> il mondo perfetto: Il vestito liso e mai sciatto del cinema di Ozon

13 nov 2013

Il vestito liso e mai sciatto del cinema di Ozon

Ma quanto assomiglia ad Assayas l'ultimo Ozon! In particolare al connazionale ai tempi de "L'eau froide",suo capolavoro Immenso,insieme all'ultimo "Qualcosa nell'aria".Lì c'èra una ribellione esteriore,qui la teen ager implode.Vedere la bravissima Marine Vacht girellare per Parigi indossando il giacchetto verde della Ledoyen mi ha emozionato...Il cinema putrido che fa di argomenti morbosi di per sè carne per spettatori adrenalinici o-pure peggio-che lancia,con pretese autoriali nuovi confini alla larghezza dello sbadiglio dell'astante; ecco questo fare barboso non appartiene garnchè a questo regista,specie in questo film di formazione.Poco ci interessa analizzare le frasi a proposito del sogno femminile di prosituirsi,quello che conta è che dal 7 nei cinema italiani (per una settimana, due,ad andar bene ?) c'è una lezione registica vera,che non ha di certo nulla da invidiare all'osannata palma saffica ma,anzi,la trascende,in un vortice di inquadrature geniali.Alla fine-proprio al contrario di "Vita di Adele"-il tema scelto (la storia di una prostituta minorenne) si muove disinvolta,quasi eterea in quest'epoca ingolfata da bunga bunga e baby escort high society, in ogni spicchio di comunicazione pensabile. Al transalpino non sembra interessare il plot:tant'è che divide matematicamente il film in due parti e ,rohmerianamente,in quattro (non anticipiamo troppo al lettore che lo vedrà-e deve vederlo,aggiungo!).La cinepresa è addosso all'ennesima adolescente ma con risultati che in altri film,ben più celebri-anche dello stesso Ozon-non si erano raggiunti,comunque non in tempi troppo recenti.Si torna quasi ai livelli del fassbinderiano (letteralmente) "Gocce d'acqua su pietre roventi",solo che qui non c'è l'allegria sbarazzina della Sagnier ma il broncio esistenziale della Vacht.Tra una colonna sonora che (ri)mitifica l'icona ostentatamente pop-melodica dei romantici -Francoise Hardy- e una citazione di Rimbaud (ah,la scena della lettura "collettiva" della poesia "Romanzo" vale una carriera !) il regista di "8 donne e un mistero" si conferma un cinico stilnovista,più a suo agio in una camera  d'albergo che nelle banlieu.Un cinema-qui più che altrove-per niente politico,perfino coi giacchetti anacronistici (ma,si sa,le mode ritornano...)delle antieroine alla Assayas.E l'ultima inquadratura deve per forza farci domandare se l'innocenza è finita o è stata ripristinata...i soldi sono rimasti sull'armadio o sono finiti nella borsa, forse griffata, di una nuova -eterna- "Bella di giorno"?I verdi tigli aspettano fuori,devono farlo per forza.A ben guardare nemmeno importa troppo che stagione sia.

Trailer di "Giovane e bella"

La poesia di Rimbaud letta nel film

Estratto da "L'eau froide"