomeno dello starsystem sono diventate delle icone pop,altre lo saranno,ricordandole in futuro(Julia Roberts,Tom Cruise...gli esempi sono davvero pochi,nel nuovo millennio: dove le star sono spesso al servizio di prodotti mediocri e della loro personale estetica).Un filo leggero ma inossidabile corre da Louise  a Marilyn,e dipanarlo significa studiare (Vedere) le cose migliori del cinema commerciale,quando la parola non era ancora un offesa da lavare con gettiti ridondanti di emoglobina...La domanda,per nulla assopita,rimbalza e crepita: perchè Louise Brooks? Perchè è stata colei che,con un pugno di film,è riuscita a dirci come la dolcezza e la tenerezza fossero materia per il cinema.Visto che (Prenom Carmen docet) il mondo non è dei deboli ci ha anche detto che è il dolore stesso a fare parte del Cinema.Lo ha fatto in un'epoca in cui le sue gagliarde colleghe la rincorrevano: le cose migliori(gli anni migliori) si sono prodotte sempre con una corsa verso l'alto e,che lo si volesse o meno,verso la sperimentazione.D'altronde lo stesso passaggio dall'Arte visiva datata a quella moderna è proprio frutto di un signore con la bombetta che inizia a fare film politici...Fino ad allora ci si fa prendere dal dramma esistenziali di miss Brooks e delle sue coetanee.Raro sarà che il divismo incroci il cinema d'autore (figlio scapestrato di quello politico e di quello indipendente americano,di cui si dirà...)ma non così raro.

La pittura e la fotografia,più che il teatro,compromettono,apparentemente,le origini del Cinema.Se la recitazione non può non essere spronata dalle dive del teatro dell'Ottocento (tanto più fino alla fine degli anni venti, con l'avvento del sonoro) la Regia,e quindi l'Immagine è debitrice delle arti visive più risalenti.Quest'arte,insomma, tolto un primo brevissimo periodo diventa subito Commercio,continuando-quasi mai senza saperlo-a fare Arte,anche quando sembra(va) il contrario.Ogni saggio sul cinema muto (compresi quelli scritti da Louise Brooks) deve avere la pretesa di scoprire come,i primi esistenzialisti alla moda, furono i film di quell'epoca,privata dell'oralità e del colore,senza nient'altro che il suo Mito voluminoso ed innocentemente vitreo. E,nell'esatto momento in cui posto alcune recensioni di Mary Louise Brooks, ho la gioia eterea di sapere con certezza che il Mito è qualcosa che va oltre a ciò che ascoltiamo,a ciò che vediamo (o crediamo di vedere).

Diary of a lost girl,una delle scene più belle (della Storia del Cinema)

Il vaso di Pandora di Pabst, con Louise Brooks

Dive sopravvissute al cinema muto: Greta Garbo in "Ninotchka"

Miss Europe; Louise Brooks

Alcuni scritti cinematografici dell'attrice americana